L’inflazione accelera un po’ a gennaio
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fonte:
- Il Mattino
L’inflazione accelera un po’ a gennaio. Sale dell’1,3%. Ma una vera e propria corsa è stata fatta dai prodotti acquistati con maggiore frequenza. In un anno il balzo è stato del 2,5%. E l’aumento mensile (rispetto allo scorso dicembre) è stato dello 0,3%. È questa la novità del termometro che registra la febbre dei prezzi. L’Istat la rivela, dopo aver confermato, appunto, le sue stime preliminari sul tasso tendenziale complessivo. Ed è di nuovo polemica con i consumatori. Si tratta di una contraddizione, accusano, che non si spiega con la caduta dei consumi. Mentre le associazioni del mondo verde denunciano la discesa dei prezzi agricoli. Per il leader della Cgil Guglielmo Epifani il vero nodo è ora «tenere sotto controllo i prezzi senza alzare i tassi di interesse». Servizi e benzina, rincari record. La crescita del tasso all’1,3 (contro l’1% di dicembre) è stata determinata soprattutto dai beni energetici e dai servizi. La sola benzina verde ha messo a segno un’impennata del 17,9% rispetto ad un anno fa. Proprio ieri si sono registrati altri rincari del carburante. Cinque compagnie hanno ritoccato i listini e in alcuni casi è stata sfondata quota 1,35 euro al litro. Tornando all’inflazione, per i trasporti ferroviari l’incremento annuo è del 14,9%. I pedaggi autostradali sono saliti del 7%. L’acqua potabile del 6,2% e i servizi postali di ben l’11,2%. Ancora. Le assicurazioni sui mezzi di trasporto costano il 7% in più. Per i pedaggi autostradali – fa notare l’Aiscat – sono stati contati in un solo anno gli aumenti del 2009 (eccezionalmente posticipati l’anno scorso dal primo gennaio al primo maggio) e del 2010. Consumatori in campo. I rincari comporteranno un aggravio di 390 euro annui per le famiglie. Lo hanno calcolato Adusbef e Federconsumatori. D’altra parte l’impennata dell’inflazione sembra una «contraddizione, è in contrasto con la contrazione dei consumi del 2,5%-3% e la caduta dei redditi della famiglie di circa l’1,9%», denunciano. Il Codacons punta poi il dito sul nuovo paniere Istat 2010. È calato il peso dei beni ad alta frequenza di acquisto, come gli alimentari – si fa notare – ed è salito il peso di voci a media o bassa frequenza di acquisto come ricreazione, spettacoli e cultura, ristorazione, ai quali si può anche rinunciare quando le cose non vanno per il meglio. Secondo l’associazione dei consumatori, quindi, «il dato dell’inflazione è sottostimato per via dei pesi sballati». Alimentari in discesa. Aumenti nel carrello della spesa, non nelle campagne. Gli alimentari, nel gruppo dei beni maggiormente richiesti, sono saliti dello 0,3 a confronto con gennaio di un anno fa. I prezzi alla produzione agricola sono invece diminuiti del 6,1%. Addirittura il vino e la frutta fresca e secca hanno fatto una retromarcia, rispettivamente di -13,9% e -12,5%. «I consumatori italiani non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare».
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