1 Aprile 2003

L`inflazione rialza la testa

L`inflazione rialza la testa

A marzo +2,7%. Marzano: è l`effetto della guerra




ROMA. Riprendono a correre i prezzi nel mese di marzo: dopo la discesa di febbraio, quando il tasso era passato dal 2,8% di gennaio al 2,6%, in questo mese infatti i prezzi al consumo sono saliti, su base tendenziale, del 2,7%. Un segnale che, accompagnato sul fronte interno da una perdurante stagnazione dei consumi e da una progressiva perdita di competitività delle imprese, preoccupa gli osservatori. E che, inserito in un panorama internazionale dominato dall`incertezza della guerra, suona come un campanello d`allarme.
Commentando i dati Istat il ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, centra l`attenzione proprio sui fattori e sulla congiuntura internazionale. «Non è che in questo periodo non stia succedendo niente – ha commentato infatti il ministro -. Il petrolio ha avuto in questo periodo qualche fibrillazione ed è noto che la componente energetica entra nei prezzi di tutti i prodotti». Siamo in presenza, secondo Marzano, di 3 fattori: «alla congiuntura internazionale, che non è splendente, si è sommato il pericolo del terrorismo e, ora, anche l`evento bellico. Sono 3 fattori che pesano sulle aspettative industriali e delle famiglie e che non possono non avere riflessi» sull`economia.
Anche secondo il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, i dati sull`inflazione risentono della «pressione che c`è in questo momento sul prezzo del petrolio. Si sconta un piccolo aggiustamento tecnico che riporta l`indice al 2,7%». Per Parisi però le imprese stanno contribuendo a mantenere il tasso basso, «tenendo bassi i prezzi alla produzione e facendo in modo che funzioni la politica dei redditi».
Assai più preoccupato il fronte sindacale. «Questo dato preoccupa ma non era difficile prevederlo – afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – La guerra poi non è sicuramente rassicurante per quanto riguarda l`andamento dell`economia, soprattutto per la crescita del prezzo del petrolio e delle materie prime. In questo momento preoccupa soprattutto la durata della guerra. Fare valutazioni ora sull`andamento dell`economia è inutile. L`unica cosa che conta è la durata della guerra, prima finisce e meglio è». E il nuovo balzo in avanti dei prezzi era prevedibile anche per il segretario confederale della Cgil Marigia Maulucci, secondo la quale «questa inflazione ci allontana dall`Europa, riduce la competitività del Paese e soprattutto mortifica il potere d`acquisto delle retribuzioni».
Una situazione di cui il Governo non può non prendere atto, come sottolinea il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. «Un livello così alto di inflazione – dice infatti Bonanni – si protrae da lungo tempo e denota un consolidamento in assenza di una politica dei redditi. Bisogna ripristinarla con un sistema che controlli prezzi e tariffe. Il Governo non può continuare a far finta di niente». E un appello al Governo lo fa anche il segretario generale dell`Ugl, Paolo Segarelli, secondo il quale «occorre un attento monitoraggio da parte dell`Esecutivo sulla spesa energetica e sul peso degli aumenti regionali delle tariffe, per impedire che i costi sopravvenuti ricadano sempre sui consumatori più deboli».
A lanciare l`allarme sulla necessità di un intervento del Governo di fronte alla crisi dei consumi, la corsa dei prezzi e una crescita rallentata, è invece il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, secondo il quale «una manovra aggiuntiva oramai sembra inevitabile».
Secondo l`Intesa dei Consumatori, l`Esecutivo deve intervenire riducendo il prezzo dei carburanti ed abbattendo l`Iva che grava sul gas, per far risparmiare alle famiglie 259 euro l`anno.

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