5 Luglio 2013

Lotto, grattini e slot machine in fumo 80 miliardi l’ anno

Lotto, grattini e slot machine in fumo 80 miliardi l’ anno

 

Pietro Treccagnoli Siamo ancora il Paese di Cuccagna, molto più che alla fine dell’ Ottocento, quando Matilde Serao fustigava la febbre del terno come la sentina di ogni male, il termine di un viaggio nella notte «di tutti i desideri, di tutti i bisogni, di tutte le necessità, di tutte le miserie» del popolo napoletano. Era stata facile profetessa. Per come stiamo messi oggi avrebbe scritto pagine ancora più indignate, ché a stare inguaiati, muro e muro con la ludopatia, sono gli italiani tutti. I dati mostrano un’ emergenza sociale. Il Bel Paese nel 2011 ha buttato via in giochi 79,8 miliardi di euro. Alla faccia della crisi o proprio per la crisi. Che ve ne fate di una manovra scansa-Iva? Nel 2002 erano 18 miliardi. La Campania, nella graduatoria delle regioni, è terza, dopo Lombardia e Lazio, ma ogni campano impegna in media tra slot-machine, «Gratta e vinci», Superenalotto e affini 1929 euro (la media nazionale è di 1200). In pratica, si butta tra le braccia della fortuna l’ 8-9 per cento di uno stipendio medio. La parte del leone la fanno proprio le slot-machine con il 56 per cento della spesa (seguono i grattini e il gioco on line). Tra giocatori fissi e saltuari si arriva a 30 milioni: insomma, un italiano su due. Due milioni sono a rischio dipendenza. E per 800mila si è in piena patologia, ovvero ludopatia. Un esercito se confrontato ai tossicodipendenti che in Italia sono «appena» 393mila. Anche l’ istruzione e la condizione sociale contano. È vittima delle infernali macchinette soprattutto chi ha una scolarizzazione bassa e si trova in una situazione lavorativa precaria. In tutto questo, lo Stato biscazziere nel 2011 ha incassato, con la tassazione, 8,8 miliardi. Queste le cifre. Che basterebbero da sole a far saltare dalla sedia. A tutto va aggiunto che il mostruoso giro d’ affari è spesso in mano alle organizzazioni criminali. Lo ha ammesso ieri, a commento del suicidio del giovane ischitano che s’ è giocato i soldi della madre, il viceministro dell’ Interno, Filippo Bubbico: «Utilizzano le sale gioco principalmente per il riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali. Un giro d’ affari incalcolabile, con molte famiglie rovinate. Interverremo con urgenza». Che le organizzazioni mafiose abbiamo forti interessi in questo mondo dell’ azzardo è noto da tempo. «La ‘ndrangheta controlla con sue teste di legno almeno il 90 per cento delle sale giochi dell’ Italia settentrionale» denuncia l’ ex senatore Raffaele Lauro che nella passata legislatura si era battuto per regole più dure: «Ma vedo che questo governo non ha nessuna intenzione di applicare nessuna norma. Occorre invece proteggere i minori con il ritiro delle licenze ai gestori che li fanno giocare, vietare la pubblicità ingannevole e soprattutto verificare che le proprietà ultime delle concessionarie aventi sede nei paradisi fiscali siano trasparenti». Finora solo molte chiacchiere. In ballo ci sono soldi, tanti soldi che lo Stato incassa. Denunce, esposti, decreti che si sono susseguiti negli anni non hanno cavato un ragno dal buco. E quel blob mostruoso che seduce e manda sul lastrico si annida tra le mura domestiche con i casinò on line: «Ormai il rischio di sviluppare forme di dipendenza si è estesa anche ai più giovani» aggiunge il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Una dipendenza ancor più pericolosa perché si avviene dentro casa, giocando e perdendo soldi davanti ad un computer utilizzando Internet». E annuncia un esposto alla Procura di Napoli per chiedere l’ avvio di indagini sulla morte del 19enne ischitano, per accertare eventuali responsabilità di soggetti terzi alla luce dell’ ipotesi dell’ istigazione al suicidio. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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