16 Settembre 2003

LO SCIOPERO DELLA SPESA



Dai mercatini dei rioni popolari ai negozi più accorsati: un fiume di massaie ormai incapaci di far quadrare i conti. Il popolo dei consumatori napoletani è ben informato e pronto alla sua azione di protesta per oggi, giorno dello sciopero della spesa contro l?aumento selvaggio dei prezzi. Prezzi spesso raddoppiati, dopo l?avvento dell?euro: di sicuro è così sulle bancarelle e nei negozi che offrivano «tutto a mille lire», diventati «tutto a un euro». La rabbia dei consumatori è giunta a un livello d?allarme tale da far comparire, sui muri di qualche supermercato del Vomero, le scritte «Abbasso l?euro». E c?è chi andrà oltre le regole del decalogo suggerito dalle associazioni dei consumatori, boicottando i negozi e arrangiandosi con le provviste. O, con ironia tutta napoletana, si preparerà una pizza, visto che farina, olio e pomodori ci sono in tutte le case.
Ad agosto, secondo l?Istat, l?aumento dei prezzi a Napoli è stato il più alto d?Italia (+3,6%), mentre sarebbe ancora più alto, secondo l?Ires (Istituto ricerche economiche e sociali) l?aumento reale. Un trend pericoloso, che fa dire anche ai commercianti che a Napoli esiste un pericolo-recessione. «Quello che preoccupa è il comparto alimentare – dice il presidente dell?Ascom Maurizio Maddaloni – In città i consumi sono sotto zero, la domanda è in sofferenza e sarebbe un controsenso aumentare i costi dell?offerta». In campo anche la Regione: «Nei prossimi giorni – dice l?assessore Gianfranco Alois – ci saranno incontri con i sindacati, le associazioni di categoria e dei consumatori per la creazione di un?authority regionale per il controllo dell?inflazione e di un osservatorio sui prezzi». Diversi toni dal Comune: «I prezzi di Napoli non sono i più alti in Italia – dice Raffaele Tecce, assessore al Commercio – La frutta, sicuramente, è più economica qui che al Nord. Ma c?è un aumento generalizzato dei prezzi, che colpisce in particolare i ceti più deboli, e che riguarda i beni di largo consumo».
«Nessun compra»: oggi sarà la parola d?ordine dell?Intesa dei consumatori, che raccoglie quattro sigle (Federconsumatori, Adoc, Adusbef, Codacons). Gli uomini-sandwich della Federconsumatori, che faranno interviste e distribuiranno volantini ai cittadini, partiranno da Montesanto (ore 9.30), toccando Pignasecca, piazza Carità, via Roma, via Chiaia, piazza Trieste e Trento, dove si uniranno al presidio della Coldiretti, prima di dirigersi verso il Vomero: nel pomeriggio incontro con i cittadini (ore 17.30, varco Angioino 65, Stazione marittima). Prima di conoscere l?esito dei questionari, basta un giro per i mercatini. «Lo sciopero – dice Cira Marchitelli – è l?unico modo per farsi sentire. Consumerò quello che ho in casa. Gli aumenti sono eccessivi, mettere in tavola il secondo ogni giorno è diventato un lusso». «Le cinquantamila lire di prima – dice Giustina Piscopo – oggi sono cinquanta euro. I numeri sugli aumenti mi confondono le idee. Io so solo che le melenzane sott?olio le ho sempre fatte, però non le avevo mai pagate tanto dal fruttivendolo. Altro che sciopero, ci vorrebbe una rivolta». «Il pollo ormai costa quasi quanto la carne – dice Eugenia – Le scarpe? L?ultimo paio l?ho comprato quando c?era ancora la lira». Anche un personaggio come Roberta Capua prende posizione: «Aderirei allo sciopero – dice l?ex miss Italia – ma la spesa la faccio il sabato. Bisogna stare attenti a non generalizzare e considerare ciò che c?è dietro. Certo, i prezzi sono aumentati: per questo il caro-vita sarà uno dei temi principali di ?Unomattina?».
Se il fronte delle associazioni dei consumatori si spacca sullo sciopero (cinque sigle dicono no allo sciopero indiscriminato per un giorno, sì al boicottaggio mirato continuato), l?iniziativa mobilita anche produttori agricoli, commissionari ed esercenti, che chiedono più trasparenza palleggiandosi le responsabilità delle non rare speculazioni. Nello spazio adiacente al teatro San Carlo la Coldiretti esporrà frutta e verdura con l?indicazione di origine, pezzatura e prezzo d?origine. Anche la Cia (Confederazione agricoltori) di Napoli aderisce allo sciopero. «Gli agricoltori – spiega Vincenzo Califano – pagano un prezzo salatissimo, provocato da comportamenti ai limiti della legalità da parte degli anelli forti della filiera agroalimentare». Di diverso avviso la Fac (Federazione autonoma commercianti): «No allo sciopero, sì alla tutela dei consumatori – dice Nunzio Vitolo – Le massaie, soprattutto nel settore agroalimentare, possono scegliere tra una miriade di prodotti e portare a casa un rapporto qualità-prezzo vantaggioso. La lievitazione dei prezzi c?è, la speculazione è regolata da un altro codice».

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