L`Istat riscopre la ricotta e abolisce il Vhs
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fonte:
- La Stampa
L`Istat riscopre la ricotta e abolisce il Vhs
Nel bilancio delle famiglie italiane, a fine mese, il verdetto del contatore della luce pesa più di quello che si spende per mettere insieme il pranzo con la cena. Le famiglie lo sapevano già, c`è di nuovo che se n`è accorto l`Istat: l`istituto di statistica che tiene sotto controllo i prezzi e compila mese per mese il temuto bollettino dell`inflazione ha aggiornato il “paniere“, cioé l`elenco dei prodotti tenuti sotto controllo per valutare l`andamento dei prezzi. Aumentando l`incidenza della spesa energetica sul calcolo, diminuendo invece quella alimentare. Scopo dell`operazione, riavvicinare l`inflazione reale a quella percepita ed evitare il bisticcio sempre più evidente tra i bollettini rassicuranti, dov`è scritto che i prezzi aumentano poco, e lo stipendio che non basta più. Il nuovo paniere, messo a paragone con il vecchio, racconta anche come cambia il paese: siamo soprattutto quello che consumiamo. Espulsi dal paniere, per esempio, i tessuti da uomo e da donna. Chi veste su misura non è più rilevante, almeno dal punto di vista della statistica. Addio anche al noleggio delle videocassette – il buon vecchio Vhs -, e dal frigo medio spariscono nell`ordine il brie, il provolone, e il caciocavallo. Addio perfino al body: alla biancheria sensuale l`Istat preferisce il “pigiama da donna“. C`è chi ipotizza che la donna-maliarda si stia riconvertendo in donna-mamma, confortato dal fatto che nel paniere sono entrati di prepotenza “jeans per bambini“, “felpa per bambini“, e anche gli “apparecchi odontoiatrici“. Se è ancora vero che è la donna ad occuparsi (nella maggioranza dei casi) della dispensa, è comunque una donna più culinariamente corretta. Il brie francese lascia il posto agli “stagionati di produzione locale“, la lista s`è arricchita dei “formaggi stagionati a pasta filata“, di ricotta e ananas. Entra in classifica il tanto discusso latte in polvere per neonati. Le novità, spiega il direttore delle statistiche sui prezzi dell`Istat, Roberto Monducci, “servono ad aumentare la copertura“ del campione. Per questo l`istituto ha anche provveduto a “una completa ristrutturazione“ di alcune voci di spesa. I trasporti ferroviari sono stati divisi in regionali e nazionali: di qui chi va in vacanza, di là i pendolari. Due capitoli anche per il computer: l“`unità centrale“ è una cosa, le “periferiche“ un`altra. Novità anche nei servizi finanziari: gli italiani non si contentano più di un banale conto corrente ma si sbizzarriscono in prestiti personali, carte di credito e di debito, mutui e finanziamenti dei tagli più diversi. Cambia anche il raggio d`azione del termometro dei prezzi. Quest`anno l`Istat misurerà 86 Comuni, uno meno del 2005 (dentro Vercelli, fuori Teramo ed Avellino) coprendo il 90,2% del territorio nazionale (prima era il 91,1%). L`Istat batte a tappeto il Nordovest, ma si contenta di coprire l`83,4% del sud. Ogni mese gli ispettori consulteranno 40mila punti vendita, 10mila abitazioni (per gli affitti) e 400mila cartellini dei prezzi. Altre modifiche sono attese per fine anno: a dicembre arriverà il rapporto della commissione che lavora alla revisione dell`intero sistema. L`Istat, conclude Monducci, ha preso in considerazione l`ipotesi di costruire gli indici per “sotto-popolazioni“: uno per i pensionati, un`altro per i professionisti. È quel che chiedono, da tempo, le associazioni dei consumatori: accolgono puntualmente i dati sull`inflazione con una bordata di fischi, e sostengono che il sistema in uso – nonostante gli aggiornamenti annui introdotti dal 1999 è rimasto fermo all`Italia del boom economico, a quarant`anni fa. Nel dubbio – e in attesa del verdetto della commissione – i consumatori attaccano il nuovo paniere: sarebbe “incapace“ di cogliere la vera inflazione. “Aggiungere o togliere alcune voci non basta“, commenta l`Intesa dei Consumatori. Il Movimento di difesa del cittadino osserva invece che “l`ingresso e l`eliminazione dei prodotti è fatto in funzione della capacità di far apparire più o meno basso il tasso di inflazione“. Non resta che confidare nella commissione: resteremo poveri, almeno ce lo dicano.
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