2 Novembre 2007

L`inflazione cresce e le famiglie pagano

L`impennata di ottobre porta il dato a+2,1% rispetto al 2006
L`inflazione cresce e le famiglie pagano
Secondo il calcolo effettuato dalle associazione dei consumatori, la crescita costerà circa 400 euro all`anno alle famiglie

Il brusco aumento dell`inflazione rilevato a ottobre dall`Istat costerà alle famiglie circa 400 euro in più all`anno. Lo hanno calcolato le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) sulla base delle stime dell`Istituto di statistica che ha verificato un`impennata costo della vita dall`1,7 per cento di settembre (ad agosto era stato +1,6 per cento) al 2,1 per cento di ottobre 2007 rispetto allo stesso periodo dell`anno scorso. A pesare su quella che i rappresentanti delle associazioni hanno definito una vera e propria stangata, sono stati i rincari dei più comuni generi alimentari, come pane (+10 per cento), pollame (+7,3 per cento), pasta (+6,5 per cento), frutta (+5,4 per cento) e latte (+ 5,3 per cento). Di fronte a questi numeri Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno chiesto a gran voce al governo di intervenire velocemente “con controlli a tappeto dei prezzi“, ma anche con azioni efficaci volte a debellare le speculazioni, “unica spiegazione di rincari tanto accentuati“ che potrebbero portare alla “bancarotta migliaia di famiglie“. Tra le associazioni dei commercianti le reazioni sono state diverse. Secondo Confesercenti “l`aumento tendenziale di ottobre va valutato con preoccupazione tenendo conto che influiscono su di esso fenomeni di cui non si vede la fine come le pesanti tensioni internazionali sui prezzi e sulle materie prime e il forte balzo delle tariffe locali e del prezzo dei carburanti“. Per quanto riguarda, ad esempio, il capitolo latte, Confesercenti sottolinea che preoccupa non solo in Italia ma anche in Germania (dove sono attesi aumenti fino al 40 per cento) e in Francia: il prezzo cresce per cause esterne come l`aumento del grano ma anche per strozzature del settore. Infine la confederazione degli esercenti ritiene che per contrastare la corsa dei prezzi il governo debba puntare a ridurre le accise sui carburanti, a monitorare e frenare la marcia inarrestabile delle tariffe locali e a rivedere anche meccanismi come le quote latte che finiscono con il penalizzare i consumatori. “Ma è importante ? conclude Confesercenti – anche che i governi premano sulla Bce affinché la leva dei tassi non finisca per produrre una `gelata` sulla crescita economica del 2008“. Dal canto suo Confcommercio ha definito i dati diffusi dall`Istat sull`inflazione “largamente prevedibili“. L`associazione dei commercianti ritiene che si tratti di un effetto degli aumenti delle materie prime energetiche, degli alimentari e della produzione, da cui derivano circa i tre decimi di punto dei quattro riscontrati in termini congiunturali. Ma, sottolinea che al netto di queste componenti l`inflazione rimane sotto il due per cento. Secondo la Confcommercio, infatti “il dato di ottobre, pur segnalando il riaffacciarsi dei processi inflattivi, non ne autorizza una lettura allarmistica. Il fenomeno, peraltro, non è una esclusiva italiana perché a ottobre la variazione media Uem è stata del 2,6 per cento. Questo naturalmente implica che la ripresa dei prezzi legata a prodotti di prima necessità preoccupa per i possibili effetti sui consumi delle famiglie, che già scontano una situazione di bassissima crescita“. Sul tema del caro prezzi è intervenuta anche Federalimentare. Secondo l`associazione di categoria della Confindustria nel biennio 2004-2005 i prezzi al consumo del settore hanno mostrato aumenti superiori ai rispettivi prezzi alla produzione. Mentre nel 2006 le due variazioni sono state pressoché allineate, con una marginale prevalenza della dinamica dei prezzi alla produzione. Negli ultimi mesi del 2007, sulla scorta della forte impennata delle quotazioni internazionali delle materie prime concernenti le filiere cerealicola e lattiero-casearia, l`industria alimentare ha accusato una rapida e improvvisa crescita dei prezzi alla produzione di alcuni comparti, non ancora riversata sui corrispondenti prezzi al consumo. La variazione dei prezzi alla produzione dello scorso mese di settembre appare, così, nettamente superiore a quella dei corrispondenti prezzi al consumo. “Sono chiare perciò – precisa Federlimentare in una nota – le tensioni di costo che impattano sull`industria e che si stanno accumulando. Esse sono legate a monte – si ribadisce – alle quotazioni internazionali di alcune materie prime agricole“. Si impone dunque, secondo l`industria alimentare, un corretto riequilibrio nei rapporti di filiera, in un quadro di trasparenza, a difesa della sopravvivenza delle aziende e dell`interesse del consumatore. Di diverso avviso rispetto all`organizzazione di rappresentanza degli industriali è la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che non usa mezzi termini: “Sul fronte dei prezzi alimentari si sono scatenati rincari selvaggi e speculazioni. I listini si `gonfiano` in maniera abnorme nei vari passaggi dal campo alla tavola“. Secondo il responsabile dell`area economica della Cia, Enzo Mastrobuoni, infatti, una filiera troppo lunga e complessa genera distorsioni e, spesso, aumenti artificiosi. La fase della produzione è, dunque, quella più penalizzata. “L`andamento dei prezzi all`origine in agricoltura degli ultimi anni lo dimostra chiaramente“, conclude la Cia. “Si è andata sempre più allargando la forbice tra listini sui campi e quelli praticati al dettaglio con forti penalizzazioni per gli agricoltori che hanno dovuto registrare un ulteriore calo dei redditi che nel 2006 sono diminuiti del 3,4 per cento“.

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