L`Istat: nel 2006 carovita al 2,9% contro la media del 2,5
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
I consumatori restano critici: dati ancora irrealistici
ROMA L`inflazione non è una sola. E sicuramente per i più poveri è più penalizzante. A fare i calcoli non sono state questa volta le associazioni dei consumatori, che da sempre lamentano l`impatto differenziato del caroprezzi, ma l`Istat, l`unica autorità ufficiale in materia, che ha identificato delle vere e proprie inflazioni “su misura“ delle varie tipologie di famiglie italiane. Il risultato non è incoraggiante. Lo scorso anno l`aumento dei prezzi è stato maggiore per le famiglie “a basso livello di spesa per consumi“, ovvero per le famiglie più povere, che spendono meno perché dispongono di meno risorse. Per loro il tasso di inflazione è arrivato a quasi il 2,9%. Mentre, tenendo conto dei dati di spesa e dei consumi degli italiani, la media nazionale delle famiglie residenti in Italia (esclusi quindi i turisti che vengono solitamente inglobati nelle statistiche diffuse ogni mese) è stata del 2,5%. La differenza sembra apparentemente poco significativa, ma, ha spiegato il presidente dell`Istat, Luigi Biggeri, 0,4 punti di inflazione in più o in meno hanno il loro peso. Soprattutto se si considera che in alcuni momenti dell`anno, in particolare ad agosto con l`impennata del petrolio e quindi di tutte le spese energetiche, dalle tariffe casalinghe ai trasporti, il caroprezzi è arrivato per le famiglie meno abbienti al 3,5%. Anche per le altre tipologie particolari di famiglie prese in considerazione dall`Istat, l`inflazione è stata lo scorso anno superiore a quella che ha invece riguardato, nella media, i circa 23 milioni totali di famiglie italiane. Penalizzati sono stati quindi anche i pensionati “con bassi livelli di spesa“, quindi ancora una volta poveri, con un tasso di inflazione del 2,8%. Impatti più contenuti sono stati invece quelli registrati per le “famiglie in affitto o subaffitto“, terza tipologia presa in considerazione, (+2,52%) e per i “pensionati in generale“(+2,51%), quarta ed ultima macrocategoria. Le differenze tra le tipologie dipendono ovviamente dal diverso peso che i vari prodotti e servizi hanno sulla spesa di ciascuna famiglia. Ad esempio, se per i pensionati sono soprattutto gli alimentari a pesare, per le famiglie in affitto è il capitolo casa ad essere preponderante. Lo sforzo statistico dell`Istat non ha però convinto le associazioni dei consumatori, da sempre in prima fila nel criticare i calcoli dell`inflazione dell`era euro, e nemmeno i sindacati di base. L`Usi-Rdb (Sindacato di base dei lavoratori della ricerca) definisce i nuovi indicatori “solo fumo“, e parla di calcoli “di scarso valore“, mentre Adusbef e Federconsumatori non perdono l`occasione per accusare l`Istat di “aver scoperto l`acqua calda“ e di aver creato “alchimie dalle gambe corte“. L`Adoc ritiene che per precari e pensionati l`inflazione sia ancora superiore, e in particolare “più pesante di almeno 2 punti percentuali“, mentre per il Codacons l`Istituto di statistica “dà i numeri, ma sbagliati“. L`unica voce più morbida è quella dell`Adiconsum che, pur non condividendo a pieno la metodologia utilizzata dall`Istat, ne apprezza l`impegno.
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