26 Novembre 2004

«Ma sull`Etna non nascono i tarfufi»

«Ma sull`Etna non nascono i tarfufi»
Denuncia Codacons.

Imprenditore di S. Venerina firmò un contratto dal quale non riesce a recedere



Catania. La fertile terra dell`Etna dà prodotti esclusivi, ma forse – escludendo un miracolo biotecnologico – non potrà mai regalarci il piacere di un tartufo come quello prodotto nelle zone collinari del Sud del Piemonte. Questo lo sanno molto bene gli addetti ai lavori e dovrebbe saperlo anche chi, tramite pubblicità o attraverso la rete Internet, propone l`acquisto di piantine «micorrizate», che se messe a dimora, in terreni idonei e trattati in un certo modo, potrebbero dare i frutti sperati.
Fatta questa premessa, citiamo il caso di un imprenditore agricolo sessantenne di Santa Venerina che si sta paradossalmente ritrovando al centro di una tempesta giudiziaria che lo vede debitore nei confronti di una società di colture sperimentali di tartufi del Pordenonese che nel 1999 gli propose, al prezzo di 5 milioni delle vecchie lire, l`acquisto di 25 piantine di nocciolo e 25 di carpino, soggette al trattamento della «micorrizazione» che nel giro di pochi anni avrebbero dovuto fargli raggiungere l`invidiabile risultato di una piccola piantagione di tartufi neri, ovvero di una tartufaia. Una volta trapiantate in terreni idonei ed accudite secondo determinati criteri, le piantine avrebbero permesso al tartufo di completare il suo ciclo biologico fino a fruttificare. Il procedimento in verità è molto noto in Italia, soprattutto nel Nord e nel Centro ed è tuttora oggetto di studio e sperimentazione.
L`imprenditore pagò direttamente a un emissario dell`azienda un anticipo di 943.000 lire, ma dopo pochi giorni, consultando alcuni esperti di sua fiducia, cambiò idea, ed entro i termini di legge – ci riferisce l`avvocato Floriana Pisani, dell`ufficio legale del Codacons – fece una raccomandata per chiedere la rescissione del contratto.
Questa rescissione, per quanto chiesta entro sette giorni dalla stipula, a quanto pare non è mai stata riconosciuta dalla controparte, che anzi nei confronti dell`imprenditore siciliano ha intentato un accanito procedimento di recupero credito davanti al giudice di Pace di Pordenone. La società di colture sperimentali di Pordenone ha inoltre trasferito il credito a una terza persona che, sempre secondo l`avvocato Pisani, risulterebbe indagato dalla Guardia di finanza di Pordenone e di Acireale per esercizio abusivo della professione, visto che si occuperebbe di recuperi credito senza le necessarie autorizzazioni.
«Noi – sostiene il legale del Codacons – chiediamo l`annullamento del contratto per dolo; quindi se un contratto è nullo il nostro cliente non è tenuto a sborsare denaro. Il dolo secondo noi sta nel fatto che i rivenditori di queste piante sapevano bene che su un terreno prevalentemente basico come quello dell`Etna il loro prodotto non avrebbe mai potuto attecchire».
Secondo il Codacons sono almeno 1500 le persone che alla fine del 1999 in Sicilia sono cadute in questa trappola; perciò lo stesso Coordinamento delle associazioni in difesa dei consumatori (la cui sede regionale, guidata dal segretario nazionale Franco Tanasi, è a Catania), mette a disposizione di eventuali acquirenti, diciamo così, insoddisfatti, il proprio ufficio legale gratuitamente (il numero telefonico da formulare è 095-438080).
«La società di Pordenone, come molte altre in Italia, propone – leggiamo in un depliant – una tecnica di riproduzione del tartufo tra le più semplici e innovative, consistente nella micorrizazione aritificiale, ossia nell`innestare alcune cellule (micelio) del tartufo direttamente nelle radici di alcune piantine, ottenendo così tartufo, nero o bianco, pregiato. Le piante favorevoli alla micorrizazione – si legge ancora in un depliant – sono: roverella, nocciolo, quercia, pioppo, tiglio, salice, faggio, leccio e cistus selvatico. Queste piantine vengono poi allevate dal seme in bancali completamente isolati, con terreno sterile e continuamente osservate per evitare inquinamenti di funghi. E nel momento più favorevole vengono poi innestate con il micelio del tartufo e controllate per verificare l`avvenuta micorrizazione. Pianta e fungo crescono così in equilibrio simbiotico ricreato come in natura in vivaio».

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