L`Osservatorio militare elegge il laboratorio biomateriali
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fonte:
- Il Resto del Carlino
L`Osservatorio militare elegge il laboratorio biomateriali dell`Ateneo modenese come struttura di riferimento e la ricercatrice Maria Antonietta Gatti come specialista di fiducia in grado di certificare i requisiti di sicurezza e le garanzie di salubrità per i soldati e le Organizzazioni non governative in partenza per le zone martoriate dell`Iraq.
Se necessario, qualora l`Università lo dovesse chiedere in seguito alle istanze che si stanno moltiplicando a livello politico parlamentare, alcuni studiosi modenesi sono disposti anche ad aggregarsi alla missione, al seguito delle squadre di tecnici dell` Esercito incaricati di sondare l`ambiente sotto il profilo nbc (nucleare, batterico e chimico). L`ultima raccomandazione in questo senso è contenuta in una interrogazione al ministro della Difesa presentata dal deputato della Lega nord, Ballaman, per sapere se dall`esperienza scaturita con la «sindrome dei Balcani» e il dibattito sui rischi potenziali di contaminazioni ambientali in luoghi inquinati da proiettili all`uranio impoverito, siano stati adottati idonei strumenti di protezione per i militari impiegati in quei territori.
Sono stati gli studi sulle particelle di uranio riscontrate in tessuti biologici, e le denunce di reduci ammalati di tumore, a portare alla ribalta nazionale gli studi della dottoressa Gatti. Ieri a Modena è venuta una troupe di Rainews 24 che ha realizzato riprese per una rubrica di approfondimento di RaiTre. Al Policlinico si è visto pure il portavoce dell`Osservatorio militare, il maresciallo Domenico Leggiero, impegnato nella battaglia contro i rischi da uranio impoverito in Iraq: «Questa fase, successiva ai bombardamenti ? ha affermato Leggiero a nome del Centro studi ? è il momento cruciale per intervenire, sia sui militari che sui civili, al fine di prevenire l`esposizione in condizioni di rischio che possono comportare il rischio di contrarre leucemie e linfomi, con ricadute riscontrate statisticamente in tutti i territori interessati dai conflitti».
Per diminuire i rischi dei militari italiani, rivolgiamo un pubblico invito affinchè «maschere e tute siano distribuite a coloro che opereranno in Iraq, adottando norme e precauzioni già previste dagli stessi Usa sin dal 1991, e fino a oggi mai attuate dalle Forze armate italiane».
A chiedere al ministro Martino garanzie per i militari e civili italiani impegnati in missioni in Iraq sono anche sindacati come l`associazione di familiari presieduta da Falco Accame e il Codacons. I problemi del dopo Saddam sono scaturiti infine a Roma con la firma ieri di un accordo Italia-Usa per ricerche su tumori, malattie rare e bioterrorismo. Il ministro della salute americano, Thompson, ha annunciato l`intenzione di recarsi in Iraq assieme al nostro ministro Sirchia e a suoi esperti. A questo appuntamento la dottoressa Gatti non deve mancare.
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