17 Novembre 2009

L’inflazione in Italia torna a salire

 ROMA L’inflazione in Italia torna a salire: con il +0,3% segnato a ottobre, si conferma la crescita lenta ma costante dei prezzi dopo la frenata di luglio. Anche dall’Eurozona provengono segnali di disgelo: pure se a ottobre la variazione dei prezzi rimane negativa, segnando meno 0,1%, rispetto al dato di settembre (-0,3%) c’è comunque una lieve ripresa. Il riscaldamento dei prezzi si ritrova anche su base mensile: con incrementi sia all’interno dei confini nazionali (+0,1%) sia nell’Eurozona (+0,2%). L’andamento dei prezzi misurato dall’Istat per l’Italia e da Eurostat per Eurolandia, se da una parte può mettere al riparo dai timori di deflazione, dall’altra suscita l’allarme dei consumatori, che prevedono un calo dei consumi anche sotto Natale: in tempo di crisi, il riaffacciarsi dell’inflazione non farebbe che deprimere gli acquisti. In crescita le spese per i servizi Nella Penisola, a spingere i rincari su base annua sono state le spese per i servizi e, in particolare, quelle per l’istruzione (+2,5%), con un’impennata delle rette per la scuola primaria (+5,3%), a cui si aggiunge l’aumento, forse complice l’allarme influenza, delle tariffe per i servizi medici (+2,4%). Mentre, sul versante dei beni, hanno fatto da traino i prodotti alimentari (+0,6%), con rincari per verdure (+2,5), caffè (+1,3%) e carne (+1,1%). Ma il termometro dell’inflazione ha segnato gli incrementi più significativi per la voce bevande alcoliche e tabacchi (+2,7%). Costi più leggeri, invece, si sono registrati per le bollette del gas (-10%) e per il settore del trasporto, soprattutto per quello aereo (-14,5%). In generale, il carrello della spesa quotidiana, il paniere dei prodotti che si acquistano più spesso, ha registrato una crescita in linea con quella complessiva (+0,2%). Riguardo all’andamento dei prezzi mese su mese, a ottobre rispetto a settembre i rincari maggiori hanno interessato ancora una volta le spese per la scuola (+1,3%) e quelle per l’abbigliamento (+0,3%). A livello congiunturale, però l’accelerazione dell’inflazione è stata bloccata dai prodotti energetici, che hanno subito un forte calo (-1,3%). In Italia rialzi e cali dell’inflazione hanno rispecchiato le variazioni dei prezzi registrate in Eurolandia, con una differenza rilevante solo per i prodotti alimentari, che nell’Unione Europea a 16 hanno segnato un ribasso importante a livello annuale (-1,5%). Buone notizie per gli agricoltori Come ha sottolineato Confagricoltura, dai dati Istat si rileva ancora una lieve tendenza verso l’aumento dei prezzi al consumo dei beni alimentari. Nel frattempo, rileva l’organizzazione, «i prezzi agricoli all’origine finalmente presentano, dopo mesi di continue flessioni, qualche segno di ripresa: il rialzo di +3,2%, di ottobre rispetto a settembre 2009, è però ben lungi dal coprire la forte flessione su base annua del settore, che raggiunge -15,8% per il comparto dei prodotti vegetali e -7,8% per quello zootecnico (dati Ismea ottobre 2009 su ottobre 2009), penalizzando i redditi dei produttori».  L’allarme dei consumatori Intanto, commentando i dati Istat sull’inflazione di ottobre, il Codacons parla di «un dato preoccupante, dato che l’inflazione è salita nonostante siano diminuite le voci trasporti e abitazione, energia e combustibili, che solitamente fanno da traino all’inflazione. In particolare sono calati i prezzi dei carburanti. Ci si domanda, quindi, cosa succederà a fronte di una nuova e sempre in agguato impennata dei prezzi energetici».  Il Codacons, quindi, chiede i saldi prima di Natale. «Si tratta di una misura – sottolinea l’organizzazione – che ha molteplici effetti positivi: contrastare la crisi, ridurre l’inflazione, rilanciare i consumi e combattere la chiusura dei negozi. Se non vogliamo avere un Natale in bianco, l’unica soluzione a costo zero è anticipare i saldi a dicembre, prima del periodo natalizio».

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