28 Settembre 2011

L’inflazione corre più dei salari

L’inflazione corre più dei salari
 

Roma. Ad agosto le retribuzioni orarie contrattuali registrano crescita zero su luglio, mentre su base annua si osserva un aumento dell’ 1,7%. Nei primi otto mesi dell’ anno le retribuzioni sono aumentate dell’ 1,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, cioè a dire in misura inferiore al tasso dell’ inflazione, che in quello stesso mese è cresciuta del 2,8%. Da molti mesi, le retribuzioni salgono meno dei prezzi al consumo ed è caduta la polemica con l’ Istat, accusato nel passato di diffondere dati ottimistici. Sempre in agosto, i dipendenti in attesa di rinnovo del contratto di lavoro sono 4,3 milioni. Alla fine di quel mese, sono in vigore 47 contratti, che regolano la parte economica degli accordi per 8,7 milioni di lavoratori, corrispondenti al 61,7% del monte retributivo globale. Sono in attesa di rinnovo 31 accordi, relativi a 4,3 milioni di dipendenti. Nel settore privato è in vigore l’ 84,1% dei contratti, con un massimo del 100% in agricoltura e un minimo del 68,6% per i servizi privati. I contratti della Pubblica amministrazione sono bloccati per il triennio 2010-2012 in base alle norme finanziarie anti-crisi. Secondo i dati diffusi dall’ Istat, nel secondo trimestre, le ore lavorate per dipendente aumentano dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’ incidenza della Cassa integrazione è di 25,3 ore ogni mille ora lavorate, con un calo sul secondo trimestre 2010 di 7,2 ore ogni mille. Nell’ industria, sono stati rilevati aumenti dell’ 1% in generale e del 3,2% nelle costruzioni. Nei servizi, gli aumenti più vistosi si hanno nel commercio all’ ingrosso e al dettaglio. I dati non soddisfano i sindacati. Il segretario confederale della Uil, Antonio Fuccillo, osserva che la crescita delle retribuzioni è di molto inferiore a quella dell’ inflazione. Finché le retribuzioni resteranno su questi livelli e l’ attesa dei rinnovi contrattuali non diminuirà, è logico che il ciclo economico resterà bloccato. Occorre una politica del lavoro che crei nuova occupazione, con un fisco più giusto nei confronti dei redditi da lavoro. Il Codacons accusa il governo di aver congelato gli stipendi dei dipendenti pubblici e di non aver rivalutato le pensioni superiori a 2.337 euro lordi mensili, mentre i prezzi salgono con l’ aumento dell’ Iva. «Chi ha una entrata fissa e fatica ad arrivare a fine mese – prosegue il Codacons – è sotto il fuoco incrociato del governo, mentre chi guadagna sopra 90mila euro si è salvato dal contributo di solidarietà. Per non toccare il tasto dei costi inutili della politica, che vede il governo prendere in giro i cittadini con la finta eliminazione delle province che non solo cambieranno solo di nome, ma che rischiano addirittura di raddoppiare di numero sotto forma di associazioni tra comuni». L’ Aran, l’ agenzia che tratta gli stipendi dei dipendenti pubblici, ha comunicato ieri che nel 2009, si è avuto un aumento dell’ 1,3% contro il 3% dell’ anno prima. Statali e colleghi soffrono.

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