30 Maggio 2002

«L´Italia chiede più controlli»

«L´Italia chiede più controlli»

«Da noi non c´è pericolo, ma temiamo l´importazione»





ROMA.

«L´agguato è ormai sempre dietro l´angolo. Da cinque anni in tutta Europa si susseguono scandali che mettono a grave rischio la salute del cittadino. Il nuovo caso tedesco è l´ulteriore conferma che i profitti hanno la precedenza sulla tutela della gente». Vincenzo Dona, presidente dell´ Unione nazionale consumatori, sottolinea i rischi per il nuovo allarme nel settore dell´allevamento. «Non penso ci siano gravi pericoli per l´Italia, che è fra i maggiori esportatori e non importatori di polli, ma certo ci sono state omertà gravissime. La notizia circolava da tempo, ma si è preferito tacere, così si sono create le condizioni per diffondere l´allarme in tutta Europa». Dona ribadisce l´esigenza della creazione dell´autorità europea dell´alimentazione: «Oggi – precisa – c´è un rimpallo sulle proposte per la localizzazione, mentre è urgente dare il via ai lavori per un sistema di vigilanza sicuro». Dello stesso parere il Codacons: «L´apertura dei mercati ha reso comuni a tutti i paesi della Ue i problemi dell´alimentazione – dice il presidente, Carlo Rienzi -, ma l´Europa non tiene nella giusta considerazione l´attenzione per questo settore. Così è inutile fare rigorosi e capillari controlli in Italia se poi l´emergenza arriva dall´estero. Se non si può sapere da dove arrivano gli animali e i mangimi, allora esiste un rischio generale anche per l´Italia. Basta considerare l´alimentazione un problema secondario. Abbiamo, ad esempio, avviato una raccolta di firme per un referendum per eliminare la legge che permette di variare i limiti di diossina nell´acqua a seconda di quanto questa è inquinata». Anche le organizzazioni agricole intervengono sulla necessità di garantire la tracciabilità: «E´ l´unica strada per assicurare protezione al mondo agricolo e al consumatore – dice Rolando Manfredini, responsabile qualità e igiene degli alimenti per la Coldiretti -. Quell´erbicida sott´accusa in Germania veniva utilizzato 20 anni fa in Italia, ma poi è stato messo al bando per le produzioni cerealicole perché sospettato di essere appunto cancerogeno. Ma il divieto è valido in tutta la Ue. Così la contaminazione in Germania ha dell´incredibile. Il sospetto è che questi mangimi siano stati reperiti in paesi diversi, dove ancora è autorizzato l´uso del diserbante. Per quanto riguarda l´Italia non bisogna dimenticare che è il secondo paese al mondo per i controlli sui fitofarmaci. Certo non è possibile dire a priori che nel nostro paese ci sia un pericolo di “contaminazione“, ma è peraltro remoto. Con il sistema della tracciabilità si potranno prevenire questi rischi. In ogni fase della produzione si sarà l´origine di prodotti, mangimi. In Germania, evidentemente, c´è stato il controllo da parte degli organismi di certificazione, ma non si è chiuso il ciclo delle verifiche». «Se c´è stato un uso volontario di questo erbicida nel settore biologico – precisano alla Confederazione italiana agricoltori – non è solo un danno per i consumatori ma per l´intero sistema delle produzioni biologiche. Viene messa in dubbio la correttezza e la garanzia». «E´ probabile – precisa Pina Eramo, presidente dell´associazione Agricoltura biologica della Confederazione italiana agricoltori – che questo prodotto possa essere arrivato anche in Italia. I controlli specifici spettano alla sanità (Asl, Nas). L´Italia è in ritardo nel settore della carne biologica ed è rimasta dipendente del Nord Europa. Per le produzioni italiane le verifiche spettano agli enti di certificazione che hanno competenza dal confezionamento, alla trasformazione e confezionamento. Ne esistono nove, riconosciuti dal ministero». Intanto sul fronte della qualità dal Friuli arriva una soluzione innovativa: se l´insaccato risulta migliore di quello prodotto da due aziende concorrenti scatta l´integrativo sul salario. È il singolare accordo sindacale raggiunto tra i titolari di un´azienda e la Federazione agricola Cisl.

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