Luce, in Italia rincari doppi di quelli europei
ROMA Incentivi per le rinnovabili e oneri di sistema fanno volare la bolletta della luce che in un anno ha segnato +11%, contro il +6,6 della media europea. Un aggravio per famiglie e imprese, confermato da Eurostat, che ha confrontato le tariffe dei principali Paesi Ue tra metà 2011 e metà 2012. Il periodo è quello in cui è emerso il peso degli incentivi alle rinnovabili in bolletta: nel 2012 è stato di circa 10 miliardi di euro e il picco nel 2016 sarà di 12,5. Anche per questo, nella primavera 2012, l’ Autorità per l’ energia fu costretta a varare una manovra doppia: prima un +5,8% il 1 aprile e un mese dopo un altro +4,3%. «C’ è stato un aumento abnorme di oneri generali di sistema, che in gran parte ha recuperato gli incentivi», afferma Guido Bortoni, presidente dell’ Autorità, «Stiamo scollinando, non dico che vediamo la luce, ma vediamo la sommità del monte di questi oneri». Una corsa insostenibile per l’ Italia affaticata dalla crisi, tanto che il governo Monti decise una sterzata agli incentivi i cui effetti devono dispiegarsi. «Il picco sarà raggiunto nel 2016, con un costo annuo di 12,5 miliardi», affermano gli esperti di Ricerca sul Sistema Energetico. A gennaio il prezzo della luce è seso, dell’ 1,4% a gennaio e -1% ad aprile, grazie al calo dei costi di produzione e commercializzazione. Il periodo considerato è uno dei peggiori della storia delle tariffe elettriche, e l’ Italia è terza dietro Cipro +21% e Grecia +15, per aumenti registrati. Gli europei che pagano di più sono i danesi, seguiti da ciprioti, tedeschi e italiani. Per il gas, l’ andamento delle tariffe italiane è linea con l’ Ue: +10,6% contro +10,3. In attesa che di vedere gli effetti dei nuovi incentivi, le associazioni di consumatori spingono per una maggiore concorrenza. Adusbef e Federconsumatori denunciano «l’ inerzia di autorità preposte ai controlli, il cui strabismo noto a favore dei monopolisti comincia a essere preoccupante». Liberalizzazioni chieste anche dal Codacons, per il quale andrebbero ridotti «balzelli, imposte, accise e addizionali che incidono sulla bolletta». TAX FREEDOM DAY. Sul fonte tasse, secondo uno studio della Confesercenti, sono 162 i giorni di lavoro «divorati» dal fisco. Il «Tax Freedom Day» che nel 1990 scattava a maggio, ora è al 12 giugno, denuncia l’ associazione. Per la Confesercenti «l’ abbassamento della pressione fiscale è più che mai una priorità che non può essere risolta con qualche misura tampone. Le risorse», insiste Confesercenti, vanno trovate tagliando la spesa pubblica. Gli sprechi, le spese inutili, i troppi livelli istituzionali producono uno sperpero enorme di denaro pubblico. Si può cominciare a risparmiare molto con il rigore e una coraggiosa riforma. È strumentale ogni tentativo di prendere tempo: bisogna cominciare subito per favorire la ripresa».
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