31 Marzo 2017

Lorenzin: conti a posto in Puglia ma l’ offerta di cure è sotto soglia

Lorenzin: conti a posto in Puglia ma l’ offerta di cure è sotto soglia
il ministro: i commissariamenti non funzionano. emiliano: ma fondi ridotti dallo stato

Potrebbe svolgersi mercoledì 5 aprile il previsto incontro tra le Regioni e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla revisione dei ticket. E sarà, dunque, quella la sede nella quale chiarire il battibecco sorto ieri tra il ministro e i 5 governatori – Puglia compresa – che non starebbero garantendo il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza nel loro territorio. La bufera è scoppiata dopo che il ministro ha affermato che sono migliorati i conti delle 8 regioni italiane in Piano di rientro o commissariate, «ma lo stesso non può dirsi per la qualità dei servizi erogati ai cittadini», tanto che in 5 di queste regioni il livello delle cure erogate dal Servizio sanitario è «sotto la soglia minima». È vero, dice, i conti in questi anni «sono molto migliorati» anche se «ci sono ancora troppe regioni commissariate o in piano di rientro che riescono a non andare in rosso solo grazie alle coperture, ovvero all’ au mento delle aliquote fiscali previste dai piani di rientro o a risorse proprie di bilancio». E giù con i dati in miglioramento degli ultimi anni, sebbene «nel 2016 in rosso ci sono anche in Puglia (-49 miloni)». Soprattutto, a preoccupare il governo, è l’ erogazione delle cure: «i piani di rientro e i commissariamenti hanno funzionato sotto il profilo economico, lo stesso non può dirsi per le cure: in alcuni casi i progressi non sono stati molti. Anzi, alcune Regioni hanno addirittura peggiorato i risultati». Nella classifica dei Lea monitorati dal ministero il punteggio minimo da raggiungere per essere adempienti è 160 ma «dai primi risultati del 2015, anche se non ufficiali, sono ancora sotto soglia Calabria (147 punti), Molise (156), Puglia (155), Sicilia (153) e Campania con 99 punti». Performance, queste, «peggiorate» rispetto all’ anno precedente. Senza contare il fatto che «in troppe regioni ci sono molte difficoltà nel potenziamento della assistenza territoriale». Ecco perché il meccanismo non ha funzionato («i commissariamenti come li abbiamo immaginati fino ad oggi hanno fatto il loro tempo»): se è importante, spiega il ministro, «aver rimesso in ordine i conti, a pagarne le conseguenze non possono essere i cittadini che vedono ridotte quantità e qualità delle cure, oltre a dover pagare tasse più alte». I poteri sostitutivi dello Stato, semmani, in futuro andranno esercitati sulle «singole aziende sanitarie a fronte di standard bassi di erogazione dei servizi sanitari ai cittadini». La replica di Michele Emiliano non si fa attendere e non è inaspettata: problemi, se ci sono stati, appartengono alla precedente legislatura Vendola. «I dati cui fa riferimento il ministro sono relativi al 2015 e non ci si può sbagliare». Ma «dal 2016 – sottolinea – la Puglia ha lavorato per un Piano operativo che invertisse la rotta e che ci desse la possibilità di superare le criticità: pur avendo anche finanziamenti sospesi da parte del Governo nazionale (payback) per circa 100 milioni di euro, la Puglia ha stanziato risorse proprie per circa 70 milioni». D’ altra parte «noi governatori facciamo sempre i conti con le poche risorse destinate per la sanità alle Regioni, risorse che negli ultimi due anni rispetto a quanto previsto dal Patto della Salute 2014-2016 sono state notevolmente inferiori». Ecco perché «il risultato è da considerarsi molto positivo se si tiene conto che si è operato con minori risorse». Dove sono andati i 70 milioni? «Per i farmaci innovativi (epatite C), per la quota non garantita dal finanziamento nazionale (10 milioni di euro), per finanziare i maggiori costi per il potenziamento dell’ assistenza primaria sul territorio (10 mln di euro rispetto a quanto già stanziato con il Bilancio di previsione)». E ancora: investimenti, attuazione del D.Lgs in materia di perimetrazione delle somme per spese correnti ed in conto capitale, riduzione dell’ aggra vio dei bilanci di esercizio 2016, quote non coperte da fondi comunitari (30 milioni già sostenuti dalle aziende nel 2016), i costi dei Lea non coperti dai finanziamenti ordinari a valere sui conti delle Asl 2016». Insomma, il ministro fa i conti senza l’ oste: «Lorenzin ha più volte invitato le Regioni ad attuare politiche restrittive che hanno messo sì i conti della sanità in sicurezza, ma hanno anche d’ altra parte indebolito proprio l’ erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Con meno risorse – conclude – risulta difficile dare servizi più qualificati e tecnologicamente avanzati». Una situazione «assurda sulla quale devono intervenire le Corti dei Conti regionali per capire come vengono spesi i fondi per la sanità» attaca il Codacons, annunciando un esposto alla magistratura contabile I chiarimenti, come detto, arriveranno il 5 aprile. Nel frattempo restano in piedi le scintille con un altro pezzo importante del governo, il ministero per il Mezzogiorno. «Negli ultimi mesi ho constatato purtroppo da parte di Emiliano un forte gusto per la polemica, evidentemente – dice Claudio De Vincenti – legato alla vicenda congressuale del Pd, ma lo invito a ritrovare lo spirito della sana collaborazione istituzionale». Bisognerà attendere il primo maggio, dopo le primarie, per capirne di più.
 
 

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