25 Gennaio 2005

Lunardi: anch`io avevo qualche dubbio

Lunardi: anch`io avevo qualche dubbio

Il ministro: ma la riforma resta valida. Il suo vice Tassone: così molti possono tentare di farla franca


ROMA Pietro Lunardi difende il suo fiore all`occhiello, la riforma del codice della strada che con l`introduzione della patente a punti sembra aver rivoluzionato il modo di comportarsi degli automobilisti italiani. La patente a punti «è sana e resta valida» e la sentenza di ieri della Corte Costituzionale «non ne altera l`impianto» si è affrettato a chiarire il ministro dei Trasporti dopo la sentenza della Consulta con cui è stato stabilito che si possono sottrarre punti solo a chi è stato identificato dopo aver commesso l`infrazione.

Certo il ministro non ha nascosto che la norma bocciata dalla consulta, che consente di decurtare punti dalla patente anche quando non è possibile identificare il conducente, era l`unica sulla quale anche lui nutriva «forti dubbi». Ma questo non inficia le norme nel complesso.
Le sanzioni, avverte il ministro, «continueranno ad essere applicate» e per farlo il governo ha intenzione di schierare nuove forze dell`ordine: «ci saranno 18.000 poliziotti che scenderanno in campo grazie alla decisione di liberare le scorte ai carichi eccezionali che saranno compiuti da società private» ha annunciato Lunardi che ha anche auspicato «un tavolo tecnico fra ministero dell`Interno e delle Infrastrutture per trovare nuove forme che permettano alla polizia di identificare in modo rapido i conducenti».
«Rispetto la decisione della Consulta, ma resto perplesso» ha invece commentato a caldo il viceministro ai Trasporti, Mario Tassone, secondo il quale «per garantire diritti generali e formali» si è inficiato il diritto alla sicurezza. «La sentenza apre un preoccupante varco attraverso il quale in troppi potrebbero tentare di passare per farla franca» ha poi precisato Tassone riconoscendo comunque anche lui che la decisione della Corte «lascia immutata la capacità deterrente della patente a punti». Ma Tassone non è l`unico a temere questa possibile deriva: «la decisione della Corte lascia perplessi perchè nei fatti rappresenta una riduzione della tutela dell`incolumità delle persone» ha commentato il ministro Maurizio Gasparri che aggiunge: «la Consulta sembra avere più a cuore le interpretazioni giuridiche che la sicurezza delle persone».
Anche per Antonio Pezzella, responsabile nazionale dei trasporti di An e relatore della nuova legge sulla patente, la sentenza «inficia gran parte del lavoro fatto dal Parlamento, che doveva servire ad abbattere l`altissima sinistrosità del nostro Paese».
«Estremamente soddisfatto» è il presidente dell` Aci, Franco Lucchesi, che se da un lato ricorda come sia stato proprio L`Automobil Club a segnalare l`illegittimità costituzionale della norma, dall`altra sottolinea come proprio questa sentenza «sgombri il terreno da ogni strumentalizzazione, rafforzando il forte valore educativo della norma». «L`intervento delle Consulta sposta l`onere della prova dell`automobilista alle forze di polizia, che vengono gravate di un accertamento tutt`altro che semplice» fa notare il sottosegretario all`interno Alfredo Mantovano.
Esultano, infine, le associazioni dei consumatori. La sentenza «restituisce certezza a quel diritto calpestato da un governo che voleva fondare la deterrenza sull`obbligo della delazione» dice Intesaconsumatori che raduna Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori.

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