L’inflazione affossa la fiducia delle imprese
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fonte:
- Edicola del Sud
D a una indagine condottadalla Banca d’Italia tra le imprese con almeno 50 addetti emerge grande pessimismo su quello che accadrà nel primo trimestre dell’anno.A condizionare il loro giudizio sono soprattutto l’inflazione e i grandi ritardi nelle catene di fornitura. Spaventa anche il diffondersi di nuove varianti del Covid 19. Tutti elementi che portano più della metà delle aziende coinvolte dall’indagine ad aspettarsi un peggioramento delle proprie condizioni d’impresa. Una situazione che penalizzerà gli investimenti e, quindi, la crescita economica.«I giudizi sulle condizioni per investire sono risultati più moderati scrivono dalla Banca d’Italia-: il saldo fra valutazioni di miglioramento e peggioramento è rimasto positivo ma si è ridotto a meno di un terzo rispetto ai livelli storicamente alti registrati nella rilevazione condotta fra agosto e settembre». Sullo sfondo è soprattutto l’inflazione a destare le maggiori perplessità. L’aumento a dicembre del 3,9% dell’indice generale spaventa, anche se il dato annuale dell’1,99% è al di sotto della media europea. È il trend crescente a destare maggiori paure. Sempre dall’indagine della Banca d’Italia, d’altronde, emerge una aspettativa da parte degli imprenditori di un +2% nel 2022. Un dato che, guardando ai prossimi nuovi rincari nel campo dell’energia, potrebbe risultare addirittura ottimistico. In base alle stime del Codacons, senza un intervento immediato da parte del governo, le bollette di luce e gas manterranno l’inflazione attorno al +3% per tutto il 2022. Per gli italiani significherebbe un costo in più di 1.197 euro annui a famiglia. In tutto, negli ultimi nove mesi le tariffe del gas sono salite dell’84,44% mentre quelle dell’elettricità dell’86,99%. Se da una parte ci si aspetta che a livello europeo si intervenga nell’approvvigionamento energetico, riducendo la dipendenza dalla Russia, dall’altra si guarda alla Banca centrale europea aspettando un intervento sui tassi. Oggi rasentano lo zero per favorire la liquidità e sostenere gli stati nell’affrontare la crisi pandemica. L’enorme liquidità, però, diventa un problema se invece di favorire la crescita aumenta le disuguaglianze tra chi può permettersi un prodotto e chi no. È proprio lungo questa sotttilissima linea che i governi stanno provando a muoversi con non poche difficoltà. L’obiettivo per la zona euro è di mantenere l’inflazione inflazione nel 2022 intorno al 2%. I dati che arrivano dagli Stati Uniti, che nei cicli economici anticipano spesso le dinamiche europee, raccontano però di una inflazione al 7% che sta spingendo la Federal reserve ad anticipare l’innalzamento dei tassi. Se tra qualche mese l’Europa dovesse trovarsi di fronte a uno scenario simile potrebbe dover correre ai ripari. Tassi più alti vuol dire maggiore costo del denaro per gli stati e, dunque,un rifinanziamento del debito pubblico a un costo maggiore. Un cane che si morde la coda che vede l’Italia in una condizione di particolare fragilità
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