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21 Febbraio 2018

Ludopatia, la Corte dei Conti indaga sui fondi a Verona La replica: «Soldi mai visti»

 

VERONA Fondi anti ludopatia: «faro» dei magistrati contabili sui fondi (la cifra è di circa due milioni di euro) destinati a Verona dopo i sospetti sollevati dal Codacons attraverso un esposto. Ma la replica dell’ Azienda scaligera è perentoria: «Quei soldi? Finora mai visto un solo centesimo». Per fare luce sulla questione, la Corte dei Conti ha dunque deciso di avviare anche a Verona (sta accadendo lo stesso in numerose città d’ Italia) un’ indagine sulla gestione delle risorse assegnate dallo Stato, attraverso il ministero della Salute, nell’ ambito della gestione di un Fondo per gli interventi di contrasto al gioco d’ azzardo patologico.Si tratterà quindi di un «attento monitoraggio» sull’ utilizzo dei soldi assegnati alle Regioni: la gestione del Fondo per il gioco d’ azzardo patologico è infatti stata avviata con la legge di stabilità 2016 istituendo presso il Ministero della salute il Fondo per il gioco d’ azzardo patologico-Gap e la normativa dispone che, al fine di garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d’ azzardo patologico (Gap), come definito dall’ Organizzazione mondiale della sanità, presso il Ministero della salute, sia istituito un Fondo ad hoc . Ebbene, nel suo esposto il Codacons evidenzia come l’ Azienda ospedaliera di Verona avrebbe «ricevuto cospicue somme da parte della Regione Veneto per lo svolgimento di attività di cura e prevenzione del gioco d’ azzardo patologico» senza fornire, su richiesta dell’ associazione, dettagli sull’ uso dei finanziamenti ricevuti. Ma la risposta che arriva dall’ azienda ospedaliera è secca: «Quei soldi sono solo teorici, finora non abbiamo visto un centesimo». A parlare è Fabio Lugoboni, dirigente della Medicina delle dipendenze di Borgo Trento e Borgo Roma, considerato tra i maggiori esperti di ludopatia in Veneto e citato più volte nell’ esposto. «Vanno precisate diverse cose – spiega – la prima: tutte le cifre di cui si parla sono state deliberate, ma non ancora stanziate. Dunque, allo stato attuale l’ azienda ha anticipato ogni risorsa finita nel progetto». Nell’ esposto, inoltre, si cita, oltre all’ azienda ospedaliera cittadina anche l’ ex Usl 9 di Treviso, ora confluita nella nuova Usl 4. «Il motivo è semplice – spiega Lugoboni – nel nostro caso la struttura è capofila per tutto le province di Verona, Vicenza e Rovigo, l’ Usl di Treviso per il Veneto orientale. Sono risorse che andranno a tutte le strutture regionali e che interesseranno tutti i Sert». La difesa di Lugoboni tira in ballo anche i tempi: la struttura messa in piedi è molto recente. «Siamo partiti la scorsa estate, ci vuole un po’ di rodaggio. Abbiamo seguito poche persone? Siamo solo agli inizi, e inoltre seguiamo ogni paziente in maniera approfondita, coinvolgendo anche i familiare. Tutto questo l’ avevamo già fatto presente con un documento, quando lo stesso Codacons ci aveva chiesto dei chiarimenti. Spiace per il modo inquisitorio e l’ accanimento con cui è stata redatta la richiesta e poi l’ esposto, un tono che fa pensare che ci sia un intento denigratorio nei nostri confronti».

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