L`inflazione decolla e abbatte i consumi
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fonte:
- Il Secolo XIX
Ma Coldiretti denuncia speculazioni: “Il prezzo del grano è sceso“
ROMA. Cresce l`inflazione, diminuscono i consumi, ma soprattutto divampa una nuova polemica fra produttori e consumatori. Nel giorno in cui l`Istat diffonde i dati definitivi relativi al mese di ottobre (+2,1% su base annua, contro il +1,7% di settembre), la Coldiretti torna a parlare di speculazione ai danni dei consumatori: “Il prezzo del grano, a ottobre, si è ridotto almeno del 10% rispetto al mese precedente. A questo punto non esistono alibi per i rincari del pane e della pasta, che dovrebbero al contrario diminuire“. Eppure, secondo l`Istat, sono proprio pane e pasta, con aumenti rispettivamente del 10,3% e del 6,4% su base annua, a pesare sempre di più sul budget delle famiglie italiane. Una ripresa dei consumi, suggerisce indirettamente l`Istat, potrebbe essere favorita dal contenimento dei listini, anche se l`esperienza del passato dimostra – precisa la Coldiretti – che “alla diminuzione delle materie prime agricole non fa seguito una diminuzione dei prezzi al dettaglio che invece, come benzina e gasolio, tendono sempre ad aumentare: negli ultimi venti anni il prezzo del pane è aumentato del 419% a fronte di una sostanziale stabilità del grano“. Una denuncia, quella di Coldiretti, che trova conferma nei dati dell`ultimo mese. Dopo un`estate e un autunno caldi, infatti, il prezzo del grano negli ultimi trenta giorni è sceso del 25% sul massimo storico di 249,60 euro a tonnellata, toccando sempre venerdì scorso i 187 euro sul mercato di Chicago. La differenza non è sfuggita ai consumatori, che ora chiedono una riduzione dei prezzi di pane e pasta. “Non vorremmo che le aziende che utilizzano il grano copiassero le caratteristiche con cui operano nel mercato le imprese petrolifere“ o peggio che “panettieri e pastai facessero come i benzinai“ dicono Adoc Adusbef Codacons e Federconsumatori, che “pretendono“ riduzioni conseguenti sui prezzi al consumo e parlano di “una nuova bastonata da almeno 400 euro l`anno per le famiglie italiane“. Ma a preoccupare i cittadini non sono solo pane e pasta, i cui aumenti restano comunque fuori da ogni logica. A correre più velocemente dell`inflazione media sono anche latte (+5,3%), pollame (+7,3%) e frutta (+5,4%). Di “rincari selvaggi“ parla anche la Cia, Confederazione italiana agricoltori. A detta dell`organizzazione agricola, gli aumenti registrati dagli alimentari negli ultimi mesi, “rilevanti per alcuni settori, sono ingiustificati, poichè le quotazioni sul campo sono rimaste stazionarie. Purtroppo dobbiamo registrare come questi incrementi stiano provocando flessione media dell`1,5-2% dei consumi agroalimentari. Oltre a pane e pasta, si sono avute, infatti, diminuzioni negli acquisti domestici di frutta del 3,6%, di ortaggi (1,7%) e dei lattiero-caseari (0,9%)“. Resta il problema, ovviamente irrisolto, di come arginare questa nuova ondata di rincari. “Il Parlamento deve aprire un`indagine conoscitiva“, propone il Verde Angelo Bonelli, “perché i dati diffusi dall`Istat sono davvero preoccupanti. Dobbiamo colpire le eventuali speculazioni a danno delle famiglie, che danneggerebbero fortemente quelle più disagiate. Inoltre occorre un provvedimento di calmierazione dei prezzi che si estenda anche agli oneri impropri dell`energia elettrica. � infatti incomprensibile il fatto che, con un euro forte sul dollaro di circa il 40%, i cittadini pagano come se il rapporto fosse 1 a 1“. Difende se stessa, invece, l`Unione petrolifera (Up): “Alla base dell`incremento dei prezzi dei carburanti nel mese di ottobre – dicono i petrolieri – c`è il rafforzamento delle quotazioni internazionali, che per la benzina sono cresciute del 25% rispetto ad un anno fa, mentre per il gasolio del 19%“. “Dal 1° ottobre ad oggi, la quotazione Platt`s della benzina – spiega l`Up – è aumentata di circa 6 centesimi di euro al litro, contro un più 3,8 centesimi del prezzo industriale. Parallelamente il gasolio nello stesso periodo a livello Platts si è apprezzato di circa 7 centesimi di euro al litro contro i 5 centesimi del prezzo industriale“.
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