4 Settembre 2007

Ma quanti faranno davvero lo “sciopero della pastasciutta“?

Ma quanti faranno davvero lo “sciopero della pastasciutta“? Non ci sono scioperi più inutili di quelli indetti dalle associazioni dei consumatori. Quello della pastasciutta, poi, in programma il 13 settembre per protestare contro i rincari dei generi alimentari, è una vera e propria buffonata. È evidente che quel giorno gli italiani, come sempre, mangeranno quello che vorranno o quello che passerà il convento, a cominciare magari da un bel piatto di spaghetti con la pummarola `n coppa. Non perché siano disposti ad accettare come calamità ineluttabile gli aumenti dei prezzi, che non trovano giustificazione se non nell`ingordigia di produttori e commercianti, ma perché, oltre a dover subire la nuova mazzata del carovita, si sentono anche presi in giro dall`insulsaggine di chi, ergendosi a difensore dei loro interessi, non riesce ad escogitare che “forme di lotta“ ridicole. Anche il fatal 13 settembre sul quale puntano l`Adoc, l`Adusbef, il Codacons e la Federconsumatori per far rinculare, svergognandoli, i prestigiatori dei prezzi, quelli che, a capoccia, dalla sera alla mattina fanno lievitare i listini di percentuali anche a due cifre, gli italiani a tavola si comporteranno come l`Alberto Sordi di Un americano a Roma davanti a un piatto di maccheroni: “Tu me provochi e io me te magno“. E allora, finito in vacca lo sciopero della pasta, i capatàz delle associazioni dei consumatori proveranno via via con quello della carta igienica, magari a singhiozzo, una volta sì e una no; con quello delle mutande che nessuno dovrà indossare; con quello del mal di testa che nessuno dovrà avere per boicottare le case farmaceutiche; con quello della luce che nessuno dovrà accendere per protestare contro l`esosità delle tariffe. Di fronte a tutto ciò, se andasse in porto, sbiadirà il ricordo del mitico sciopero dei minatori inglesi del 1984 guidato da “Danny il Rosso“ che tenne in scacco per un anno il governo di Londra. I consumatori non hanno mai preso sul serio forme di protesta come la rinuncia alla spesa o la diserzione delle pompe di benzina, cui sono già stati inutilmente chiamati negli anni scorsi. Sanno quanto sarebbe stupido fare scorta di generi alimentari il giorno prima per evitare di andare al supermercato il giorno dopo, quello dello sciopero, e che lo stesso discorso vale per la super o il gasolio. La nuova trovata dell`astensione dal consumo di pasta li trova vaccinati contro le fesserie di chi per godere di finanziamenti pubblici deve pur far vedere che si dà da fare. Gli è che non c`è mai stato un grande feeling tra i consumatori e le associazioni che dovrebbero tutelarli. Troppo legate alla politica e ai sindacati per chiamarsi fuori da certi giochi. Alle ultime elezioni politiche Carlo Rienzi, presidente del Codacons, si è schierato con l`Unione per un posto alla Camera, ma i consumatori non l`hanno votato. Inesorabilmente trombati, nonostante abbiano sempre goduto di grande visibilità (vengono regolarmente chiamati in televisione a parlare di tutto, un po` come Alba Parietti) anche il presidente dell`Adusbef, Elio Lanutti, e il segretario dell`associazione , che avevano corso il primo con i Verdi e il secondo con i Verdi e i Comunisti italiani. Altre associazioni (spuntano come i funghi), tra cui “La Casa del consumatore“, sono dichiaratamente di centrodestra, come del resto si capisce dall`insegna. Il consumatore, quando si trova davanti alla cassa di un supermercato, non deve dichiarare le proprie simpatie partitiche ma è tenuto a pagare e basta. Mal sopporta, di conseguenza, che chi dovrebbe rappresentarlo dia la caccia alle poltrone della politica invece che agli speculatori responsabili di gonfiare i prezzi, che tuttavia pensa di spaventare con amenità demagogiche come lo sciopero della pastasciutta. La quale non è né di destra né di sinistra.

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