31 Maggio 2018

L’inflazione accelera in Europa e in Italia

 

di Francesca Gerosa L’inflazione della zona euro è cresciuta ben oltre le attese a maggio grazie all’incremento del costo dell’energia, dando sollievo alla Banca centrale europea dopo che le recenti turbolenze dei mercati hanno messo a rischio il piano di uscita dall’attuale programma di stimoli.

L’inflazione nei 19 Paesi che condividono l’euro è salita all’1,9% dall’1,2% di aprile, secondo l’ufficio di statistica Ue, Eurostat, a fronte di attese di un incremento dell’1,6%. Escludendo le componenti volatili di energia e alimentari, l’inflazione si è attestata all’1,3% dall’1,1% di aprile. Da rilevare, tuttavia, che l’inflazione di fondo, quella depurata dalle componenti più volatili, sebbene in rafforzamento all’1,1% dallo 0,7% di aprile, resta su valori modesti.

La Bce ha come obiettivo ufficiale di stabilità dei prezzi un’inflazione inferiore ma vicina al 2%, non su un singolo mese però ma sulla media di 18 mesi circa. Da anni sta impartendo stimoli all’economia allo scopo di favorire un ritorno del caro vita a livelli più normali dopo una lunga fase di debolezza seguita alla crisi globale e dell’area euro, in cui si è sfiorata anche la deflazione.

E se in Francia l’inflazione è aumentata del 2% su anno a maggio trainata dall’accelerazione dei prezzi energetici, in Italia, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua, “in significativa accelerazione rispetto al +0,5% di aprile”, ha sottolineato l’Istat.

La marcata ripresa dell’inflazione in Italia si deve prevalentemente ai prezzi dei beni alimentari non lavorati, la cui crescita tendenziale è passata da +0,7% di aprile a +2,4%, e dei eeni energetici non regolamentati (da +2,7% a +5,3%). A questi fattori, ha continuato l’Istat, si aggiunge l’inversione di tendenza della dinamica dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a +1,7%).

Hanno poi contribuito, seppur in misura minore, i prezzi dei tabacchi (da +2,8% a +3,4%) e quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,0% a +1,4%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici si sono attestate, rispettivamente, a +0,8% e +0,9% (da +0,5 di aprile per entrambe).

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto ai rialzi dei prezzi di diverse tipologie di prodotto, tra cui spiccano quelli dei beni energetici non regolamentati (+2,1%), degli alimentari non lavorati (+1,9%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%). L’inflazione ha accelerato sia per i beni (da +0,7% di aprile a +1,1%) sia per i servizi (da +0,3% a +0,9%).

Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni è rimasto negativo ma di ampiezza inferiore rispetto ad aprile (da -0,4 punti percentuali a -0,2). Mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è aumentato dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua (+0,6% ad aprile). Così l’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +1% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.

E’ volato anche il carrello della spesa. A maggio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono cresciuti dello 0,8% su base mensile e dell’1,9% su base annua (in accelerazione da +1,2% registrato ad aprile). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono saliti dello 0,8% in termini congiunturali e del 2,1% in termini tendenziali, in accelerazione dal +1,4% del mese precedente.

“Dopo l’avvio debole dei primi mesi del 2018 a maggio l’inflazione torna sopra l’1%, trainata da beni e servizi di grande rilevanza nelle spese quotidiane delle famiglie”, ha notato ancora l’Istat. “I prezzi degli alimentari, in particolare freschi, quelli di benzina e gasolio sono cresciuti, infatti, più di quanto non siano cresciuti in media quelli degli altri prodotti, definendo un quadro di tensioni inflazionistiche per i prodotti ad alta frequenza di acquisto. Tensioni si rilevano anche per prodotti legati alla filiera turistica, quali trasporto aereo, alberghi e pacchetti vacanza internazionali”, ha concluso.

L’impennata dell’inflazione in Italia ha però effetti immediati per le tasche dei consumatori, determinando una stangata da +334 euro annui per la famiglia “tipo”. L’aggravio di spesa raggiunge quota +430 euro annui per un nucleo con due figli, mentre il classico pensionato si ritrova oggi a spendere +216 euro l’anno, secondo il Codacons. “I beni alimentari aumentano del +2,2% su anno, determinando una maggior spesa solo per il cibo pari a +118 euro per la famiglia tipo, che sale a +156 per un nucleo di 4 persone”, ha spiegato il Codacons. “E l’intero comparto dei trasporti, a causa del caro-benzina, fa segnare un aumento dei prezzi del +2,6%, che equivale a una maggior spesa per +85 euro annui per la famiglia tipo solo per gli spostamenti”.

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