30 Ottobre 2009

Lucravano sui cadaveri

Arrestati in sette per affari loschi sul «caro estinto» Lucravano sui cadaveri

CASERTA – Controllavano il mercato dei funerali a S.Maria Capua Vetere (Caserta) con la complicità di due centralinisti dell’ospedale. Sei titolari di imprese di pompe funebri di S.Maria Capua Vetere, Marcianise, Casal di Principe e Grazzanise, nel Casertano, sono stati arrestati insieme a due centralinisti dell’ospedale dai carabinieri di S. Maria Capua Vetere e Caserta. Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai militari, quattro delle quali agli arresti domiciliari. Ad una persona indagata è stato notificato un provvedimento di obbligo di dimora. Le accuse per tutti sono di corruzione nell’assegnazione di feretri ad imprese di pompe funebri, illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, e tentata estorsione. Tra gli arrestati vi sono Vincenzo Martino e Vincenzo Palazzo, ritenuti contigui al clan dei casalesi. I due avrebbero inteso costituire un unico consorzio di imprese per acquisire il monopolio nel settore delle onoranze funebri e minacciavano la titolare della ditta locale, Matilde Vecchione, 45 anni, per obbligarla ad aderire al piano. Nei confronti della donna è stato disposto il divieto di dimora a S. Maria Capua Vetere per coinvolgimento nella corruzione dei due centralinisti del locale ospedale. L’operazione «Requiem», ha detto in una conferenza stampa il procuratore della repubblica di S.Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, è lo sviluppo delle indagine dei carabinieri di Caserta e S. Maria Capua Vetere, che nel gennaio portarono a 22 arresti ed 8 divieti di dimora nei confronti di operatori del settore delle pompe funebri e di personale addetto alle sale mortuarie dell’Azienda Ospedaliera di Caserta. I due operatori del centralino dell’ospedale di S. Maria Capua Vetere sono accusati di avere assicurato in cambio di denaro e favori l’assegnazione privilegiata di servizi funebri per persone morte nell’ospedale alle due imprese locali «Secchione» e «Dorelli e Ferrara».  Il Codacons ha chiesto l’estensione delle indagini al resto d’Italia, ricordando che il fenomeno non è limitato al casertano e sollecitando il recepimento delle indicazioni dell’Antitrust, che aveva evidenziato gravi distorsioni del mercato auspicando una netta separazione tra le gestioni pubbliche delle camere mortuarie e le attività commerciali delle imprese di onoranze funebri.

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