25 Ottobre 2017

Lo Stato rischia di dover restituire ai pensionati oltre 10 miliardi

Claudio AntonelliIeri l’ udienza definitiva alla Consulta. Poi la sentenza che dovrà decretare la legittimità del bonus Poletti ai pensionati o al contrario bocciare l’ escamotage con cui il governo di Matteo Renzi aveva aggirato una precedente sentenza della stessa corte. Il blocco della rivalutazione delle pensioni contenuto nella riforma Fornero era stato definito senza mezzi termini anti costituzionale. L’ esecutivo a ottobre del 2015 emise un decreto con l’ obiettivo di restituire ai circa 4,5 milioni di pensionati soltanto il 12% degli importi dovuti a cui furono detratte altre voci. In pratica la cifra bonificata fu di 2,8 miliardi contro i 24,1 spettanti. Non solo i rimborsi sono stati parziali, ma il decreto del governo ha introdotto una serie di scaglioni, in base ai quali il rimborso spetta nella misura del 40% per le pensioni che superano da tre a quattro volte i minimi, del 20% per quelle che li superano tra quattro e cinque volte e del 10% per gli assegni superiori tra cinque e sei volte al minimo. Per chi supera di oltre sei volte la pensione minima – assegni di circa 3.000 euro lordi al mese – non è previsto alcun rimborso. Il bonus è quindi «arbitrario per tre motivi», come aveva spiegato alla Verità Silvia Malandrin, responsabile progetti per la società Gestione crediti pubblici, attiva nell’ ambito del recupero dei crediti detenuti dal cittadini nei confronti della pubblica amministrazione e in prima linea nella difesa dei diritti dei pensionati interessati dal blocco. «Prima di tutto perché non restituisce ai pensionati l’ intero importo a cui avrebbero diritto; poi perché i pensionati ritenuti troppo ricchi non hanno diritto a un centesimo; tre perché viola palesemente un giudicato costituzionale». Con tali premesse, oltre 60.000 pensionati hanno fatto ricorso e dato avvio a un iter che ormai è maturo per una scelta che potrebbe anche trasformarsi in una batosta nella prossima Finanziaria. Se il giudici della Consulta dovessero bocciare in toto il bonus Poletti, il governo rischierebbe di dover mettere mano a una cifra che si avvicina ai 10,6 miliardi di euro. È, in pratica, la differenza tra quanto dovuto ai tempi dell’ ex ministro, Elsa Fornero, e quanto versato da Giuliano Poletti, il tutto diviso due. L’ anno 2012 è infatti da considerare caduto in prescrizione. La cifra è comunque da prendere con le molle. Infatti sia l’ avvocatura dello Stato, sia la controparte dell’ Inps sono pronte ad attivarsi perché solo le migliaia di ricorrenti, in caso di sentenza favorevole, possano festeggiare l’ aumento dell’ assegno mensile. Solo questi ultimi sarebbero al riparo al 100% da nuovi decreti contenenti ulteriori sforbiciate.Nelle motivazioni relative alla legittimità del ricorso, depositate lo scorso luglio, il giudice ha aperto a una serie di spiragli. Secondo il giudice rimettente il decreto ha salvaguardato il potere di acquisto in percentuali irrisorie rispetto a quanto garantito dalla precedente normativa. L’ avvocato Pietro Frisani insieme agli altri legali del suo staff ha commentato: «Siamo molto soddisfatti per questa ordinanza di remissione in Corte costituzionale, che ci ripaga degli sforzi compiuti fino a ora con le centinaia di ricorsi collettivi depositati e che conferma la correttezza delle motivazioni addotte nei nostri ricorsi. In passato non abbiamo nascosto il rammarico per il ritardo (oltre sette mesi dall’ udienza) con il quale è stata depositata l’ ordinanza. L’ udienza di ieri ha però posto in evidenza gran parte delle osservazioni che per mesi abbiamo portato avanti». Non a caso le questioni poste in 15 diverse ordinanze (dichiarata inammissibile solo quella del Codacons) provenienti da diversi tribunali e una dalla Corte dei conti, sono giunte a fine corsa. C’ è un dettaglio che può fare la differenza. Relatrice della causa è la giudice costituzionale Silvana Sciarra, che lo era già stata in quella del 2015. «Questo aspetto», conclude l’ avvocato Frisani, «ci lascia con un po’ di ottimismo. Anche se solo oggi ci sarà la camera di consiglio e la sentenza». Al di là degli assegni dei pensionati (che meritano sul tema una risposta definitiva), ai giudici toccherà indirettamente dare una valutazione sulla credibilità del governo. Non solo perché si fa beffe continuamente della giustizia, ma anche perché sul tema pensioni s’ intesta prerogative illegittime. Basti pensare che Cassazione e Consulta hanno da poco bocciato i prelievi forzosi alla casse di commercialisti, giornalisti e ragionieri. Nonostante questo lo storytelling spesso si muove con logiche avulse dalla realtà.«Il governo, che con la scorsa legge di bilancio stanziando risorse importanti per interventi tra cui Ape social e lavoratori precoci, ha riconosciuto che i lavori non sono tutti uguali e alcuni meritano una tutela maggiore», ha tenuto a precisare il ministro della Ppubblica amministrazione Marianna Madia, rispondendo alle polemiche sul rialzo dell’ età pensionistica. Con la manovra «stiamo assicurando le risorse per il rinnovo dei contratti» del pubblico impiego. «La priorità», ha detto, «per tutti, in questo momento, credo sia utilizzare al meglio queste risorse, per dare diritti ai cittadini interessati che sono molti». Vero: i 2,9 miliardi per garantire gli aumenti per gli statali saranno trovati perché valgono almeno 6 milioni di voti alle prossime elezioni. Al contrario per gli anticipi pensionistici – lo strumento ideato per ovviare all’ aumento dell’ età – non si trovano fondi. E la realtà resta una sola. Si andrà in pensione più tardi e con meno soldi.
claudio antonelli

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