14 Ottobre 2020

MA QUALE BLASFEMIA… LA MADONNA COL VOLTO DI CHIARA FERRAGNI È UN OMAGGIO GENIALE

l’immagine dell’influencer nel quadro seicentesco del sassoferrato, denunciata dal codacons, non può essere motivo di scandalo. francesco vezzoli, autore della «provocazione», rilancia un pittore poco noto. e avvicina i giovani alla grande arte italiana.
Dispiace che una serie di pregiudizi abbia rovesciato il significato straordinario, e ricco di stimoli per il rapporto tra i giovani e la grande arte italiana, della riproduzione d’après eseguita da un pregevole e ovunque ammirato artista, Francesco Vezzoli, di una Madonna con il Bambino del grande pittore Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato. Parlo con animo sereno, essendo stato l’ultimo ad aver esposto l’originale, databile 1660, nella mostra da me curata sul pittore, con Cristina Galassi, nel complesso di San Pietro in Borgo, a Perugia, nel 2017. Sassoferrato fu un grande maestro, determinato a definire l’estetica di una pittura senza tempo, che rende eterno il bello ideale di Raffaello, ignorando la potenza drammatica e realistica di Caravaggio, che morì l’anno dopo la sua nascita (1609). Nella concezione di Sassoferrato, Caravaggio non era mai esistito. Una pittura tanto perfetta non gli ha giovato, e il suo nome glorioso, legato alla città in cui è nato, non risuona nella memoria delle persone semplici, ma solo nella sofisticata fantasia degli addetti ai lavori. Per converso, le sue immagini, al di là di ogni giudizio estetico, sono popolarissime nella devozione religiosa, e moltiplicate con un effetto che non sarebbe sconveniente definire pop. Lavorare sulla sua opera, con uno spirito non diverso da quello con cui Andy Warhol lavorò sull’Ultima cena di Leonardo, non può essere giudicato in termini di indignazione e denunciando la dissacrazione, nell’equivoco entro il quale si è mosso, senza paura del ridicolo (dopo tante nobili battaglie) il Coda cons, che ha presentato un esposto alla procura e al ministro Dario Franceschini, per blasfemia e offesa del sentimento religioso. Non si vedono proprio, neanche cercandole. La rielaborazione di Vezzoli prevede come modello Chiara Ferragni, che dà il suo volto alla Vergine di Sassoferrato. Per il presidente del Coda cons Carlo Rienzi si tratta di una grave mancanza di rispetto per i cristiani e per l’arte (che io non ravviso affatto), al punto da minacciare l’invio dell’esposto anche a Papa Francesco. Una minaccia inutile, per quello che possiamo capire dal temperamento e dal distacco del Papa rispetto a temi come questo. Naturalmente, la posizione del Codacons non è isolata e priva di riscontri nella communis opinio. Non si vede, in verità, quale danno al Sassoferrato possa portare la reinterpretazione di Vezzoli, indipendentemente dal soggetto scelto e dalla nuova modella; si tratta di un’operazione culturalmente sofisticata e che non può non accendere curiosità sul pittore, ghettizzato nella sua dimensione devozionale. È un motivo di rinnovata attenzione, per il Sassoferrato e per la sua città. Anche la Lega sembra cadere nel tranello del Codacons. Il consigliere Giovanni Mezzopera intima: La ritengo un’offesa, perché il Salvi è una figura simbolo della comunità, giu stamente omaggiato ogni anno da una rassegna a lui dedicata che sta per tagliare il traguardo dei 70 anni. A cosa si riferisce Mezzopera? A una rassegna d’arte contemporanea che affligge il museo di Sassoferrato, spesso con opere di assai mediocre valore artistico. Con tante offerte velleitarie e scadenti, ci si chiede perché l’intelligente d’après di Vezzoli, artista di prestigio e notorietà internazionali (al di là del merito della stessa Sassoferrato), debba essere considerato un’offesa più alla religione che al nostro autore. Né l’una né l’altra, mi sembra. Semmai il contrario. A queste osservazioni, che manifestano rifiuto o diffidenza, ha risposto intelligentemente un follower della Ferragni, certamente sovrabbondante per popolarità rispetto al raffinato Vezzoli: Anziché indignarvi pensate che grazie a questo post adesso sapete che quest’opera è stata realizzata dal Salvi. Più arte per tutti!. D’altra parte, lo stesso esponente della Lega si era tenuto una via d’uscita dalla polemica, avvertendo: Fossi nel sindaco e negli organizzatori della mostra Salvi, già nella prossima edizione, quella del settantesimo, inviterei Chiara Ferragni, per vedere le opere del nostro conterraneo, spiegandone il valore. Una proposta che tiene conto delle leggi della comunicazione, superando il moralismo del Codacons che accusa la Ferragni di sfruttare immagini religiose per iniziative a scopo commerciale. Osservazione incongrua, giacché le finalità commerciali sono proprie anche delle opere d’arte, che hanno una loro ragion d’essere nel mercato: le quotazioni di un dipinto di Sassoferrato, benché inferiori a quelle dei grandi maestri del Rinascimento, sono molto alte. Ed è proprio il mercato che dà valore all’arte, nel nostro tempo. La Ferragni, come le invenzioni di Vezzoli, non può che essere utile a Sas soferrato, alla sua conoscenza e all’avvicinamento dei giovani a un mondo molto desueto: quello dell’arte antica. Si era già misurata, in un semplice ed efficacissimo confronto, con la Nascita di Venere di Botticelli. Salutata intelligentemente come grande promozione degli Uffizi dal direttore Eike Schmidt. Una photo opportunity, per il museo soprattutto, e il documento per un diario o una cronaca di viaggio per la Ferragni. Anche in quel caso, polemiche del tutto inopportune, essendo la Ferragni in visita agli Uffizi come qualunque cittadino, con buon diritto (non impedita, come una limitazione, dalla sua fama), ma destando la curiosità morbosa di molti che hanno poi affollato le sale degli Uffizi. Fatico a vedere, diversamente da Tomaso Montanari, un qualsivoglia motivo negativo, trattandosi di pubblicità gratuita e influenza benefica su molti giovani che non avrebbero forse visitato gli Uffizi. Al di là di questo dato sociologico, la performance, peraltro compostissima, della Ferragni, agli Uffizi come in Sassoferrato, non ha nulla di blasfemo, e non attiene necessariamente (e anche fosse?) alla sfera del culto. Per i canoni estetici la modella è chiamata a interpretare una parte, con misura, sobrietà e spirituale bellezza, senza provocazione; quanto all’artista, la sua libertà non può essere, soprattutto oggi, più limitata di quella che indusse prima Marcel Duchamp (1919) e poi Dalí, ad alterare il viso della Gioconda con i baffi e con il proprio autoritratto. Scandaloso? Provocatorio? Certamente legittimo, anche se autopromozionale. Ma non solo: certamente vivificante il testo pittorico dell’artista marchigiano, spesso ripetitivo, sempre assoluto. Con diverso spirito, ma affini risultati, agí Pier Paolo Pasolini, facendo interpretare, per il suo Decameron, la Madonna a Silvana Mangano e il Bambino a un ragazzino che pare uno scugnizzo, partendo da un modello giottesco. Ma l’interpretazione più provocatoria, che fu accompagnata da un travolgente scandalo, è quella di Giuseppe Veneziano, con la Madonna del Terzo Reich, che tiene in braccio il bambino Hitler. L’affinità con la rielaborazione del dipinto di Sassoferrato è evidente, ma la violenza del tema può apparire insopportabile, rispetto alla grazia nuova e gentile della Ferragni; eppure, nessuno ha contestato l’alterazione fumettistica e pop della Piccola Madonna Cowper (non fosse stato per il piccolo Hitler) di Raffaello, che evidentemente ha ispirato lo scandaloso dipinto di Veneziano. Perché dunque non concludere che la intuizione educata e gentile di Vezzoli e Ferragni è una testimonianza originale ed espressiva di rigenerazione dell’arte, a cui non è applicabile nessun morali smo o pregiudizio?
vittorio sgarbi

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