8 Ottobre 2013

lmu, lite Pd-Pdl per esentare le case di lusso

lmu, lite Pd-Pdl per esentare le case di lusso

lite continua tra Pd e Pdl sull’ Imu per le case di lusso. Uno scontro culminato ieri con la bocciatura in commissione Bilancio e Finanze della Camera di un emendamento del Pd che prevedeva il pagamento della prima rata della tassa sulla casa per le abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro, emendamento poi riformulato in tempo zero (cancellando la rideterminazione dell’ Iva che lo rendeva inammissibile per estraneità di materia) e riammesso. Nella nuova formulazione la modifica prevede, con le entrate recuperate, di aggiungere 50 milioni al fondo affitti per il 2013 e di aumentare il rifinanziamento della Cig in deroga da 500 a 900 milioni. Il dato politico della vicenda è però molto chiaro e va al di là della semplice questione Imu, perché in Parlamento si è riacceso lo scontro all’ interno della maggioranza che sostiene Enrico Letta. Per la cronaca, il testo con la riformulazione proposta dal Pd sarà votato già nella giornata di oggi. Al teatrino al quale si è assistito ieri, con il tira e molla degli emendamenti prima bocciati e poi riammessi, ha replicato duramente Guido Guidesi, componente della commissione Bilancio per la Lega Nord. «Mentre il Partito Democratico in commissione Bilancio alla Camera propone di reintrodurre l’ Imu per alcune abitazioni principali – ha spiegato l’ esponente del Carroccio – il Pdl sembra non essere affatto d’ accordo. Siamo ancora una volta di fronte ad una spaccatura. Il governo chiarisca quanto prima la posizione che intende tenere perché enti locali e cittadini sono stanchi di essere presi in giro». La frattura tra Pd e Pdl, a detta delle parole di Renato Schifani, non sembra essere di facile ricomposizione: «Non intendiamo far pagare nessun prezzo al governo per le vicende di Berlusconi – ha detto l’ esponente del Pdl – ma non arretreremo di un millimetro sul programma concordato con l’ esecutivo e in particolare sull’ Imu». cifre indicate dal governo. «Se fossero 8-10 miliardi sarebbe meglio», ha detto il presidente di Confindustria. Per recuperarli, ha dichiarato a margine dell’ assemblea Indicam a Milano, «dovranno fare un’ analisi. Comunque rimango dell’ opinione che con una Pubblica Amministrazione che spende oltre 800 miliardi, con un minimo di spending review si possono recuperare». Anche i sindacati chiedono un intervento più massiccio. «Chiediamo di detassare fortemente i redditi da lavoro provenienti da una produttività che siamo interessati a far crescere», ha detto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Le associazioni dei consumatori affilano le armi. Per il Codacons «è evidente che se la cifra massima augurabile e raggiungibile è di appena 5 miliardi, che, peraltro, come dichiara Baretta e già attestato da Letta, non andrà tutta in busta paga ma andrà suddivisa tra imprese e dipendenti, allora è molto meglio destinare queste risorse per tornare indietro sull’ Iva, dato che l’ aliquota al 22% colpisce non solo i lavoratori ma anche i disoccupati, i cassaintegrati ed i pensionati al minimo che hanno una propensione marginale al consumo ancora maggiore».
 

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