18 Febbraio 2018

Lombardia, i computer per votare destinati alle scuole dopo il flop

IL CASO MILANO Per 24.400 voting machine la Regione Lombardia ha speso 23 milioni di euro. Era il 22 ottobre 2017 quando gli apparecchi elettronici hanno sostituito (male per la verità, dato che il sistema si è inceppato) carta e matita nel referendum per l’ autonomia. Da allora a oggi i marchingegni per il voto si sono trasformati in tablet e sono stati distribuiti a sessanta scuole per la sperimentazione in campo didattico. «E la sensazione che sia stato un grande spreco è tutt’ altro che tramontata», afferma il consigliere regionale Pd Fabio Pizzul che sulla questione ha chiesto chiarimenti alla giunta. Nel frattempo si è mossa anche la Corte dei conti, che sulla scorta di un esposto del Codacons sta indagando per verificare un possibile danno erariale. BIDELLI 2.0 «Riteniamo sia una spesa iniqua da far sostenere alla collettività. Vogliamo che siano svolti accertamenti perché la pubblica amministrazione deve rendere conto qualora i magistrati accertassero che i soldi non siano stati spesi bene», afferma Marco Donzelli, presidente del Codacons. Il governatore Roberto Maroni, di fronte alla prime perplessità, aveva rassicurato: daremo i tablet alle forze dell’ ordine o alle scuole. Alla fine sono andati agli istituti e così «l’ acquisto è stato un investimento, non una spesa, perché rimangono in dotazione come strumento didattico», ha rilevato il numero uno (dimissionario) del Pirellone. Così le prime 1.500 ex voting machine sono state impacchettate e spedite in sessanta istituti della regione. «Quando ho visto scaricare uno scatolone per ogni bambino sono rimasto perplesso», ammette Vittorio Ciocca, preside del Tiziano Terzani di Abbiategrasso. Le premesse non sono incoraggianti: ciascuna voting machine è costata quasi 1.000 euro, pesa due chili, è intrasportabile e soprattutto – concordano i dirigenti scolastici – non è un tablet. «L’ equivoco di fondo è proprio questo: si parla di tablet, ma non lo sono. Si tratta di aggeggi scomodissimi e assolutamente inutilizzabili. Ma poiché di inutilizzabile non c’ è niente in informatica, stiamo cercando un uso alternativo: per il registro dei voti oppure per la comunicazioni tra i bidelli ai piani. Vorrà dire che avremo dei bidelli 2.0», sdrammatizza Domenico Squillace, preside dello scientifico Volta di Milano, istituto sempre primo nella classifica Eduscopio. In sostanza, i tablet «non sono adatti alla diattica, sono piuttosto ottimi strumenti di servizio». Il motivo è evidente: non si può certo votare con un iPad o con un sistema Android, sono necessarie macchine affidabili e certificate, con stingenti requisiti di sicurezza che non alimentino dubbi sulla regolarità delle consultazioni. E le voting machine del Pirellone avevano tutte le carte in regole per elezioni, ma per i laboratori di informatica dei licei è un’ altra storia. Claudia Guasco © RIPRODUZIONE RISERVATA.
claudia guasco

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox