5 Ottobre 2017

Lo sciopero Sda: merce deperibile ancora bloccata topi nei depositi

 

LA VERTENZA ROMA Merce deperibile, invasione di topi, disagi ai clienti, danni «devastanti» di immagine ed economici all’ azienda: sta diventando sempre più ingestibile la situazione nel sito di Milano della Sda courier express, azienda che gravita all’ interno del gruppo Poste. Da tre settimane è in corso uno sciopero dei sindacati di base che hanno bloccato la consegna dei pacchi. Ieri in un’ audizione al Senato, l’ amministratore delegato della società, Paolo Rangoni, ha denunciato problemi di ordine sanitario a causa delle deperibilità delle merci stoccate e non consegnate, e ha lanciato gravi accuse contro i Cobas che hanno proclamato le agitazioni. Intanto, da una parte è entrata in campo direttamente Poste annunciando che la consegna dei nuovi pacchi destinati a Milano e zone limitrofe verrà dirottata agli uffici postali, dall’ altra il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha assicurato un attento monitoraggio della situazione anche occupazionale. E non manca un esposto alla procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio presentato dal Codacons. IL BRACCIO DI FERRO Il braccio di ferro tra società e sindacati in ogni caso sta comportando gravi danni economici alla Sda che da circa un mese sta perdendo il 50% del fatturato e dei volumi. «Una situazione devastante» ha detto l’ ad Rangoni – «si perde fatturato e i costi fissi non sono ripagati. Centinaia di fornitori e agenzie sono nella stessa situazione. C’ è una situazione critica nel resto della rete. Alcuni stanno licenziando. Ci sono clienti che non stanno pagando fatture scadute per ritorsione». Descrivendo la situazione sanitaria dei capannoni, Rangoni ha parlato di cattivo odore» e di presenza di «ratti»: si «sta verificando» – ha detto – se ci sono le condizioni per lavorare o se è necessario chiedere uno «sgombero urgente». Il manager ha puntato il dito contro gli scioperanti: «il diritto al lavoro è negato» perché ci sono circa 200 lavoratori che vorrebbero lavorare ma non sono messi nella condizione di farlo. C’ è «un diffuso senso di impunità» nei sindacati di base, ha aggiunto. L’ azienda ha presentato in 21 giorni circa 15 esposti per riportare la situazione alla normalità. Su 8.500 lavoratori complessivi, 1.500 sono dipendenti diretti Sda mentre 4.500 sono corrieri e 2.500 sono facchini che lavorano negli hub sul territorio nazionale dipendenti da fornitori. Le persone in sciopero sono 700. «Ora 600 vorrebbero rientrare al lavoro – ha detto Rangoni – ma non ci sono più i volumi e dobbiamo fare turnazioni». In queste tre settimane di sciopero sono stati bloccati circa 70.000 pacchi. La replica dei sindacati è netta: allo sciopero dei lavoratori si sta affiancando una «serrata da parte dell’ azienda, che gira le lavorazioni ai concorrenti, pagando la differenza tariffaria, con lo scopo di mandare tutto a gambe per aria e poi agevolare un passaggio di mano di Sda ad Amazon» dice Roberto Luzzi, esponente del Si Cobas il sindacato di base che ha proclamato la protesta a oltranza. Al di là del caso Sda, tutto il settore della logistica, secondo i sindacati, soffre di condizioni contrattuali precarie dei lavoratori. Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti temono licenziamenti collettivi e chiedono al governo «la riapertura del tavolo di confronto perché oggi più che mai il problema degli appalti è diventato emergenza con tutte le sue sfaccettature». Giusy Franzese © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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