28 Maggio 2008

L`inflazione erode gli aumenti salariali ma non per tutti

Se i salari aumentano meno dell`inflazione, è facile capire quanto il potere d`acquisto degli italiani si sia ridimensionato. Secondo l`Istat, ad aprile le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del 2,8% in un anno, mentre in quello stesso mese il tasso di rialzo dei prezzi è stato del 3,3%. Uno scarto di 0,5 punti percentuali che fa risultare insufficiente un miglioramento che comunque c`è stato. Significativo sui 12 mesi, più contenuto negli ultimi tempi: rispetto a marzo 2008 è stato solo dello 0,1%. A gioire dei rialzi, poi, non sono tutte le categorie. E` andata bene a chi lavora nel mondo delle assicurazioni, che si è visto aumentare la propria busta paga del 7,7%. Ai dipendenti dei ministeri, che hanno raccolto il 6,2% in più, a chi gravita nel mondo turistico (+5,7%), alimentare (+5,4%), nella scuola (+5,3%), nella difesa (+5,5). Uno dei settori più in difficoltà, il commercio, proprio quello che deve fare maggiormente i conti con il rincaro dei prezzi e il calo dei consumi. Chi vi lavora, è riuscito a migliorare la propria posizione solo di uno 0,4%. Ma non hanno di che entusiasmarsi nemmeno gli operatori dei servizi alle imprese (+0,5%) e del comparto carta, editoria e grafica (+1%). Nessuna differenza, invece, nell`agricoltura, nelle strutture dell`amministrazione regionale e in quelle delle autonomie locali. Per il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, è “una vera e propria emergenza salariale. Questi dati confermano l`imponente trasferimento di risorse che, negli ultimi anni, si è verificato dal lavoro dipendente verso il lavoro autonomo e che ha prodotto un`erosione significativa e progressiva del potere d`acquisto dei salari“. Di squilibri tra lavoratori autonomi e dipendenti ha parlato anche la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci: “Occorre una massiccia redistribuzione verso il lavoro dipendente attraverso fisco, controllo di prezzi e tariffe, contrattazione“. Misure che, per il Codacons, non sono sufficienti a sostenere e rinforzare il potere d`acquisto, considerando poi anche il fatto che il tasso inflazionistico dei beni di più largo consumo, quelli acquistati da operai e pensionati, è arrivato al 5,1%. “Il governo ? chiede l`associazione dei consumator i- deve garantire a tutti una pensione minima di 800 euro al mese. E` impossibile vivere con meno di questa cifra se non ci sono altri redditi familiari che consentono di superare tale soglia“. Ma, trattamento economico a parte, quello che preoccupa nel bollettino dell`Istituto di statistica è la scarsa salvaguardia dei diritti dei lavoratori italiani. Alla fine del mese scorso, risultavano scaduti 41 accordi di regolamentazione dei rapporti di lavoro. Un plotone di 7,1 milioni di dipendenti, il 57,8% del totale, in attesa di rinnovo contrattuale. La percentuale di normative in vigore, pari adesso al 42%, potrebbe scendere fino al 39% entro ottobre, se nessun`altra parte in causa si deciderà a prendere in mano carta e penna. D`altra parte, i lavoratori non stanno a guardare. Tutt`altro. Hanno una consapevolezza così profonda di quanto sia fondamentale rivendicare i loro diritti da non poter fare finta di niente. I dati parlano chiaro. Nel periodo compreso tra gennaio e febbraio del 2008, le ore in cui non si è lavorato a causa di conflitti sono state 702 mila, quattro volte di più degli stessi mesi del 2007. Segno che le problematiche contrattuali non passano in secondo piano.

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