Ma il Codacons torna a fare la guerra
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fonte:
- Il Tempo
Come una bomba a orologeria, il nuovo no del Codacons arriva esattamente nel giorno in cui Tod’ s precisa davanti al ministro per i Beni Culturali il progetto per salvare, sborsando 25 milioni di euro, il monumento più famoso del mondo. L’ implacabile associazione dei consumatori guidata dall’ avvocato Carlo Rienzi come preannunciato nelle scorse settimane ha presentato ricorso d’ appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio relativa ai lavori di restauro del Colosseo. L’ associazione contesta in particolar modo la pronuncia del Tar in merito alla legittimazione del Codacons, ma anche la procedura seguita per l’ affidamento della sponsorizzazione a Tod’ s, che non ha lasciato spazio alla concorrenza di altri soggetti. «Il Tar del Lazio di Roma – si legge nel ricorso – con una decisione “pilatesca” motiva l’ inammissibilità dell’ appello su di una vera e propria “distorsione” dei fatti di causa, ossia sulla presunta carenza delle finalità statutarie legittimanti l’ esperita azione e, per altro verso, sull’ assenza di disposizioni di legge che consentirebbero – non rientrando la fattispecie sottoposta all’ esame del Collegio tra quelle ambientali – di adire il GA, come se non fosse stato dedotto che il contratto di sponsorizzazione e il presupposto bando hanno ad oggetto la restaurazione di un patrimonio mondiale, alla cui tutela è naturalmente preposto il Codacons». «Semplicemente rileggendo gli atti di causa di primo grado – prosegue l’ associazione dei Consumatori – si comprenderà il completo travisamento da parte del Collegio delle domande formulate e del bene della vita da tutelare, ossia proprio l’ Anfiteatro Flavio inteso come patrimonio storico artistico». Il Codacons torna poi a contestare la procedura seguita per l’ affidamento dei lavori al Gruppo Tod’ s: «La procedura è palesemente viziata: a) nella sua fase propositiva (ovvero: il Commissario Delegato in scadenza di mandato, non si poteva impegnare con un atto straordinario ultradecennale e tanto meno poteva impegnare il Ministero che ha omesso ogni tipo di controllo e vigilanza); b) nella fase precedente la sua conclusione, ovvero la tempistica di valutazione dei progetti presentati (appena 48 ore per ripresentare i progetti; c) nella fase conclusiva della formalizzazione della sponsorizzazione (come rilevato, la sponsorizzazione si è posta ben al di là dell’ originario bando) laddove pur essendo state dichiarate inammissibili tutte le offerte presentate in riferimento alla prima procedura ristretta ma contestualmente si è stabilito di procedere all’ esperimento di procedura negoziata, non v’ è stata estensione alle imprese già partecipanti alla prima, mancando così l’ apertura del confronto concorrenziale non solo a soggetti esterni ma anche a quelli che dovevano parteciparvi di diritto». Il progetto di ristrutturazione del Colosseo, che fu avviato quando era ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi e porta la firma di Roberto Cecchi, allora segretario generale del Mibac e commissario dell’ area archeologica romana, attualmente sottosegretario ai Beni culturali, è stato ostacolato da più parti. Solo il 3 luglio scorso si è chiusa la vicenda del ricorso al Tar da parte del Codacons contro la procedura di affidamento alla Tod’ s. La questione è passata anche attraverso il parere dell’ Antitrust che ha pienamente promosso le modalità dell’ affidamento della sponsorizzazione dei lavori di restauro. «Registriamo che le due Authority, quella per i Contratti Pubblici e quella per la Concorrenza, hanno maturato le medesime convinzioni», aveva dichiarato Roberto Cecchi, commentando il parere dell’ Antitrust. L’ accordo venne considerato «profondamente innovativo» dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi all’ inizio del suo mandato al Mibac, che aggiunse «potrà essere preso a modello per futuri interventi su altri monumenti o siti». Inoltre il 17 gennaio scorso la Uil beni culturali ha ritirato l’ esposto presentato a magistratura e Corte dei Conti per l’ accordo con il patron della Tod’ s. Il sindacato denunciò «l’ aggressione mediatica istituzionale a cui è sottoposto da settimane». Una decisione probabilmente condizionata dalla volontà di Della Valle di «recedere dal contratto per la sponsorizzazione del restauro dei lavori del Colosseo», secondo quanto annuncia il Mibac. Una decisione scongiurata dal ministro che rivolse a Della Valle «un convinto invito ad attendere prima di maturare una decisione definitiva». Ma ieri è tornata a farsi sentire anche Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione di Italia dei Valori. «Le critiche all’ operazione di restauro del Colosseo non riguardano Diego Della Valle, che è un imprenditore e fa il suo mestiere», ma «certamente continuo a ritenere che le contropartite rispetto alla somma investita siano sproporzionate a suo favore». «Dal restauro del Colosseo – è la sua idea – Della Valle otterrà l’ esclusiva del marchio per 15 anni, a dispetto di lavori che ne durano meno di tre; potrà gestire il marketing del biglietto d’ ingresso e un centro di accoglienza (ma la Fondazione Amici del Colosseo è dichiarata onlus, n.d.r.). Ha investito 25 milioni di euro su un bene di immagine mondiale, che riceve 5 milioni di visite l’ anno». Ma «il punto realmente controverso – evidenzia – è che lo Stato avrebbe dovuto essere abbastanza forte, autonomo, da non accettare una sponsorizzazione esclusiva. E quindi avrebbe potuto cercare e ottenere ben altre risorse a disposizione, più ingenti, provenienti da più fonti. La Pubblica Amministrazione si è rivelata invece debole e subalterna alle esigenze del privato, che ha chiesto e ottenuto una chiusura rapidissima della gara d’ appalto». Rodano ha annunciato la presentazione di un’ interrogazione urgente «per sapere dalla Regione Lazio quali siano i reali rischi di dislivello e di affossamento che sta correndo il monumento, e quali provvedimenti si intenda adottare per evitare che la situazione peggiori». Un allarme proprio ieri smentito dal Sovrintendente all’ Archeologia di Roma. Li. Lom.
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