L’inflazione fredda che fa paura
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fonte:
- Miaeconomia.it
Prezzi al gelo, consumi al palo. Su questa equazione molto semplice si è basato la reazione di associazioni dei consumatori e delle imprese ai dati provvisori Istat sui prezzi al consumo di giugno. Secondo l’istituto, infatti, i prezzi sono cresciuti dell’1,3% su base annua mentre su base mensile sono rimasti al palo, invariati. Un dato che non sembra tranquillizzare nessuno, a volte per motivi opposti.
Ci sono le imprese commerciali di Confercenti, secondo cui “che l’inflazione rallenti è una buona notizia che però contiene anche delle insidie. E di certo segnala il senso di responsabilità delle imprese in una fase difficile. Ma non si può nascondere il fatto che il dato di giugno sa di stagnazione a riprova della attuale debolezza dell’economia italiana”.
In una nota dell’associazione imprenditoriale si sottolinea che i prezzi al palo riflettono una mancanza di crescita, con i consumi sotto traccia. “Servirebbe, fra l’altro, un anticipo della riforma fiscale annunciata che faccia respirare i bilanci sempre più compressi delle famiglie ed aiuti in particolare le Pmi a superare gli scogli che ostacolano il ritorno allo sviluppo”.
Dall’altra le associazioni dei consumatori fanno un passo più in là. “L’esplosione dell’inflazione è ancora in agguato e se non si è ancora registrata è solo perché la famosa ripresa economica è ben lungi dall’essere arrivata”, avverte il Codacons.
Che segnala come l’Istat abbia reso noto che i prezzi alla produzione dei prodotti industriali a maggio sono aumentati dello 0,5% rispetto ad aprile e del 3,6% rispetto a maggio del 2009, il maggior rialzo tendenziale da ottobre 2008. “Inevitabile che questi rialzi trasleranno presto sui prodotti finali”.
Mentre davanti alla contrazione dello 0,4% dei prezzi alimentari, il Codacons ritiene che “considerato il crollo della domanda che si è registrato in questo settore persino nella grande distribuzione, i prezzi avrebbero dovuto scendere su base annua almeno del 7%. Se poi considerassimo i rialzi ingiustificati avuti dall’agosto 2007 ad oggi, allora avrebbero dovuto scendere di almeno il 20%”.
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