14 Gennaio 2022

L’inflazione affossa la fiducia delle imprese

una  indagine  condottadalla  Banca  d’Italia  tra  le  imprese  con  almeno  50  addetti  emerge  grande  pessimismo  su  quello  che  accadrà  nel  primo  trimestre  dell’anno.A  condizionare  il  loro  giudizio  sono  soprattutto  l’inflazione  grandi  ritardi  nelle  catene  di  fornitura.  Spaventa  anche  il  diffondersi  di  nuove  varianti  del  Covid  19.  Tutti  elementi  che  portano  più  della  metà  delle  aziende  coinvolte  dall’indagine  ad  aspettarsi  un  peggioramento  delle  proprie  condizioni  d’impresa.  Una  situazione  che  penalizzerà  gli  investimenti  e,  quindi,  la  crescita  economica.«I  giudizi  sulle  condizioni  per  investire  sono  risultati  più  moderati  scrivono  dalla  Banca  d’Italia-:  il  saldo  fra  valutazioni  di  miglioramento  peggioramento  è  rimasto  positivo  ma  si  è  ridotto  meno  di  un  terzo  rispetto  ai  livelli  storicamente  alti  registrati  nella  rilevazione  condotta  fra  agosto  settembre».  Sullo  sfondo  è  soprattutto  l’inflazione  destare  le  maggiori  perplessità.  L’aumento  dicembre  del  3,9%  dell’indice  generale  spaventa,  anche  se  il  dato  annuale  dell’1,99%  è  al  di  sotto  della  media  europea.  È  il  trend  crescente  destare  maggiori  paure.  Sempre  dall’indagine  della  Banca  d’Italia,  d’altronde,  emerge  una  aspettativa  da  parte  degli  imprenditori  di  un  +2%  nel  2022.  Un  dato  che,  guardando  ai  prossimi  nuovi  rincari  nel  campo  dell’energia,  potrebbe  risultare  addirittura  ottimistico.  In  base  alle  stime  del  Codacons,  senza  un  intervento  immediato  da  parte  del  governo,  le  bollette  di  luce  gas  manterranno  l’inflazione  attorno  al  +3%  per  tutto  il  2022.  Per  gli  italiani  significherebbe  un  costo  in  più  di  1.197  euro  annui  famiglia.  In  tutto,  negli  ultimi  nove  mesi  le  tariffe  del  gas  sono  salite  dell’84,44%  mentre  quelle  dell’elettricità  dell’86,99%.  Se  da  una  parte  ci  si  aspetta  che  livello  europeo  si  intervenga  nell’approvvigionamento  energetico,  riducendo  la  dipendenza  dalla  Russia,  dall’altra  si  guarda  alla  Banca  centrale  europea  aspettando  un  intervento  sui  tassi.  Oggi  rasentano  lo  zero  per  favorire  la  liquidità  sostenere  gli  stati  nell’affrontare  la  crisi  pandemica.  L’enorme  liquidità,  però,  diventa  un  problema  se  invece  di  favorire  la  crescita  aumenta  le  disuguaglianze  tra  chi  può  permettersi  un  prodotto  chi  no.  È  proprio  lungo  questa  sotttilissima  linea  che  governi  stanno  provando  muoversi  con  non  poche  difficoltà.  L’obiettivo  per  la  zona  euro  è  di  mantenere  l’inflazione  inflazione  nel  2022  intorno  al  2%.  dati  che  arrivano  dagli  Stati  Uniti,  che  nei  cicli  economici  anticipano  spesso  le  dinamiche  europee,  raccontano  però  di  una  inflazione  al  7%  che  sta  spingendo  la  Federal  reserve  ad  anticipare  l’innalzamento  dei  tassi.  Se  tra  qualche  mese  l’Europa  dovesse  trovarsi  di  fronte  uno  scenario  simile  potrebbe  dover  correre  ai  ripari.  Tassi  più  alti  vuol  dire  maggiore  costo  del  denaro  per  gli  stati  e,  dunque,un  rifinanziamento  del  debito  pubblico  un  costo  maggiore.  Un  cane  che  si  morde  la  coda  che  vede  l’Italia  in  una  condizione  di  particolare  fragilità

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox