14 Gennaio 2022

L’inflazione minaccia la spesa degli italiani: 1200 euro in più a famiglia nel 2022

Il 2022 rischia di essere, per gli italiani, un anno di “salassi”. A preoccupare le famiglie non ci sono solo le bollette di luce e gas: l’inflazione minaccia sempre di più il “carrello” della spesa. A fine dicembre i prezzi al consumo, secondo le stime preliminari dell’Istat, hanno segnato un aumento di quasi il 4% su base annua, collocandosi ai massimi dal 2008. Accelerano, in particolare, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (che, in un solo mese, hanno raddoppiato, da +1,2% di novembre a +2,4% dell’ultimo mese del 2021).

In forte aumento anche i prezzi dei prodotti “ad alta frequenza d’acquisto”, passati da +3,7% a +4%. Una crescita che non sembra destinata a fermarsi. Nel 2022, l’inflazione acquisita (cioè la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero fermi da gennaio a dicembre) – stando agli ultimi calcoli dell’Istituto di statistica – è all’1,3% per i prodotti del carrello della spesa, mentre quella per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto è già all’1,8%.

“Per il 2022 si prevede un’inflazione tra il 2,8% e il 3% con una maggiore spesa annua tra 1.000 e 1.200 euro a famiglia “tipo” per la sola spesa quotidiana”, ha spiegato Carlo Rienzi, presidente del Codacons. La sua associazione ha stimato che, nel 2021, la famiglia “tipo” italiana, a causa del tasso di inflazione medio all’1,9% registrato lo scorso anno, abbia dovuto sborsare 584 euro in più per l’aumento dei prezzi al dettaglio, con punte di 758 euro annui per un nucleo con due figli. Numeri, secondo il Codacons, destinati ad aggravarsi per via dei rialzi delle bollette di luce e gas che determineranno un’ondata di rincari in tutti i settori.

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, a gennaio, l’inflazione toccherà il 4% e nella previsione dei manager del settore food&beverage, interpellati dall’Ufficio Studi Coop, nel 2022 i prezzi dei generi alimentari dovrebbero registrare un aumento del 3,5%. Secondo il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, “i rincari a livello internazionale delle materie prime, energetiche ma non solo, iniziati diversi mesi fa, si stanno propagando a tutto il resto. Pensiamo alla pasta: guardando alle variazioni congiunturali dei prezzi, da settembre a dicembre 2021, abbiamo variazioni tendenziali del +2,4%, +3,9%, +5,6% e +7,8%. C’è stata, dunque, un’accelerazione nella crescita dei prezzi. Ma questa “corsa” si è diffusa anche al pesce fresco, ai frutti di mare, all’olio di semi, per fare qualche esempio”.

“Questi impatti – ha spiegato ancora Bella – sono estremamente problematici, perché l’inflazione, soprattutto quella in alta frequenza d’acquisto, non solo riduce il potere d’acquisto del reddito corrente, della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida, ma induce aspettative che tendono ad autorealizzarsi. Per noi il problema principale, a breve termine, è la riduzione del tasso di crescita dei consumi dovuto alla riduzione del potere d’acquisto e del reddito”.

Per far fronte agli aumenti, il 77% degli italiani è pronto ad una drastica riduzione dei consumi. Secondo l’Ufficio Studi Coop, tra promozioni, ricerca di punti vendita e canali più convenienti e abbattimento degli sprechi, molti italiani affronteranno il carovita tagliando sulla qualità e sulla quantità dei prodotti, soprattutto al Sud e tra le famiglie meno abbienti.

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