22 Luglio 2006

L`Italia scopre la paura dell“`idraulico polacco“

I consumatori L`Italia scopre la paura dell“`idraulico polacco“



ROMA I più felici sono i polacchi (100mila quelli già residenti in Italia), la maggior comunità di neo-europei che ora potranno liberamente venire a lavorare da noi. Il governo ha aperto le porte ai lavoratori di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria. “Un atto coraggioso, determinato, che corrisponde alle nostre aspettative“, spiega l`ambasciatore polacco Michal Radlicki, rappresentante a Roma del “peso massimo“ tra i Paesi entrati nell`Ue due anni fa. “L`eliminazione del contingentamento per l`ingresso in Italia dei cittadini europei provenienti dall`Est pone fine ad una intollerabile discriminazione“, replica il ministro dell`Interno Giuliano Amato. Protestano per l`apertura del mercato del lavoro italiano ai cittadini dei nuovi Paesi Ue gli artigiani, timorosi dell`invasione da parte del competitivo “idraulico polacco“ che ha impaurito mezz`Europa, mentre le associazioni dei consumatori difendono la decisione dell`esecutivo di togliere le barriere alla circolazione dei lavoratori. “Spalancare le frontiere come ha fatto il governo mette in gravissima difficoltà l`intero settore – lamenta Luca Piedimonte, titolare di una ditta di riparazioni pronto intervento a Napoli -.Di pari passo alle tariffe crollerà la qualità del servizio e l`apparente beneficio si rivelerà un boomerang per tutti“. Ma nei Paesi che hanno optato subito per l`apertura del mercato del lavoro (Gran Bretagna, Irlanda e Svezia) la paventata “invasione dall`Est“ non si è mai verificata. “Finalmente si è posto rimedio al provvedimento sbagliatissimo con cui tre mesi fa il governo Berlusconi aveva fissato limiti immotivati – esulta Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori che insieme ad Adoc, Adusbef e Codacons forma l`Intesa dei consumatori -. Nessun dato sui flussi né dato economico motivava una simile assenza di libero scambio“. Insomma, se gli artigiani temono la concorrenza sottocosto simboleggiata dalla figura dell“`idraulico polacco“, le sigle di tutela degli utenti annunciano per i cittadini “maggior concorrenza, minori costi e migliori servizi“. “Giustizia è fatta, non si poteva attendere oltre per un provvedimento sacrosanto“, sottolinea il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, promotore dell`iniziativa. Alla parrocchia romana di San Stanislao alle Botteghe Oscure è giorno di festeggiamenti. “Era ora che l`Italia smettesse di trattarci da europei di serie B: potremo toglierci l`etichetta di lavavetri che ci hanno affibbiato negli Anni Ottanta quando iniziammo ad arrivare in Italia “, ripetono nella chiesa di riferimento della comunità polacca. “Perché un ingegnere, un idraulico o un operaio italiano possono lavorare in Polonia e non il contrario? Adesso saremo sullo stesso piano e poi saranno i clienti a decidere“, precisa Tadeusz Somis, giovane manovale polacco. Che aggiunge: “E` una menzogna che noi dell`Est pur di guadagnare prendiamo incarichi che non siamo in grado di portare a termine. La gente con noi è più diffidente, quindi sappiamo di non poter scontentare i clienti“. Secondo i dati Caritas i polacchi rappresentano in Italia una “comunità di eccellenza“ per quanto riguarda l`istruzione: nei due terzi dei casi si tratta di persone con un diploma di scuola superiore (50,7%) o con una laurea (14%), mentre solo un terzo degli italiani è in possesso di un titolo di studio simile. Vengono in Italia per lavorare (69,4% del totale), ma la loro collocazione è nella stragrande maggioranza come lavoratori stagionali o nell`ambito dell`assistenza e della collaborazione domestica. “La decisione del governo di aprire le porte ai lavoratori neo-europei rientra nella politica di liberalizzazioni ed elimina un ostacolo alla crescita dell`economia – sostiene l`economista Tito Boeri – .Adesso arriveranno lavoratori più qualificati: le precedenti restrizioni hanno prodotto un effetto negativo sulla qualità dell`immigrazione“. Anche la Commissione europea appoggia la decisione dell`Italia di abbattere le restrizioni nei confronti dei lavoratori dell`Europa dell`Est, prevista dal decreto sui flussi migratori approvato ieri dal Consiglio dei ministri. “Ciò porterà benefici all`economia italiana e al paese in generale“, assicura il commissario all`Occupazione Vladimir Spidla. Già in un rapporto pubblicato lo scorso febbraio, la Commissione aveva sottolineato come la mobilità dei lavori dell`Europa centrale e orientale verso i “vecchi“ Quindici abbia “soprattutto effetti positivi“. In effetti, prosegue l`esecutivo Ue, i Paesi che come la Gran Bretagna, l`Irlanda e la Svezia, fin dal maggio 2004, non hanno applicato alcuna restrizione dall`ingresso dei lavoratori dei nuovi membri “hanno conosciuto alti tassi di crescita economica, un calo della disoccupazione e un aumento dell`occupazione“. Prima dell`Italia, lo scorso maggio, anche la Finlandia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia hanno tolto restrizioni. “Agitano spettri solo le corporazioni che temono la fine di guadagni spropositati alle spalle delle famiglie italiane che adesso avranno vantaggi immediati – osserva Trefiletti – .Dopo decenni di iniquità scenderanno le tariffe nell`artigianato“. La Commissione Europea si felicita per la decisione dell`Italia. “Mi congratulo con l`Italia per questa decisione“ sottolinea in una nota il presidente dell`esecutivo Ue Jose Manuel Barroso. “Aprire il mercato del lavoro ai cittadini in arrivo dai nuovi paesi membri dell`Ue – aggiunge il commissario all`Occupazione Vladimir Spidla – porterà benefici all`economia italiana e al paese in generale“.

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