Ma si può vivere con 250 euro al mese?
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fonte:
- Il Mattino
Ma si può vivere con 250 euro al mese?
Caro Lubrano, sono un abbonato al Mattino (sia pure con qualche sacrificio), non è la prima volta che scrivo a un giornale ma nessuno ha mai ritenuto la mia situazione degna di attenzione. Voglio sperare anzi di non finire nel cestino anche questa volta.
Ho 55 anni, divorziato non per colpa dal 1986, vivo solo . Invalido al 100 per cento, come si evince dal certificato che allego, sono rimasto tale dal 1998 per una ischemia cerebrale , da allora non ho mai ricevuto alcuna pensione, pur avendo prestato servizio in Polizia, nelle guardie giurate, in vari condomini come guardiano. Non ho mai avuto un lavoro vero (tranne quello di rappresentante di commercio ma in nero) e dunque i contributi sono insufficienti. Allora la nostra repubblica democratica mi ha dichiarato «non collocabile al lavoro» e mi ha assegnato 250 euro al mese. Si, ha capito bene: duecentocinquanta euro! Ci pago appena l`affitto, 130 euro, la luce e poco altro.
Mi chiedo: cosa dovrei fare per vivere? Ho scritto al presidente della repubblica, a quello della Regione, della Provincia, al Papa. Nessuna risposta. Ho parlato con i vari sindaci che si sono succeduti al Comune. La risposta? Sempre la stessa: «La situazione è così, non c`è lavoro, non le posso promettere niente, vedremo, le farò sapere qualcosa, non posso fare miracoli…»
Passano giorni mesi anni, tutto rimane fermo com`è. L`autorizzo a pubblicare il mio indirizzo perché vorrei sentire la solidarietà di tutti coloro che mi leggeranno e vorranno scrivermi, a volte basta un gesto amico per trovare la forza e il coraggio di continuare a vivere con dignità.
Pasquale Buono C.P 146
A volte il valore di una lettera è tutto racchiuso in una frase: «Il coraggio di continuare a vivere con dignità». Ecco, sono molti oggi gli italiani che cercano di trovare un simile sentimento, di fronte al moltiplicarsi delle difficoltà di bilancio. Del resto il signor Pasquale Buono è sicuramente consapevole del fatto che scrivendo al giornale della sua città la situazione personale non cambierà né aumenterà l`assegno mensile così misero. E perciò una tale testimonianza assume più forza, una storia estrema che riflette il disagio sociale da cui sono investite in questo momento tutte le famiglie a basso reddito.
Il nostro lettore vive solo e coloro che vivono soli in Italia sono tre milioni; vorrebbe un`occupazione che gli desse l`opportunità di arrotondare i suoi 250 euro e non la trova; ebbene, uno studio condotto in 14 Paesi dell`Unione europea, intitolato «L`impatto della disoccupazione sul benessere individuale» , dice che i nostri disoccupati figurano ai primi posti nella graduatoria continentale per infelicità. Peggio di noi soltanto il Portogallo. Per giunta il signor Buono ha un`età, 55 anni, che per tanti lavoratori, dirigenti o impiegati che siano, significa oggi espulsione dal mondo del lavoro. Non è senza significato il fatto che tra i cosiddetti barboni vi siano persone che ieri contavano negli apparati produttivi.
Infine il lunario. Si può vivere con 250 euro al mese? – chiede con amarezza il lettore. La risposta ovviamente è no. Ma è no anche per quegli italiani che percepiscono uno stipendio di mille euro e persino di duemila euro. L`Intesa Consumatori (un cartello di associazioni che comprende l`Adusbef, il Codacons, la Federconsumatori e l`Adoc) ci ha fatto i conti in tasca ed ha constatato che negli ultimi dodici mesi ogni famiglia ha speso 1.612 euro in più per far fronte al caro-prezzi. Sono tre milioni e due di vecchie lire, per intenderci. E c`è invece chi ci viene a dire che le retribuzioni nell`ultimo anno sono aumentate di qualche punto percentuale, lasciandoci credere che il potere d`acquisto di ognuno di noi non si è indebolito.
A ulteriore riprova del disagio sociale cui accennavo all`inizio, vi è adesso la notizia che una catena di supermercati ha lanciato la vendita a rate di pane e pasta. Badate bene: pane e pasta, gli alimenti primi della sopravvivenza. E poi le rate. Sono tornate nel nostro linguaggio quotidiano. Chi ha vissuto il dopoguerra sa che le rate trionfavano allora e anche nell`Italia del boom economico. Non per niente Corrado, il più amato presentatore televisivo, venne censurato per la battuta: «L`Italia è una repubblica basata sul lavoro e sulle cambiali». Le rate hanno dominato l`età del consumismo fino alle soglie degli Anni Settanta poi scomparvero. Ora, rieccole. Servono a «vivere con dignità», certo.
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