L’inflazione si impenna al 2,4% E sul petrolio scatta l’allarme Ue
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA Benzina e gasolio, in primo luogo. E poi pane e frutta. Da qui parte la nuova fiammata dell’ inflazione che a febbraio ha fatto registrare un aumento del 2,4% rispetto all’ anno scorso e una crescita mensile di +0,3%. Bisogna tornare a novembre 2008 per trovare un rincaro più alto (+2,7%) e comunque siamo in ascesa rispetto al mese di gennaio che si era fermato a +2,1%. E’ una tendenza che non sembra ridimensionarsi, spinta dalla crisi libica.
Volano i prezzi della benzina che anche ieri hanno registrato nuovi aumenti.
L’ Europa . L’ Italia non è sola a fronteggiare la ripresa dell’ inflazione.
A febbraio infatti la media europea si è attestata sul 2,4% contro il 2,3% di gennaio.
Il nuovo rincaro ha messo l’ Europa in stato d’ allarme, costringendola a rivedere le stime per il 2011 di quattro punti rispetto alle precedenti.
Si passa così a un +2,2% per l’ Eurozona e a +2,5% per la Ue-27.
La Commissione, per ora, mantiene toni rassicuranti.
Ma tutti guardano verso la Bce che riunisce il board in settimana e che, in prospettiva, potrebbe decidere un sia pur lieve aumento dei tassi visto che l’ inflazione si mantiene sopra la soglia di riferimento del 2%.
Petrolio .
E’ l’ effetto-Libia e l’ impatto degli aumenti nel prezzo del petrolio che suscita le maggiori preoccupazioni.
Proprio ieri le quotazioni del Wti e del Brent hanno ripreso a salire: a New York il greggio americano è salito da 97 a 99,63 dollari al barile, ai massimi da settembre, mentre a Londra il Brent ha chiuso a 113,49.
I mercati rimangono "nervosi" di fronte ad una situazione di instabilità in Nord Africa e alle incertezze sul possibile "contagio" delle rivolte al Medio Oriente.
E il bollettino delle Borse rimane incerto-variabile.
Benzina.
In media si va dall’ 1,541 euro/litro degli impianti Tamoil all’ 1,546 di Eni e Q8 (no-logo a 1,457 euro/litro).
Per il diesel si passa dall’ 1,429 euro/litro delle stazioni di servizio Esso all’ 1,439 rilevato negli impianti Q8 (le no-logo a 1,367).
Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,789 euro/litro registrato nei punti vendita Eni allo 0,799 euro/litro degli impianti Q8 (0,772 euro/litro le no-logo).
Nel Mezzogiorno, in particolare, si registrano punte massime superiori a 1,58 euro/litro per la verde e di quasi 1,46 euro/litro per il diesel.
I prezzi.
L’ aumento di febbraio, annunciato ieri dall’ Istat, comporterà un’ inflazione acquisita per il 2011 pari all’ 1,5%.
A incidere sul nuovo picco è innanzitutto l’ impatto del caro-greggio sui prezzi di benzina (+11,8% su base annua) e gasolio (+18% per i mezzi di trasporto, +17,2% per il riscalamento).
Ciò si ripercuote inevitabilmente sulle tariffe nel settore dei trasporti, che nell’ ultimo mese hanno fatto registrare un vero e proprio boom, con aumenti dell’ 1,8% per i treni, del 3,3% per i biglietti arerei e del 7% per il trasporto marittimo.
Ma dietro la nuova impennata inflazionistica non c’ è solo l’ effetto petrolio.
Volano anche i prezzi di molti generi alimentari: dal pane (+1,2% su base annua), alla frutta fresca (+2,4%), ai formaggi e latticini (+3,7%).
Tanto che il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, non ha nascosto i suoi timori: «Preoccupa – ha ammesso – la dinamica dei prezzi energetici e delle materie prime alimentari, sospinta dalla domanda dei Paesi emergenti, dai fattori di instabilità e dalle pressioni speculative.
Ne deriva – ha aggiunto – un’ inflazione importata che non aiuta i consumi interni e la crescita dell’ economia».
Le reazioni.
Per la Confcommercio il contesto economico italiano «rimane debole» ma gli aumenti di febbraio «erano attesi e l’ Italia si muove in un contesto europeo».
Per la Cisl è urgente il blocco delle tasse sui carburanti, per l’ associazione Casper questo livello d’ inflazione comporterà un sovraccarico di 1205 euro in ragione d’ anno a carico delle famiglie.
Gli agricoltori sono i più preoccupati.
I rincari dei carburanti, afferma Coldiretti, hanno un impatto sull’ 86% dei trasporti commerciali e quindi l’ effetto-Libia «pesa notevolmente sul prezzo finale di vendita dei prodotti».
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