Lobby delle medicine vince ancora una volta supermarket esclusi
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fonte:
- la Repubblica
IL RETROSCENA/”FASCIA C” SOLO NELLE FARMACIE MICHELE BOCCI LA LOBBY dei farmacisti ha vinto un’ altra volta. Il testo che prevedeva la vendita dei medicinali di fascia C nelle parafarmacie, anche quelle dei supermercati, con conseguenti sconti per i cittadini, non è passato. Il ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, lo aveva annunciato più volte nei giorni scorsi. Ad essere approvato è stato invece l’ articolo che toglie il divieto ad essere titolari di più di 4 farmacie. Questi negozi, il cui numero totale resta invariato, potranno anche appartenere a società di capitali, quindi a grandi gruppi. Il provvedimento più discusso riguardava i medicinali prescritti dai dottori su ricetta bianca e a carico dei cittadini. L’ ipotesi di togliere l’ esclusiva della vendita alle farmacie è stata subito osteggiata dal mondo della sanità. Prima di tutto si sono mosse le istituzioni, con il ministero in testa seguito anche dalle Regioni. Beatrice Lorenzin già giorni fa ha annunciato a Federica Guidi la sua intenzione di andare allo scontro nel Consiglio dei ministri se non avesse ritirato il progetto. Anche l’ Aifa ha lottato con una veemenza forse degna di miglior causa per l’ agenzia che si occupa tra l’ altro di sicurezza dei farmaci e di trattare con le multinazionali i prezzi. Quasi quotidianamente ha fatto comunicati stampa e scritto sul suo sito per contrastare il progetto. Poi ovviamente si sono mossi i farmacisti, sia Federfarma che Fofi, cioè l’ Ordine i cui presidente e vicepresidente siedono in Parlamento; ma anche i medici, di famiglia, pediatri e di varie specialità. Tanti anche i politici, molti dei quali di Ncd come Lorenzin. Nel nostro Paese per i farmaci di fascia C si spendono 2 miliardi e 300 milioni all’ anno. Dal 2006 al 2013 il consumo è calato molto, di ben il 15%. Tra questi farmaci si sono, ad esempio, Zovirax (principio attivo aciclovir), Torvast (atorvastatina), Zirtec (cetirizina), Valium (diazepam), Voltaren (diclofenac), Viagra (Sildenafil). I consumi sembrano avere più a che fare con il numero di ricette dei medici che con i luoghi di vendita, ma molti non la pensano così. «Questa è una vittoria dei cittadini – gioiva ieri pomeriggio Lorenzin – Abbiamo indicato tutte le criticità di questa scelta: un aumento sensibile del consumo di farmaci e un conseguente abuso nella somministrazione; un danno per le piccole farmacie; condizioni per un aumento progressivo della spesa farmaceutica; quindi la fine della “farmacia dei servizi”». Contrarie alla mancata liberalizzazione le associazioni di cittadini Aduc e Codacons e, ovviamente, quelle dei parafarmacisti. Hanno segnalato come si sia persa un’ occasione di risparmio e come comunque i medicinali sarebbero stati venduti da farmacisti. Ma oltre alla norma sui farmaci di fascia C ieri ne è saltata un’ altra, che doveva interrompere il “patent linkage”. Si tratta di una pratica per cui il nostro Paese è stato richiamato più volte dall’ Europa. Da noi le procedure di registrazione del generico iniziano solo quando scade il brevetto del farmaco di marca, facendo perdere tempo e soldi al sistema sanitario. In altri Paesi, il giorno dopo la scadenza i medicinali equivalenti sono già sul mercato. Da noi possono passare mesi. «Senza contare che qui il più delle volte si chiede ai titolari del brevetto quando quest’ ultimo scade – dice il presidente di Assogenerici, Häusermann -Che è come chiedere all’ oste indicazioni sulla qualità del vino». Insomma, il governo su questo non ha voluto risparmiare. E sì che per un solo farmaco, contro l’ ipertensione, lo Stato ha perso tre milioni di euro al mese di risparmi a causa del “patent linkage”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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