Ma sui rincari pesano anche l?effetto euro e le gelate di aprile
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fonte:
- Corriere della Sera
Se c?è tanto caldo tutta la verdura in foglia come lattuga, bietole e cicoria aumenta di 10 centimetri la settimana e diventa immangiabile. Così i meloni raggiungono con il grande caldo una temperatura di 50-60 gradi e «scoppiano». Ma ci sono molti prodotti che arrivano da altri Paesi e non dovrebbero certo essere assai più cari dei nostri. Perché dunque un allarme prezzi fuori stagione? I motivi sono diversi e questa mattina alle 10 è convocato al ministero delle Politiche agricole il Comitato Ortofrutta di cui fanno parte associazioni agricole di produzione, di distribuzione, al dettaglio e all?ingrosso, e le associazioni dei Consumatori, per esaminare la situazione. Due aspetti inquietano le associazioni dei consumatori cui giungono continue segnalazioni sul caro prezzi: il fatto che i dati Istat dell?import italiano siano fermi al marzo scorso, quindi è quasi impossibile sapere se davvero dipendiamo tanto dall?estero e se questo ci costa molto di più, e la segnalazione costante della mancanza quasi generalizzata dei cartellini che indichino varietà, provenienza, pezzatura di quanto viene venduto. L?Ismea mette oggi in rete i dati sulle variazioni di prezzo al dettaglio della seconda settimana di luglio sulla prima e quelle rispetto ad un anno fa. L?andamento di molti prodotti è in discesa e pertanto le voci di aumenti potrebbero essere tenute in piedi ad arte.
La gelata di aprile non c?è dubbio che abbia danneggiato gli alberi da frutta di ciliegie, albicocche, pesche e prugne. Un danno comune per Italia, Grecia, Portogallo e Francia la cui produzione nazionale è calata del 30-40%. Abbiamo rimediato importando dalla Spagna. L?anguria che mangiamo arriva dalla Grecia e costa molto non solo perché abbiamo avuto una forte domanda fuori stagione ma per l?effetto euro. Questo ricade anche su fragole e albicocche che arrivano dalla Francia e così via. «Per la verità – dice Fabrizio de Giacomi, del rilevamento prezzi del Consorzio Infomercati di Bologna – l?effetto dell?euro si sente ora perché l?anno scorso importavamo ma la contrattazione nei mercati all?ingrosso si faceva ancora pagando in lire». Oggi le ciliegie arrivano dalla Turchia, la lattuga dal Nord Europa, peperoni e pomodori dall?Olanda, i fagiolini dal Nordafrica, mele e pere dal Sudamerica, gli agrumi dal Sudafrica. Ma le variazioni climatiche non hanno penalizzato il settore. «Anche se i prezzi all?ingrosso sono alti, gli agricoltori sono stati remunerati in modo adeguato» conclude De Giacomi.
I consumatori però lamentano fenomeni di speculazione. «Noi stiamo effettuando raccolte dati a tappeto ma occorre che autorità locali e Guardia di finanza facciano la loro parte» dice Paolo Martinello presidente di Altroconsumo. «Per altro – aggiunge Rosario Trafiletti di Federconsumatori – i controlli sui cartellini di frutta e verdura sono fatti ancora dall?Istituto per il commercio estero mentre dovevano già diventare di competenza delle Regioni». «Sono le inefficienze e rendite di posizioni all?interno del nostro sistema di distribuzione – afferma un comunicato dell?Intesa dei consumatori – che provocano speculazioni».
Cosa consigliare a chi fa la spesa? La risposta arriva dalle nuove «linee guida» per una sana e corretta alimentazione dell?Istituto Nazionale della Nutrizione là dove si dice che talvolta il consumatore deve stare in trincea. Se la frutta e la verdura fresca sono carissime e scarse, per un periodo limitato si può ricorrere al prodotto conservato o ai «succedanei» vale a dire al prodotto surgelato, congelato da noi, o al prodotto in scatola.
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