L`Istat si scusa: «L`inflazione è più alta»
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fonte:
- Il Gazzettino
«Abbiamo sbagliato i conti, a gennaio non c`è stato il raffreddamento dei prezzi che avevamo calcolato»
Pardon, ci siamo sbagliati. Dopo avere comunicato il dato, oltremodo incoraggiante, di una frenata dall`inflazione che, a gennaio, si sarebbe assestata sul 2,7 per cento contro il 2,8 di dicembre, l`Istituto di Statistica deve ammettere: abbiamo fatto confusione, l`inflazione rimane, anche a gennaio, al 2,8 per cento. L`Istat ha rivisto al rialzo anche il dato congiunturale, che passa dunque da più 0,3 per cento a più 0,4.
Diramati i primi dati, l`Istat era stato immediatamente bombardato dalle critiche delle associazioni dei consumatori, che avevano contestato, tra grandi strepiti, i suoi calcoli. Secondo l`Istat, infatti, dietro il rallentamento dell`inflazione ci sarebbe soprattutto il contenimento del prezzo dei farmaci. Storie, obiettano i consumatori che negano che le cose, in farmacia, stiano andando come l`Istat racconta. Non hanno torto: dopo essersi rifatto due conti, l`istituto deve ammettere che sì, effettivamente nel capitolo «Servizi sanitari e spese per la salute» è presente un errore nella componente del prezzo dei farmaci: «Le regole attualmente utilizzate – si legge in una nota – prevedono che il periodo di rilevazione dei prezzi vada dal 16 del mese precedente al 15 del mese di riferimento. Pertanto, la modifica del prezzo dei medicinali, stabilita dal ministero della Salute pubblicata lo scorso 7 gennaio, essendo entrata in vigore il 16 gennaio 2003 deve essere incorporata nell`indice di febbraio e non in quello di gennaio».
Ormai da tempo al centro di un virulento turbinare di polemiche, per avere diffuso, nei mesi passati, dati che da più parti sono stati considerati inverosimilmente ottimistici e lontanissimi dalla realtà che la stragrande maggioranza dei consumatori percepisce, l`Istat è dunque al centro di nuove polemiche. Le associazioni dei consumatori, approfittando golosamente dello scivolone dell`istituto, reclamano a gran voce, a questo punto, che i vertici dell`Istat se ne vadano a casa. La stessa richiesta viene segretario dell`Ugl, Stefano Cetica. Il dato sull`inflazione di gennaio potrebbe essere stato «consapevolmente manipolato», aveva subito denunciato l`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), chiedendosi appunto se l`Istat avesse tenuto conto con un giorno di anticipo rispetto alle regole delle diminuzioni imposte dal decreto sulla riclassificazione dei farmaci entrato in vigore il 16 gennaio. E insinuando che l`Istat «abbia consapevolmente manipolato le rilevazioni». Intanto il presidente dell`Adusbef, Elio Lannutti, fa sapere che oggi si riuniranno i direttivi dell`Intesa per decidere le iniziative da prendere su «una statistica non affidabile ieri e tanto meno oggi». In ogni caso, aggiunge, «non basta ammettere l`errore, perché chissà quali altri errori si sono verificati e sono sfuggiti alle associazioni dei consumatori».
In merito all`errore dell`Istat, Fioroni (Margherita) ha presentato una interrogazione al ministro delle Attività produttive, Marzano, affinché la vicenda possa essere chiarita e siano presi provvedimenti per evitare problemi analoghi in futuro. Intanto Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, commenta: «L`Istat sbaglia, ammette l`errore e l`inflazione sale, fino al 2,8 per cento. Il governo sbaglia e neanche ammette l`errore. Sull`inflazione di gennaio, in realtà, quello che pesa di più è la persistenza dello 0,5 di change over che invece avrebbe dovuto scomparire. La Cgil chiede al governo non solo chiarezza sui dati macroeconomici, ma soprattutto politiche che invertano radicalmente l`impennata inflattiva che penalizza salari, stipendi e pensioni».
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