Ma i docenti scendono in piazza
ROMA INDENNITÀ di disoccupazione e contratti di disponibilità. È in arrivo una soluzione (parziale) per i precari della scuola. L’ha annunciata ieri il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, aggiungendo che la norma sarà inserita in un decreto ad hoc, o in un decreto in corso di approvazione. IL TENTATIVO di calmare gli animi dei precari della scuola, però, non sembra avere centrato lo scopo: le proteste continuano in tutta Italia da Catania, a Trapani, a Roma, a Milano, e i sindacati (sia quelli tradizionali, sia le rappresentanze di base) minacciano di inasprirle «anche coinvolgendo i genitori degli studenti». Di fronte a un liceo romano un gruppo di insegnanti si è messo in mutande. Sempre a Roma dinanzi al ministero, in viale Trastevere, è stato libero sfogo all’ironia con cartelli inneggianti a San Precario’, un enorme foto del ministro con la scritta Beata Ignoranza’ e alla fine è spuntata pure una statua in cartapesta che raffigura la Beata Assunta’. La norma preannunciata dal ministro prevede per gli insegnati che lo scorso anno avevano una supplenza annuale, e che quest’anno resteranno senza lavoro, un’indennità di disoccupazione pari al 60% dell’ultimo stipendio per 6 mesi e al 50% per i due successivi. Gli insegnati «in disoccupazione» potranno essere utilizzati per supplenze brevi, per lezioni di sostegno, e in questo caso avranno stipendio pieno. Poi ci sono i contratti di disponibilità. Il ministero della Pubblica istruzione ha concordato con alcune regioni (Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Abruzzo, Marche, Basilicata, Lombardia e probabilmente Emilia Romagna e Lazio) che gli insegnati «in disoccupazione» possano essere impiegati in lavori di pubblica utilità «purché lo stipendio non sia inferiore del 20%» a quello di docente. Da notare che se l’insegnate non accetta il contratto di disponibilità perde automaticamente il diritto all’indennità. Lo scontro tra il ministro e i sindacati non è circoscritto alla bontà del piano. I rappresentanti degli insegnanti contestano pure le cifre. I sindacati sostengono che il numero degli insegnati che resteranno senza lavoro sarà di «almeno 18 mila», senza considerate che per i 473 mila iscritti nelle liste di istituto «significa la condanna definitiva alla disoccupazione». IL MINISTRO ribatte che la «razionalizzazione del sistema scolastico ha toccato 42mila persone, visto che 32mila insegnanti sono andati in pensione «si ferma a 10 mila il numero di insegnanti non in ruolo a cui non sarà riconfermata la supplenza». Nella battaglia dei numeri si è inserito anche il Codacons con una denuncia a 104 procure contro Gelmini e i dirigenti regionali per turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni.
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