Ma a fare acqua è la Raggi
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fonte:
- Il Tempo
Valentina Conti Grandinata record ieri l’ altro, e a Roma l’ Apocalisse. Una città intera allagata. L’ elenco della stima dei danni è lunghissimo. Strade e sottopassi come piscine e oltre, automobilisti bloccati come nelle morse di un fiume in piena salvati dai vigi li -sommozzatori, scuole e palestre immerse nel «mare», negozi e scantinati in cui si nuotava, si è tremato persino nella casa del Grande Fratello Vip. E ieri la Città Eterna si è svegliata con una situazione drammatica sotto gli occhi, con macchine che sembravano natanti e vie sommerse dai resti di ghiaccio disciolto. Vigili del fuoco in azione ad oltranza, oltre 130 interventi mentre scriviamo, il Centro operativo capitolino riunito tempestivamente «per coordinare gli interventi di urgenza», ha fatto sapere il Campidoglio. Ma sotto i riflettori perennemente accesi sull’ Urbe ad ogni allerta meteo da bollino rosso, prevista o meno, una e una sola questione: caditoie e tombini otturati. Passano gli anni, si inseguono le giunte, ma non se ne esce proprio. Come in un circolo vizioso, davanti alle bombe d’ acqua nella Capitale e alle prime emergenze di peso è come un boomerang. Torna sempre indietro la storia della non pulizia dei chiusini romani, della mancata o carente manutenzione, dei controlli non pianificati per tempo e tutto il resto. E sta volta nel mirino delle polemiche tutte dirette all’ operato della giunta a Cinque Stelle ci finisce la situazione stoppata nei gangli della burocrazia da troppo. Due le gare pubbliche per l’ assegnazione dei lavori di pulizia in questione, sbloccate l’ estate scorsa dopo un primo fermo dell’ Anac: la prima per le strade della Grande viabilità (800 chilometri di competenza del Dipartimento capitolino Lavori pubblici) da 2 milioni e 400mila euro divisi in quattro lotti da 600mila, la seconda per gli 8mila chilometri di viabilità secondaria in capo, come noto, ai Municipi, da 1 milione e 400mila euro. Parliamo di fondi del Giubileo inutilizzati. Ma il punto è che il bando non risulta ancora assegnato. Nel frattempo, delle feritoie se ne occupano, tramite gli accordi quadro, gli stessi operai che sono impegnati nella manutenzione stradale ordinaria, come dichiarato dall’ assessorato di competenza. C’ è pure da dire che a luglio il Comune di Roma aveva nel cassetto un’ altra gara più rapida: un unico lotto da 98mila euro da assegnare sul Mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa). Scadeva ad agosto, l’ affidamento era entro il mese di ottobre. E, anche qui, ancora nessuna notizia pubblica. Morale della favola, Roma nel disastro sott’ acqua e il Codacons che ri -attacca come lo scorso anno: «Gli allagamenti e i disagi a Roma sono stati causati dalla scarsa manutenzione delle strade e dalla mancata rimozione delle foglie. Solo lo scorso 2 ottobre avevamo diffidato l’ Ama e il Comune a mettere in campo una task force per rimuovere le foglie da marciapiedi e strade temendo che al primo temporale Roma si sarebbe allagata a causa dell’ ostruzione di tombini e caditoie. Puntualmente, i nostri timori si sono avverati e intere strade della città si sono trasformate ieri (l’ altro, ndr) in fiumi d’ acqua, mettendo a rischio l’ in columità degli utenti e creando disagi immensi alla viabilità». A puntare il dito anche le opposizioni, intanto che si susseguono ininterrotti i commenti al vetriolo dei romani sui vari gruppi social di quartiere, recriminando segnalazioni su segnalazioni in varie aree della città su tombini occlusi e via discorrendo. Centinaia gli operatori e i volontari del sistema di Protezione Civile di Roma Capitale messi in campo dalla sindaca Raggi (difesa dal premier Di Maio), interventi a raffica dei pompieri, ma la questione della non pulizia rimane, di fatto, aperta come una cloaca. Aggiungiamo pure che non aiutano le condizioni di alcuni quartieri, da Prima Porta al litorale di Ostia, dove gli impianti fognari non sono stati adeguati alle cataste di cemento figlie delle varie speculazioni edilizie. Ma è palese che lo snodo è quello del “macro -problema” che anela soluzioni da troppo. Tor Sapienza e altre zone nel quadrante est della città ieri l’ altro sono rimaste letteralmente in stand-by, aberranti le immagini e i video postati dai cittadini in rete. Su via Prenestina, via Collatina e v ia Tiburtina si stava come a Venezia, in viale Giorgio De Chirico, il muro di un garage è in parte crollato danneggiando e inibendo le auto parcheggiate (in VI Municipio i residenti non hanno praticamente potuto mettere piede fuori di casa). All’ interno della storica Basilica di San Sebastiano fuori le mura sull’ Appia Antica, l’ acqua ha raggiunto il mezzo metro. Prima il piazzale inondato, poi la piena in chiesa (sono arrivate la pattuglie della polizia locale). Altre chiese allagate. Roba che va sommata agli altri ingenti disagi, ovunque. «Le caditoie sono sempre ostruite, le strade si allagano e, in casi eccezionali come quello di ieri l’ altro, anche i negozi a livello. Già dopo il temporale del 16 agosto avevamo chiesto un intervento, ma da queste parti non si è visto nessuno. A che serve segnalare?», si sfogano alcuni commercianti di Montesacro. In v ia Togliatti sono rimasti in sei ostaggio in una palestra sommersa, salvati dai carabinieri. L’ alta marea a largo Beltramelli-Meda, in zona Tiburtina, ha costretto esercenti e residenti a rimboccarsi le maniche, con marciapiedi e strade in piena. E nel day -after il quartiere si è trovato con altre scene disdicevoli sotto il naso: diversi i ratti riversi sui marciapiedi in mezzo ai rivoli di immondizia. Al quartiere Trieste, i rifiuti in pianta stabile continuano a bloccare i chiusini. Anche qui segnalazioni da mesi. Per un problema quello della pulizia di caditoie e tombini- che rimane per ora orfano di soluzioni valide. Mentre Roma affoga.
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