18 Maggio 2007

L?ingorgo delle auto blu

L?ingorgo delle auto blu

Roma, 15 mila macchine: tanti privilegi, poche regole

ROMA – Sono almeno quindicimila. Se si mettessero una dietro l`altra formerebbero una fila lunga 60 chilometri. Praticamente un serpentone di lamiera da piazza del Popolo a Latina. Sono le auto blu, status-symbol fra i più ambiti. Un privilegio al quale nessuno vuole rinunciare. Soprattutto in una città come Roma costantemente stritolata da ingorghi, dai cortei di protesta, dalle multe e dal trasporto pubblico che non basta mai. E così ogni giorno invadono la Capitale. Spesso fanno lo slaloom tra le auto dei comuni mortali incolonnate nel traffico. E spesso, per evitare la multa, hanno sul tetto il classico lampeggiante oppure sul cruscotto un contrassegno “fai da te“ che equivale a dire “lei non sa chi sono io“. In un modo o nell`altro le paghiamo tutte noi: la maggior parte come contribuenti; le restanti, indirettamente, come consumatori. LA CARICA DEI 15.000 Riuscire a sapere quante siano è più difficile di quanto si possa pensare. Negli anni Novanta proprio il Messaggero ne calcolò 12.000. Qualche anno dopo il Codacons ne stimò per tutta Italia 40.000. Anche perché è impossibile distinguere con precisione, soprattutto per i numerosi enti pubblici e amministrazioni locali, le auto destinate all`attività degli uffici dalle berline di lusso che accompagnano per tutta Roma politici, personalità, grand commis ma anche funzionari di quart`ordine. Bisogna sommare i dati di oltre 500 tra aziende pubbliche e private, amministrazioni locali e sedi di rappresentanza, organi costituzionali, banche, sindacati e sedi diplomatiche straniere. Basti pensare che all`ombra del Colosseo ci sono 144 ambasciate. E quasi tutte vanno moltiplicate per tre perché a Roma ci sono anche le ambasciate presso la Fao e quelle presso la Santa Sede. Dati che vanno incrociati con quelli dell`archivio dell`Atac, l`agenzia della Mobilità che gestisce le telecamere per l`accesso al centro storico di Roma (che guarda caso si chiama Fascia Blu). Chi ha un`auto blu e vuole circolare a Roma, infatti, non può certo fare a meno di richiedere il permesso per la Ztl del centro dove hanno la sede i più importanti uffici del Paese. Soltanto così si arriva ad una stima, per difetto, di 15.000 ammiraglie che ogni giorno invadono Roma. Fino a gennaio, quando è entrato in vigore un deciso giro di vite del Campidoglio, sono stati rilasciati 12.247 permessi: organi costituzionali (1.628), enti pubblici o a partecipazione pubblica (2.264), partiti politici (216), sindacati (165), ambasciate (935), banche (397), attività terziarie (5.815) e Vaticano (278). Una cifra alla quale bisogna aggiungere le auto del ministero dell`Interno e della Giustizia utilizzate per le scorte e tutte quelle degli Stati Maggiori che trasportano per Roma generali e colonnelli della Difesa, dell`Esercito, della Marina, dell`Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Poi tutte le auto blu dei 120 comuni della provincia di Roma (quelle dei sindaci, degli assessori che spesso e volentieri raggiungono la Capitale). E quota 15.000 è raggiunta. IL PALAZZO DELLE AUTO BLU “Scorte e auto di rappresentanza non possono essere uno status symbol ma una risposta a reali necessità“. Lo ha detto il premier Romano Prodi il 18 maggio del 2006 nel suo discorso di insediamento. La promessa era una drastica riduzione. I risultati, però, ancora non si sono percepiti. “Il Governo ha annunciato provvedimenti sulle auto blu ma al momento si sta comportando anche peggio del Governo precedente – è sbottato a settembre 2006 Gioacchino Gabbuti, 55 anni, amministratore delegato dell`Atac – Ogni giorno per colpa della sosta selvaggia delle macchine davanti a Palazzo Chigi, Galleria Alberto Sordi e Rinascente, le nostre linee bus accumulano un ritardo del 25% sul tempo totale del percorso“. D`altronde nel nuovo governo Prodi ci sono 25 ministri, 10 vice ministri e 66 sottosegretari. Tutti hanno l`auto blu. E molti anche la scorta. OCCHIO AL LAMPEGGIANTE A Roma ci sono due reparti per tutte le scorte, non solo quelle di Governo: uno presso il Viminale che conta circa 700 uomini, l`altro presso la questura che ne ha 300. Ma quando non basta si attinge alle volanti a scapito della città. I servizi di sicurezza sono di quattro livelli diversi: quello “eccezionale“ (stabilito a seconda dei casi), la “scorta“ (un`auto con due o tre uomini che segue quella della personalità), la “tutela“ (un uomo armato a bordo della stessa auto della personalità) e solo l`autista (sempre un uomo delle forze dell`ordine). Le scorte del Presidente e dei due vicepresidenti del Consiglio sono gestiti direttamente dal Cesis. Il resto è invece stabilito dal comitato provinciale per l`ordine e la sicurezza pubblica con la supervisione dell`Ucis (l`ufficio centrale interforze per la sicurezza personale). I nostri 25 ministri hanno tutti la scorta (quindi doppia auto). Lo stesso i sottosegretari alla Giustizia, all`Interno, alla Difesa, al Lavoro e alle Finanze: in tutto altre 20 personalità con auto blu e auto di scorta al seguito. Ma quelle del Governo sono soltanto una piccola parte di tutte le scorte. Ci sono quelle assegnate a parlamentari, magistrati, economisti e imprenditori a rischio: circa 50 scorte (100 macchine) e 150 tutele. E ci sono tutte quelle che vengono assegnate giorno per giorno a personalità che nella loro città hanno la scorta che non li segue nelle trasferte romane. PICCOLI POTERI, GRANDI PRIVILEGI La scorta non ce l`hanno. Ma l`auto blu guai a chi gliela tocca. Sono gli uomini degli enti locali. Non solo i 16 assessori della Regione Lazio, i 15 della Provincia e altrettanti del Comune di Roma. Ma hanno auto e autista i capi di gabinetto, i segretari generali, i capi dipartimento e qualche funzionario della Asl, i 19 presidenti di municipio e anche i loro direttori tecnici e direttori amministrativi. Praticamente un esercito o, per dirla alla Gian Antonio Stella, una grande casta. Per non parlare dei consiglieri. Alla Pisana, tra presidenti di commissione e ufficio della presidenza del Consiglio, hanno l`auto blu più della metà degli eletti. In Campidoglio la situazione cambia poco: una macchina pagata dai contribuenti spetta, per esempio, a tutti i capigruppo: e a Roma tra partiti classici, neo formazioni e liste civiche ci sono 14 gruppi. I più importanti o i più furbetti viaggiano con Alfa 166, Alfa 159, Lancia Thesis, Bmw, Audi, Mercedes. Gli altri si accontenatno di Fiat Stilo, Fiat Punto, Lancia Lybra e qualche Fiat Panda. Quasi tutte prese a noleggio. Ma per molti, per carità non per tutti, l`importante è poter parcheggiare a piacimento in doppia fila, sul marciapiede o sulle strisce pedonali, scaricare il contachilometri sulla corsia d`emergenza del Raccordo Anulare, e percorrere a tavoletta le corsie preferenziali facendosi largo a colpi di clacson. Tanto i cittadini ormai si sono rassegnati e non protestano più. I vigili, invece, intervengono raramente. E quando lo fanno, il ricorso contro la sanzione è subito pronto: “ragioni di servizio“. E la multa viene annullata. QUANDO IL GIOCO… SI FA DURO Se istituzioni, aziende e enti pubblici non rispettano Roma, è Roma che si fa rispettare. Così a luglio del 2006 il sindaco Walter Veltroni ha detto basta all`invasione delle auto soprattutto nel cuore della città Eterna. E lo ha fatto con un provvedimento di forza ma al tempo stesso chirurgico, aumentando il costo dei permessi della Ztl e limitando il numero dei pass da concedere al grido di “un permesso-una targa“. “Così ci saranno o più soldi nelle casse del Comune – ha detto Veltroni – o meno automobili in centro“. La delibera è entrata a in vigore a gennaio del 2007 e, secondo i dati del Campidoglio, sta già dando buoni risultati: nei primi 45 giorni dell`anno c`è stata una diminuzione di 1.600 permessi per un totale di 6.360 targhe. “È finito il tempo dei privilegi, si è ristabilito un clima di tutela del nostro centro storico sia per la disciplina del traffico sia sotto il profilo della giustizi
a morale e sociale – ha detto il sindaco – Abbiamo tenuto duro davanti a tante richieste, provenienti anche da fonti autorevolissime“. Con una sola eccezione, ma celestiale. Il Vaticano. come le ambasciate, la Santa Sede avrebbe dovuto pagare 550 euro per ogni permesso. Ma dopo una lettera di fuoco firmata dal cardinal Bertone che richiamava i Patti Lateranensi, il Campidoglio ha cancellato uno zero facendo pagare i pass al Vaticano soltanto 55 euro.

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