L’Italia esce dalla deflazione
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fonte:
- Milanofinanza.it
L’indice nazionale dei prezzi al
consumo ha registrato questo mese una diminuzione dello 0,2% su base
mensile e un aumento dello 0,1% rispetto a settembre 2015 (era -0,1% ad
agosto). Si tratta del primo dato positivo, seppur di poco, dopo sette
diminuzioni. Consumatori: è presto per cantar vittoria. Inflazione in
risalita nell’area euro: +0,4% a settembre
di Francesca Gerosa Torna a salire, almeno su base annua, l’inflazione a settembre. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, ha registrato una diminuzione dello 0,2% su base mensile e un aumento dello 0,1% rispetto a settembre 2015 (era -0,1% ad agosto).
Si tratta del primo dato positivo, “seppur di poco”, dopo sette diminuzioni tendenziali, segnala l’Istat. Quest’inversione di tendenza, spiega l’istituto di statistica, è dovuta principalmente al marcato ridimensionamento della flessione dei prezzi dei beni energetici sia non regolamentati (-2,7%, da -7,0% di agosto) sia regolamentati (-4,1%, da -5,9%) e, in misura minore, alla ripresa della crescita tendenziale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,1%; la variazione era nulla il mese precedente).
Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo sale a +0,5% (da +0,4% di agosto); al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,5% registrando, rispetto al mese precedente (+0,6%), un rallentamento di lieve entità. L’inflazione acquisita per il 2016 risulta quindi pari a -0,1% (era nulla il mese precedente).
Rispetto a settembre 2015, i prezzi dei beni fanno registrare una flessione pari a -0,2% (era -0,5% ad agosto), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi scende a +0,4% (da +0,5% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto ad agosto 2016, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di quattro decimi di punto percentuale.
La diminuzione su base mensile dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente ascrivibile ai cali congiunturali, in larga parte dovuti a fattori stagionali, dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-3,0%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,9%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% su base mensile e registrano una variazione nulla su base annua (da +0,6% di agosto).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,2% in termini tendenziali (era +0,1% ad agosto). Secondo le stime preliminari, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato aumenta dell’1,9% su base mensile e dello 0,1% su base annua, con un’inversione di tendenza dal -0,1% di agosto.
Ma è presto per cantar vittoria. “L’uscita dalla deflazione è ancora estremamente timida e la crescita dei prezzi dello 0,1% non basta a cantare vittoria”, afferma il Codacons. “La crescita limitata dei prezzi che aumentano appena dello 0,1% su base annua non può rassicurare il Paese”, spiega il presidente Carlo Rienzi.
“Di questo passo, infatti, e senza ricadute dei listini, ci vorranno circa 15 anni per tornare a livelli di inflazione accettabili e utili all’economia. La deflazione prima, e la ripresa lentissima dei prezzi ora, sono causati dai consumi stagnanti delle famiglie: proprio per questo chiediamo oramai da mesi misure atte a sostenere la domanda interna, perché solo se gli acquisti riprendono, i prezzi potranno finalmente ripartire, con benefici per l’intera economia”, conclude Rienzi.
Anche Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti frenano ogni entusiasmo: “la crescita, timida e contenuta, si ferma al +0,1%. Un dato ancora estremamente flebile e incerto, ma che rappresenta un piccolo passo in avanti”, osservano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef secondo i quali sta al governo, ora, sfruttare questo segnale positivo per avviare le misure necessarie per la crescita. “E’ il momento di innescare una nuova fase di sviluppo, che punti sulla ricerca, sull’innovazione, sulla modernizzazione e la creazione di infrastrutture, sulla valorizzazione dell’offerta turistica”, precisano.
Si tratta di “operazioni prioritarie” che rimetterebbero in moto il mercato del lavoro e la domanda interna (che dal 2012 al 2015 ha conosciuto un calo del -10,2%, pari a circa 72,2 miliardi di euro. “Ma, per aiutare la ripresa della domanda interna, è necessario anche un sostegno ai redditi più bassi e un maggiore controllo sulle tariffe: come è possibile che, ad esempio, solo per citare uno dei casi più eclatanti, nel periodo 2013-2016 l’aumento della Tari è stato di 20 volte in più rispetto l’inflazione?”, concludono Trefiletti e Lannutti.
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