28 Aprile 2020

«Ma per provare a uscire dalla crisi occorre rivedere gli affitti dei negozi»

BARLETTA. «È notizia di alcuni giorni fa: la proprietà del Centro Commerciale “Scalo Milano” ha deciso, per tutti i 150 negozi presenti in Galleria, di cancellare la pigione del mese di aprile e di differire quelle di maggio e giugno a dicembre. Per noi commercianti riuniti nell’ Associazione Strade dello Shopping di Barletta, leggere queste notizie è un segnale importante di distensione e di futuro. Ci lascia ben sperare. Significa che il dialogo e il buon senso si fanno strada in tutta Italia». Lo sottolinea Ruggiero Spadaro, presidente dell’ associazione «Strade dello shopping». «Altrettanto sta succedendo con chiari segnali da parte delle associazioni dei consumatori e di categoria aggiunge -. Non a caso il Codacons ha proposto il taglio degli affitti commerciali del 50%. Quello degli affitti commerciali è uno dei problemi di maggiore entità da risolvere con la riapertura dei negozi. Il rischio è che tanti piccoli negozi scompaiano decidendo di non alzare più la serranda. Le soluzioni proposte e di cui si parla, vanno dal differimento degli affitti non pagati, ad una necessaria ricontrattazione delle pigioni con le rispettive proprietà ed anche a dilazioni di pagamento dei fitti sospesi». «A dire il vero – prosegue Spadaro – alcune amministrazioni comunali e regionali (Lazio) già discutono o hanno in corso di approvazione provvedimenti di aiuto economico per gli affitti commerciali. E tutti sanno anche del provvedimento relativo al credito d’ imposta sugli affitti di marzo e forse aprile, che a dire il vero risolve in parte l’ emergenza, ma è un provvedimento che non risolve il futuro. Anche i sindacati di categoria hanno ritenuto questo provvedimento insufficiente. Il problema è molto serio e non c’ è alcun dubbio che vada affrontato concertandolo con i proprietari degli immobili ad uso commerciale e con estrema attenzione alla sostenibilità futura dei negozi. I proprietari, parte lesa anch’ essi in questo momento di grande crisi, a nostro avviso dovranno comprendere che il mercato dei consumi sta subendo modifiche sostanziali, le quali non consentiranno più di ritenere equi e sostenibili certi livelli di pigione oggi presenti sul mercato». Ancora: «Il mondo dei consumi non sarà più uguale a prima e costringerà molti commercianti a confrontarsi con un sistema di costi fissi non più equilibrato rispetto al passato. Ora il mondo dei consumi porta i grandi marchi come H&M a chiudere otto punti vendita in Italia tra cui quello di via Sparano a Bari per evidenti motivi di sostenibilità. Queste notizie lasciano l’ amaro in bocca e noi crediamo che nessuno si augura di vedere il proprio negozio di fiducia chiuso. Ritenia mo invece che l’ auspicio di tutti debba essere di ritornare a vedere le nostre strade principali illuminate a giorno dalle vetrine dei nostri negozi, parte importante della luce e della vita di Barletta. Una città senza negozi è una città spenta e tutti in questo mese ne abbiamo avuto consapevolezza». E poi: «Sevono urgentemente soluzioni che sarà necessario cercare non solo in provvedimenti statali o regionali, ma soprattutto attraverso la logica del buon senso e del venirsi incontro, come accaduto a Milano. I proprietari e i negozianti dovranno “far incontrare” i loro rispettivi bisogni e risolverli. I fitti di un tempo non hanno più ragione di esistere in un mercato dei consumi profondamente ferito dal Corona virus. È giusto discuterne, in un confronto sereno e produttivo, se del caso in concertazione con organi istituzionali ed associazioni rappresentative delle parti in campo». Conclusione: «Noi commercianti crediamo sia importante che il primo cittadino di Barletta, Mino Cannito, si faccia mediatore degli interessi in campo, invitando le parti al dialogo e al buon senso. L’ obiet tivo, ne siamo certi, è ritornare a vedere Barletta città operosa e dinamica, anche con nuovi stili di vita e nuove modalità di consumo. L’ obiettivo principale per la nostra Amministrazione e per il nostro sindaco dovrà essere impedire che anche un solo negozio sia costretto a chiudere a causa di costi fissi troppo alti.Per tutti questi motivi la nostra associazione rivolge un pressante invito affinché i proprietari comprendano il cambiamento e accettino il dialogo come unica strada per uscire dalla crisi».

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