30 Aprile 2003

Lo yo-yo? «È cinese, ma non fa paura»

In questi giorni di polmonite atipica, a creare preoccupazione c?è anche un gioco che arriva sempre dall?Estremo oriente, ma grossisti e distributori si difendono


Lo yo-yo? «È cinese, ma non fa paura»
I commercianti: «I marchi sulle confezioni confermano che è in regola con le norme europee»






Colorati, ricercati, amatissimi dai bambini di mezza Europa. Non somigliano neppure lontanamente ai loro «progenitori» fatti di legno e corda ma hanno riscosso un successo forse inatteso dagli stessi produttori. Ma da qualche tempo i «waterball», gli yo-yo ad acqua, sono finiti nella bufera.
Colpa, dicono alcune associazioni di consumatori, della loro presunta pericolosità: in Francia due bambini sono finiti all?ospedale per un principio di soffocamento dopo che il laccio si era stretto attorno al loro collo. Distributori e commercianti, però, li difendono a spada tratta: se usati come indicato sulle targhette dei prodotti non sono in grado di nuocere a nessuno. A patto, dicono, che si tratti di prodotti certificati e a norma di legge. Per capire qualcosa in più sull?argomento, abbiamo contattato uno dei più grossi distributori di giocattoli e un commerciante all?ingrosso. Prima, però, è necessario fare un passo indietro. Al 5 aprile scorso il Codacons, un?associazione di consumatori, ha presentato un esposto alla procura di Milano che sottolineava i rischi dello yo-yo ad acqua. Nei giorni successivi, Francia e Inghilterra hanno disposto il ritiro di alcuni yo-yo. Da Milano è partita anche la richiesta al giudice per le indagini preliminari di sequestro preventivo su tutto il territorio firmata dal sostituto procuratore Giulio Benedetti che aveva disposto una serie di accertamenti attraverso la polizia giudiziaria e i carabinieri. E gli stessi militari hanno anche sequestrato 201 palline. La notizia ha subito messo in allerta i commercianti che si sono chiesti, in sostanza, se quei giochi siano davvero pericolosi e se possano essere venduti. La stessa domanda che si sono probabilmente posti centinaia di genitori divisi da scrupoli di coscienza e figli che non vogliono saperne di rinunciare al loro divertimento preferito. Che fare?
Si tratta di «allarmismi inutili, o quanto meno generalizzati», spiega uno dei principali distributori italiani che lavora in provincia di Verona. «Bollare come tossici e pericolosi tutti gli yo-yo senza fare alcuna distinzione tra quelli a norma di legge e quelli illegali è sbagliato e può danneggiare tutte quelle aziende che, nel rispetto totale della legge, hanno investito e investono tempo e denaro». La prima distinzione, spiegano gli addetti ai lavori, va fatta proprio sulla normativa. I 210 pezzi sequestrati in Italia fino a questo momento erano sprovvisti del marchio «Ce» il quale indica che il prodotto è realizzato nel rispetto di una precisa normativa e ne garantisce la qualità. Gli yo-yo in questione erano venduti su alcune bancherelle e sarebbero stati importati da una ditta cinese. «Esistono precise e severe normative europee sulla sicurezza dei giocattoli», precisa Giambattista Cailotto, commerciante all?ingrosso che rifornisce diversi negozi di giocattoli e tabaccherie. «I giocattoli sono sottoposti a test di sicurezza previsti da tali norme e solo su quelli che superano i test si può apporre il marchio Ce».
Mentre parla, Cailotto prende da uno scaffale una scatola di yo-yo. Sopra, c?è un adesivo con alcuni marchi e avvertenze: c?è il marchio «Ce», il nome dell?azienda che lo distribuisce, ma anche un marchio che indica come il prodotto non sia adatto a bambini di età inferiore a 36 mesi; e infine, un altro marchio con la sigla «Iat», Istituto analitico tuscanesse che si occupa della sicurezza dei giocattoli.
«Sono tutte informazioni che servono per chi acquista i giocattoli e che vengono apposte sul prodotto dopo precisi test. Per esempio, in questo caso, viene indicato chiaramente che il prodotto non è adatto a bambini che hanno meno di tre anni. Per il resto, i test hanno confermato che si tratta di prodotti sicuri», spiega Cailotto.
E il distributore precisa: «Nel caso degli yo-yo i test mirano proprio a verificare la non tossicità del materiale gommoso utilizzato e la sua resistenza alla rottura. Le aziende più sensibili possono inoltre decidere di testare il liquido contenuto all?interno». Questo proproi per allontanare definitamente i timori in caso di rottura dello yo-yo. In linea con quanto affermato dai commercianti veronesi c?è anche Martin Grossman, direttore di una delle compagnie di distribuzione nel Regno Unito del giocattolo prodotto a Taiwan, il quale ha dichiarato che la Yo-Ball non è pericolosa e rispetta i criteri di sicurezza europei. «Ne sono state vendute circa 60 milioni in tutto il mondo e non ci sono stati problemi. Nessuno è rimasto gravemente ferito».
«Sui giocattoli», precisano ancora i distributori veronesi, «è chiaramente indicato il responsabile dell?immissione sul mercato. Sembrerebbe che gli yo-yo venduti nel nostro paese siano stati tutti importati da un cinese sconosciuto. Al contrario, a questo distributore cinese, secondo quanto si è appreso, sono stati sequestrati soltanto 201 pezzi mentre molte aziende serie e importanti hanno operato nel pieno rispetto delle norme». I commercianti, dunque, vogliono tranquillizzare genitori e bambini e sottolineano l?importanza di un?informazione corretta che deve partire prima di tutto dai produttori: «I giocattoli che mettiamo in vendita», spiega Cailotto, «sono tutti certificati e con i marchi previsti dalla legge. È una questione di rispetto dei consumatori ma anche di serietà del nostro lavoro».

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