Lo spread non crede alla ricetta Monti
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fonte:
- Il Secolo d`Italia
I mercati continuano a non credere alla terapia di Mario Monti. Ieri lo spread tra il nostro Btp decennale e il Bund tedesco è salito fino a 531 punti base per poi chiudere poco sotto questo valore con un rebndimentio anch’esso in rialzo a quota 7,16 per cento. Il tutto in una giornata nel cui corso la Germania ha piazzato 3,9 miliardi di Bund a sei mesi ad un tasso d’interesse per la prima volta negativo(-0,01 per cento). Il che significa chegli investitori hanno preferito rinunciare al profitto a beneficio della certezza degli investimenti, in una situazione che ha visto la richiesta superare di 1,8 volte l’offerta.
Sul fronte borsistico la giornata delle piazze finanziarie europee è stata ancora una volta contrastata. Ovunque cali frazionali, mentre Milano è stata per l’ennesima volta la peggiore e ha lasciato sul terreno l’1,67 per cento, trascinata al ribasso da Unicredit che ha registrato un nuovo tonfo terminando la giornata in ribasso del 12,81 per cento. Proprio ieri la più internazionale delle banche italiane ha dato il via a un aumento di capitale di 7,5 miliardi di euro offerto con uno sconto del 43 per cento ritenuto eccessivo dagli operatori. E, infatti, in tre sedute le azioni hanno subito un ribasso che raggiunge più o meno questo valore. A Milano, comunque, è stato tutto il settore bancario a soffrire con numerosi titoli finiti nell’asta di volatilità (Mps – 14,39 per cento; Mediobanca – 6,87; Banco popolare – 5,36; Bpm – 3,25; Intesa Sanpaolo – 1,101 per cento). Forti le vendite anche su Fiat, con il titolo del Lingotto che ha chiuso a meno 6,23 per cento.
Ma se i mercati fanno fatica a valutare positivamente i provvedimenti del governo, sul fronte dei prezzi le cose vanno ancora peggio. I ritocchi alle accise per quanto riguarda la benzina e l’attesa per gli aumenti dell’Iva sembrano aver messo le ali al prezzo dei carburanti. Ieri è stata un’altra giornata di rincari con la Verde che, alla pompa, ha toccato 1,747 euro nella media nazionale e 1,813 euro in alcuni impianti del Centro Italia. Stesso trend per il gasolio che ha raggiunto 1,707 euro al litro ocn punte di 1,733 al Sud. Una situazione «insostenibile», secondo Federconsumatori, Adusbef e Codacons che chiedono un intervento del governo. Le prime due associazioni, in particolare, chiedono di «accelerare i processi di modernizzazione e liberalizzazione nel settore dei carburanti, che, ovviamente dovranno essere accompagnati da misure di controllo e verifica dei comportamenti speculativi». Con gli ennesimi rincari scattati ieri, calcolano, «gli automobilisti subiranno ricadute pesantissime per i propri pieni di benzina, pari a 192 euro annui», con ricadute «preoccupanti» sui prezzi dei beni trasportati su gomma, pari a 161 euro per i soli prodotti alimentari. Un fatto di non poco conto, quest’ultimo, perché, come segnala la Coldiretti, in Italia l’86 per cento dei trasporti commerciali avviene per strada, quindi il record dei prezzi dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che a quelli di produzione, trasformazione e conservazione.
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