L’inflazione è allo 0,9%
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fonte:
- Giornale di Vicenza
ROMA È un inizio d’estate freddo quello che le famiglie italiane si ritrovano nel carrello della spesa di tutti i giorni. I prezzi stanno rallentando la loro corsa, tanto che l’inflazione, secondi i dati Istat, è arrivata a maggio allo 0,9%, minimo dal 1968. Ma per i beni di prima necessità, quelli che sono acquistati quasi ogni giorno (dagli alimentari ai giornali, dalle sigarette alla benzina), la frenata è stata ancora più evidente, con una discesa allo 0,6%. Niente a che vedere con i picchi del 6 toccati a luglio 2008. A raffreddare i prezzi è stato soprattutto il comparto energetico, lo stesso che l’anno scorso era stato responsabile di un’estate bollente, con un’inflazione al 4%. Tra i beni quotidiani sono stati i carburanti a mettere a segno la flessione più significativa. Insieme ai lubrificanti, hanno registrato un calo di quasi il 18% rispetto a maggio 2008 (-15,8% la benzina e -25% il diesel). Anche per molti altri componenti della spesa quotidiana, che rimangono comunque sopra il +0,6%, si è registrata una frenata rispetto ai tassi di crescita aprile. Per gli alimentari, ad esempio, si è passati da un aumento su base annua del 2,7% a +2,5% (per il pane i rincari si sono fermati a +1,1% dal +1,4% di aprile, mentre per la pasta di semola di grano duro si è scesi da +7,7% a +4,8%). Ed è rallentato anche il tasso di incremento di alcolici e tabacchi (da +5,1% a +5%). Anche per quei prodotti o servizi con cui le famiglie si trovano a fare i conti con «media frequenza» (abbigliamento, tariffe, trasporti stradali e aerei, medicine e così via), l’inflazione è scesa: dall’1,2% di aprile allo 0,9%. Il rallentamento è stato insomma generalizzato, e non solo in Italia. In Europa l’andamento al ribasso è stato ancora più accentuato, con una media nell’area euro dello 0% e con alcuni Paesi – come Irlanda, Portogallo o Spagna – che, complice la crisi economica, sono abbondantemente scesi sotto lo zero, imboccando la strada della deflazione. Per le associazioni dei consumatori però c’è ben poco da festeggiare. Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc continuano infatti a puntare il dito contro i rincari degli alimentari, che, nonostante la decelerazione di maggio, mostrano ancora rialzi sopra il 2%. «Il calo dell’inflazione», commenta il Codacons, «è illusorio, una diminuzione virtuale, dovuta al comparto energia». Solo per gli alimentari infatti, calcola l’associazione, si dovranno sborsare 420 euro in più nel 2009. «Il vero problema sono i consumi delle famiglie», sottolinea Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «che stanno diminuendo in tutti i settori, compreso quello alimentare. Per farli riprendere non è sufficiente un’inflazione bassa, che in ogni caso equivale a una crescita dei prezzi, ma serve un taglio netto e deciso dei listini, anche per salvare migliaia di esercenti e di imprese a rischio bancarotta». Adusbef e Federconsumatori evidenziano la situazione «insostenibile» in cui si trovano le famiglie italiane alle prese con cassa integrazione e disoccupazione. La Coldiretti denuncia «forti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola»: a fronte del +2,5% misurato dall’Istat per gli alimentari nelle campagne si assiste infatti a un calo del 12,7% dei prezzi agricoli. E la Cia, Confederazione italiana agricoltori rileva che alla diminuzione dei prezzi alla produzione non ha fatto riscontro un calo dei prezzi dei prodotti alimentari. Si hanno, aggiunge l’associazione, solo lievi correzioni al ribasso: troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli ancora alti, anche se si comincia a registrare una costante contrazione.
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