30 Maggio 2016

Lungarno, va in scena la protesta

Lungarno, va in scena la protesta
verità sullo smottamento e sulla
gestione privatistica delle risorse idriche: la chiedono opposizioni e
sinistra oggi alla manifestazione “nardella fa acqua”. il comune:
nessuna sponda agli sciacalli. codacons: class action

ERNESTO FERRARA ANTIRENZIANI e indignados della voragine all’ arrembaggio contro il sindaco nel luogo del disastro. A sei giorni dal crollo che ha fatto fare a Firenze una delle peggiori figure della sua storia recente, opposizioni e movimenti di sinistra, da Perunaltracittà a Sel ai vecchi sostenitori di Tsipras, tutti accomunati dalla rabbia per l’ evento e «per l’ atteggiamento del sindaco renziano Nardella che non chiede scusa», si danno appuntamento per le 18.30 sul ponte alle Grazie, a pochi passi dal ground zero del lungarno sprofondato. Sarà un assalto alla giunta e a Publiacqua, una protesta di piazza per chiedere verità sulle cause della voragine, per protestare contro la «gestione privatistica dell’ acqua bene comune». Ma inevitabilmente diverrà anche un set per attaccare Renzi e il suo erede. Con cori e cartelli. A tutti i partecipanti gli organizzatori hanno chiesto di portare un ombrello, necessario per la coreografia: pare che gli slogan verranno scritti sugli ombrelli, aperti che piova o no. Non proprio un’ iniziativa apprezzata in Palazzo Vecchio, da cui trapela una malcelata irritazione: «Chi in questo momento fa lo sciacallo su questa storia perde una grande occasione. Nessuno spazio, nessuna sponda per loro », è la linea. «Il nostro cruccio ora deve essere solo e soltanto la ricostruzione», è il motto che ripete sempre in queste ore il sindaco Nardella, che anche ieri è tornato sul cantiere a monitorare i lavori andati avanti nonostante la pioggia (Publiacqua e Genio civile hanno coperto buona parte del fronte di terra con teli impermeabili per evitare erosioni). Proprio oggi la faticosa caccia alla verità su quel che accadde all’ alba del 25 maggio conoscerà forse un avanzamento cruciale: le immagini del satellite tedesco che il geologo Nicola Casagli attende da giorni diranno se ci fu una frana sul lungarno, le immagini del prima e dopo il crollo chiariranno forse cause e concause. Fin qui tecnici e dirigenti di Palazzo Vecchio si sono convinti che la causa principale dello smottamento possa essere stata l’ esplosione di una delle tubazioni, come testimonierebbero lo spanciamento cuspidale del muro d’ argine e quel che hanno visto gli operai, ovvero un grosso squarcio nella tubatura in parte svelata dagli scavi. Proprio ieri Casagli, che monitora l’ area da cinque giorni, ha spiegato che si è trattato «di una frana di sponda, non di una voragine di sprofondamento, probabilmente originata da una perdita d’ acqua. Forse le elaborazioni dei dati satellitari ci potranno far vedere se sul tratto di lungarno c’ erano deformazioni prima dell’ evento» dice il prof citando i dati: sprofondamento di 3.000 metri cubi di terreno che ha spostato la spalletta di quattro metri verso l’ Arno. Può essere che oltre all’ esplosione del tubo anche movimenti geologici abbiano influito sul disastro? Proprio Casagli ricorda che lungarno Torrigiani subì un’ imponente regimazione delle acque da parte dell’ ingegnere ed urbanista Poggi, che a metà ‘800 trasformò Firenze nell’ aspetto attuale. Ciò anche perché memore di una frana che nel 1547 partì da Poggio San Giorgio, sul lungarno. Il satellite dirà qualcosa. Publiacqua tace. Nardella relazionerà al Consiglio comunale alle 15.45. Qualche ora dopo le opposizioni lo sfideranno al presidio convocato da Perunaltracittà, L’ altra Europa con Tsipras, Sì Toscana a sinistra e Firenze a Sinistra. Dice Massimo Torelli: «Perché ritrovarsi sul luogo del disastro? Per richiamare Nardella alle sue responsabilità: quando in città succede una cosa del genere un sindaco deve chiedere scusa non fare propaganda. E invece Nardella fa acqua». Il Pd è pronto a ribattere duramente. Il Codacons che oggi si costituirà parte offesa in procura, dove si indaga per omicidio colposo, invita tutti i fiorentini a chiedere i danni, non solo quelli della “zona rossa”: «Pronta la class action». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
ernesto ferrara
 

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