L`inflazione sale al 2,7%
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fonte:
- Il Resto del Carlino
ROMA ? Peggio del previsto. L`inflazione a ottobre sale a quota 2,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2001, mentre da settembre a oggi l`incremento medio è stato dello 0,3%. Un dato che non si aspettavano gli analisti e la Confindustria. Gli economisti erano infatti convinti che i prezzi sarebbero rimasti sui livelli già alti raggiunti a settembre, cioè al 2,6%.
E invece nulla da fare. La corsa del carovita sembra inarrestabile. Se l`Istat confermerà le indicazioni fornite ieri dalle città campione, faremo un salto all`indietro di oltre un anno, quando ? era l`agosto del 2001 ? i prezzi al consumo raggiunsero il 2,8%.
L`allarme salari
Il dato diffuso allarma per il rischio salari ad esso connesso, visto che l`inflazione programmata dal governo è dell`1,7% e che entro questo tetto vanno tenute le richieste salariali nei rinnovi contrattuali. Non solo, secondo un`elaborazione fatta dall`Intesa dei consumatori la corsa verso l`alto peserà mediamente sulle tasche delle famiglie italiane per 705,61 euro l`anno. Per questo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori chiedono un immediato intervento del governo a tutela dei cittadini.
A gettare acqua sul fuoco è il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano: «Nessun allarme, si tratta di un dato stagionale. Del resto anche l`altro anno eravamo al 2,6%».
Sul banco degli imputati ci sono infatti le voci scuola, vestiario, affitti. Ad aggiungersi alle spese per il corredo scolastico ad ottobre bisogna infatti mettere nel conto anche rette e tasse. Così come su questo mese pesa l`aggiornamento dei listini per quanto riguarda il vestiario, nonchè la rilevazione trimestrale degli affitti. Ma a portare all`insù l`indice dei prezzi al consumo ci sono ancora una volta i servizi, soprattutto bar e ristoranti.
In questa situazione, prevede il centro studi Isae, a fine anno ci troveremo con una inflazione media al 2,5% che farebbe ancor più aumentare il differenziale tra l`inflazione italiana e quella degli altri paesi europei. L`Isae spiega però che il tasso dovrebbe riscendere rapidamente dall`inizio del 2003.
Anche la Confcommercio non vede nero. Il gradino inflattivo di ottobre «è scontato», spiega l`associazione. Dunque. «E` presumibile che con ottobre si sia esaurita la spinta al rialzo».
Non altrettanto ottimista è la Confindustria. «Quello di ottobre ? dice il capo economista di viale dell`Astronomia, Giampaolo Galli ? è un dato superiore alle attese. Ora la prospettiva più probabile è che a fine anno si vada al 2,5%. In questi ultimi mesi abbiamo avuto una continua lievitazione dal minimo del 2,2% toccato a giugno e luglio». Colpa del prezzo del petrolio, che «risente dei venti di guerra che spirano dal Medioriente e riflette giorno per giorno le aspettative di un conflitto con l`Iraq». Colpa dei servizi. Galli sottolinea infatti che per i beni di consumo l`andamento congiunturale «è risultato pari allo zero». Dunque ad aumentare sono i servizi non industriali: telecomunicazioni, trasporti, cinema e ristoranti.
I sindacati
Siamo di fronte «a un brutto segnale», dice anche il numero due della Uil, Adriano Musi. «Nonostante i tanti annunci del governo non si riesce a fare una politica di controllo dei prezzi. Se si vuole davvero far ripartire i consumi la politica salariale deve essere agganciata a un livello di inflazione credibile». Il dato di ottobre, rincara il segretario confederale Cisl, Raffaele Bonanni «indica che la situazione non è affatto sotto controllo».
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