2 Febbraio 2006

L`Istat scopre le spese per i bambini Nel paniere felpe e latte in polvere

L`Istat scopre le spese per i bambini Nel paniere felpe e latte in polvere

ROMA – Esulta la Coldiretti: “L`inserimento della ricotta nel paniere Istat per valutare l`andamento dei prezzi è un riconoscimento alla crescita record dei consumi“. E se poi si considera che quel latticino ha scalzato nientemeno che il formaggio francese brie , è pienamente comprensibile che i contadini italiani siano al settimo cielo. Ma chi dall`aggiornamento del paniere Istat, dopo le polemiche sull`inflazione reale e percepita che vanno avanti senza soluzione di continuità ormai da quattro anni, si aspettava una mezza rivoluzione, deve accontentarsi di questo o poco più. Fra le 562 “posizioni“ che l`Istituto di statistica presieduto da Luigi Biggeri utilizza per calcolare l`indice dei prezzi al consumo, i cambiamenti sono stati pochissimi: fuori otto prodotti, dentro dieci. Insieme al brie , fuori anche il provolone, il caciocavallo, la bigiotteria, il body da donna e le videocassette. Dentro, con la ricotta, l`ananas, il latte in polvere per i neonati (finalmente), il pigiama da donna, l`apparecchio per i denti, la felpa e i jeans da bambino e persino il bed and breakfast. Alcune voci sono state poi segmentate: i trasporti ferroviari suddivisi in regionali e nazionali; i personal computer in “unità centrali“ e “periferiche“. Infine alcuni capitoli (sette) hanno visto accrescere il proprio peso. Fra questi, quello dell`abitazione, dell`acqua, dell`energia e dei combustibili. Una decisione commentata positivamente dall`Adiconsum: “Il maquillage va certamente nella direzione giusta“. Mentre l`Intesa dei consumatori ha bocciato senza appello il nuovo paniere: “I veri problemi riguardano le modalità delle rilevazioni dei prezzi e i pesi assegnati a ciascuna voce“. Perché quei problemi siano risolti bisognerà tuttavia attendere ancora. Secondo Roberto Monducci, direttore delle statistiche sui prezzi, “la Commissione istituita per la revisione del sistema degli indici dovrebbe concludere i lavori entro l`anno“. Ma è una dichiarazione che gronda ottimismo, almeno a giudicare dalle parole dell`economista Luigi Campiglio, che fa parte di quel gruppo: “I lavori non procedono velocemente. In sei mesi ci saremo riuniti un paio di volte“. Eppure domande che richiedono risposte ce ne sono, eccome. Per esempio: oltre agli indici, si devono rendere pubblici anche i valori assoluti dei prezzi, oppure no? Campiglio è favorevole, ma non tutti la pensano come lui. E poi: sono sufficienti le migliaia di rilevazioni che l`Istat effettua, o si potrebbe fare di più? “Probabilmente si potrebbero rilevare più prezzi. E non è così difficile, visto che l`Istat può richiederli, per fare un caso, alla grande distribuzione, e per via informatica“, sostiene Campiglio. “O ancora“, aggiunge l`economista della Cattolica di Milano, “si potrebbe ricorrere alla segmentazione, com`è stato fatto ora per i trasporti ferroviari e i computer, per rendere più fedeli le rilevazioni“. E magari si scoprirebbe che anche i famosi “pesi“ delle voci in qualche circostanza sono lontani dalla realtà. Campiglio porta come esempio il capitolo abitazione, acqua, energia e combustibili: “Nel paniere dell`inflazione pesa per il 9,5%. Forse perché si considera che la maggioranza degli italiani ha la casa di proprietà, anche se spesso paga un mutuo che vale l`affitto. Sinceramente, devo ancora incontrare una persona che spende per mandare avanti la casa meno del 10% di quanto guadagna“. Sergio Rizzo.

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