Ma cosa rimarrà in tasca agli italiani per Natale ?
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fonte:
- Gazzetta dello sport
I commercianti italiani leggono le cronache americane di questi giorni e, sospirando, esclamano: beati loro! 1 In che senso? Gli americani, per tradizione antica, comprano i regali da mettere sotto l’ albero il quarto venerdì del mese. Il quarto giovedì del mese è il giorno del ringraziamento, si dice thanks al buon Dio che ha permesso un ricco raccolto. Digeriti il tacchino e la zucca, i cittadini di quel Paese si precipitano per le strade e si danno a comprare roba come matti. È il cosiddetto «venerdì nero» o black friday , nero forse per via degli ingorghi o forse perché i conti dei negozi passano dal rosso al nero, cioè vanno in attivo. Il black friday , ovvero gli acquisti di Natale, rappresentano il 40% del fatturato commerciale Usa e per valutare appieno questo dato lei deve pensare che il Pil statunitense è determinato per il 70% dai consumi. Come mai sto facendo questo discorso? 2 Non lo so. Ha cominciato sostenendo che i commercianti italiani leggono le cronache americane e crepano d’ invidia. Per forza. Il black friday quest’ anno è capitato il 29 novembre. Gli americani hanno inventato anche cyber monday , cioè il lunedì cibernetico in cui si ripete l’ esperienza del venerdì, solo in rete. Bene tra il black e il cyber hanno messo mano al portafoglio 140 milioni di persone, cioè più di un terzo di tutta la popolazione. Fuori dai negozi ci sono file chilometriche e la polizia ha dovuto tenere a bada gente decisa a comprare qualunque cosa a qualunque costo. Tra il 2006 e il 2012 i disordini da shopping hanno provocato, laggiù, quattro morti e 67 feriti. Quest’ anno in Florida un uomo è stato arrestato perché pur di entrare da Best Buy aveva lasciato solo in macchina il figlio di due mesi. La media degli smerci è di un iPad al secondo, due milioni di bambole solo da Walmart, che ha pure piazzato 300 mila biciclette, due milioni di televisori, due milioni di console da videogame eccetera eccetera. 3 Mentre da noi… Da noi è un mortorio. O almeno: così dicono Confesercenti-Swg, nella loro tradizionale indagine annuale, a cui fa da controcanto, anche qui come ogni anno, quella di qualche associazione di consumatori. La musica in genere è: pianto greco dei commercianti, a cui i consumatori rispondono «vi sbagliate, va molto peggio di come dite voi». Come faccio sempre, incoraggio a prendere i dati con le molle. Anche se, a sensazione, mi pare che quest’ anno effettivamente le cose non vadano bene, i negozi mi sembrano tutti ancora piuttosto vuoti. 4 Che cosa dicono questi numeri? C’ è la questione che gennaio si annuncia come un mese pieno di incombenze fiscali: mini Imu (nei 2400 comuni che hanno deliberato per il 2013 un’ aliquota sulla prima casa superiore al 4 per mille), seconda rata Imu sui terreni agricoli, saldo della Tares, poi acconto sulla prima rata della Tari (rifiuti) e della Tasi (servizi indivisibili). Come vuole che un padre e una madre, prima di mettersi a comprar bambole o videogiochi, non facciano un po’ di conti prudenziali? Secondo Confesercenti-Swg, il budget medio messo a disposizione dalle famiglie per i regali di Natale è inferiore a quello degli anni passati. Per esempio, per i viaggi è cresciuto il numero di quelli che hanno messo in bilancio spese da massimo 250 euro (sono il 42%, +17% rispetto all’ anno scorso). Il 36% invece non si muoverà da casa. Quelli che resteranno fuori solo due giorni sono aumentati del 7%. Nel complesso le famiglie che partiranno sono diminuite del 5% (39 contro 44). Il Codacons (consumatori) prevede un pranzo e un cenone di Natale in linea con quelli dell’ anno scorso. I prezzi – dicono i consumatori dell’ avvocato Rienzi – sono rimasti fermi o sono aumentati poco o addirittura, in qualche caso, diminuiti. Dice però lo stesso Rienzi: «Con il crollo dei consumi registrato nel corso del 2013 sarebbe stato impensabile per i commercianti aumentare i prezzi dei prodotti tipici delle feste. Tuttavia, per il settore alimentare, occorre considerare come i listini siano estremamente variabili e i prezzi del comparto subiscano generalmente forti variazioni a ridosso delle feste». 5 Alla fine, forse, la soluzione del «busillis» sta proprio nei prezzi. Rifletta solo su questo: negli Stati Uniti, dove adesso si fanno affari d’ oro, gli sconti sui prodotti (anche del 50%) si fanno ora. Da noi invece si aspetta che le feste siano finite e che cominci la stagione desi saldi. Secondo lei quale delle due comunità commerciali ha ragione?
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