4 Novembre 2015

Macalube assassine, via al processo

Macalube assassine, via al processo

ARAGONA. Ha preso il via ieri dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Gianfranca Infantino il processo sulla morte dei fratellini Laura e Carmelo Mulone di appena 7 e 10 anni, avvenuta nell’ area delle Macalube di Aragona il 27 settembre 2014. Imputati sono il presidente regionale di Legambiente Domenico Fontana, assistito dagli avvocati Galluzzo e Petrucci del foro di Roma, Daniele Gucciardo assistito dagli avvocati Ciancimino e ancora Petrucci, Francesco Antonio Gendusa assistito dall’ avvocato Nicola Grillo. Prima udienza dagli altissimi contenuti emotivi anche alla luce della presenza in aula dei genitori dei bambini, assistiti dagli avvocati campani Roberto Guida e Mattia Floccher. Ieri è stato il giorno della presentazione delle richieste di costituzione di parte civile. Ovviamente dei genitori dei bambini, poi della nonna materna e dello zio materno. Quindi le altre: il comitato aragonese “Io Genitore” assistito dall’ avvocato Floriana Salamone, l’ associazione Codice Ambiente con l’ avvocato Monica Malogioglio, il Codacons con l’ avvocato Alessandro Patti, le associazioni Codici Onlus e Codici Sicilia con l’ avvocato Giovanni Crimi e perfino la Regione Sicilia. Proprio sulla richiesta di costituzione di parte civile da parte della Regione, gli avvocati della famiglia Mulone hanno ufficialmente alzato un muro, chiedendo al giudice di rigettarla. Il pubblico ministero Carlo Cinque non si è opposto ad alcuna delle richieste di costituzione di parte civile, tranne su quella della Regione. Gli avvocati degli imputati si sono opposti a tutte le richieste di costituzione di parte civile, eccetto su quelle dei genitori dei bambini. Gli stessi difensori non hanno lesinato parole di cordoglio e vicinanza al dolore dei Mulone, auspicando uno svolgimento sereno del processo. Il giudice si è riservato di decidere sulle parti civili, rinviando all’ udienza del 15 dicembre. Nel dettaglio Domenico Fontana è imputato «perché quale direttore della riserva delle Macalube, avrebbe omesso di adottare le cautele necessarie per la messa in sicurezza dell’ area. Il sito mancava della segnaletica informativa del pericolo per l’ incolumità dei visitatori derivante dal fenomeno del ribaltamento. Ma non avrebbe anche provveduto alla chiusura dell’ area in assenza di un monitoraggio scientifico necessario per lo studio del fenomeno, al fine di accertare la fruibilità della zona al pubblico». Infine lo stesso Fontana si è avvalso per il monitoraggio dell’ area di Daniele Gucciardo, ritenuto dalla Procura «soggetto inidoneo in quanto privo delle capacità tecniche necessarie alla valutazione e comprensione del fenomeno del vulcanesimo sedimentario». Lo stesso Gucciardo, pur non rivestendo direttamente una posizione di garanzia, trovandosi ad operare in una situazione di rischio immediatamente percepibile, ed essendo lo stesso deputato al monitoraggio dell’ area «con metodo empirico consistente nella semplice osservazione visiva dei fenomeni di innalzamento della collina, avrebbe contribuito con la propria condotta cooperativa all’ aggravamento del rischio, fornendo un contributo causale apprezzabile alla realizzazione dell’ evento non ravvisando alcun rischio nell’ area pur avendola monitorata la mattina del 27 settembre 2014». Il terzo indagato nella vicenda Francesco Antonio Gendusa è coinvolto in virtù del rapporto di lavoro stipulato con l’ assessorato del Territorio e dell’ Ambiente della Regione in qualità di dirigente responsabile e gestione e affari relativi alle aree naturali protette del Dipartimento regionale ambiente della Regione. Gendusa avrebbe omesso di «effettuare il necessario controllo sulle modalità della gestione delle Macalube di Aragona da parte dell’ ente gestore».
francesco di mare

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