L’industria cinese torna a correre e infiamma i prezzi petroliferi
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fonte:
- Il Mattino
L’industria cinese torna a correre e infiamma i prezzi petroliferi che, anticipando un rialzo della domanda futura delle materie prime, tornano sopra i 68 dollari. Intanto, in Italia, la benzina è già sopra gli 1,3 euro al litro. Le compagnie petrolifere hanno adeguato i listini, portando quasi tutte la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, è in particolare la Shell a toccare il massimo con la benzina a 1,312 euro e il diesel a 1,104 euro. Così, il barile di greggio, ha toccato quota 68,29 dollari (+3%), segnando i massimi dallo scorso 10 novembre. Una fiammata innescata dall’attività manifatturiera in Cina, in espansione a maggio per il terzo mese consecutivo: l’indice dei direttori acquisti (Purchasing Managers’ Index), a 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Bene anche il Pmi europeo, che ha recuperato terreno a 40,7 da 40,5 di aprile, e l’analogo indice statunitense, salito a 42,8 da 40,1 di aprile contro previsioni per un rialzo più modesto a 42,3. Una buona notizia per i produttori di materie prime, visto che una ripresa dell’attività industriale rilancerebbe la domanda globale. Festeggiano meno, però, gli automobilisti italiani, che a fronte di un’economia in recessione hanno affrontato rincari al distributore di benzina. Secondo Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «in pochi giorni un pieno è arrivato a costare cinque euro in più» e gli aumenti sono «speculativi» perchè le scorte di carburante sono state acquistate dalle compagnie almeno tre mesi fa, quando le quotazioni del petrolio erano decisamente inferiori. «Qualcuno – dice – che sia il governo, l’Antitrust o le procure, deve fermare i petrolieri e bloccare il rincaro dei listini, che peserà come un macigno sulle prossime vacanze estive degli italiani». La febbre degli acquisti di materie prime, che sembra ignorare la crisi dell’auto negli Usa, non si è limitata al petrolio. Le aziende manifatturiere, anticipando una possibile ripresa dell’economia globale, stanno affrettandosi a ricostituire le proprie scorte di commodity prima che queste divengano troppo care. E l’indice del Journal of Commerce, che monitora l’andamento delle 18 principali materie prime ad uso industriale, a maggio è balzato del 9,5%, un rialzo che non si vedeva dal 1985. Secondo il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, la decisione dell’Opec di lasciare invariate le quote di produzione del greggio mostra «il senso di responsabilità» del cartello petrolifero. Non tutti, però, sono convinti che la ripresa sia così vicina: secondo Bank of America, ad esempio, le aspettative di ripresa sono «eccessivamente ottimistiche». Negli Usa sempre più famiglie non riescono a pagare il mutuo, e i pignoramenti sono a livelli record. Ma la fiammata dei prezzi delle commodity potrebbe non essere effimera, dato che molto esperti ritengono che le aziende abbaino ridotto eccessivamente le proprie scorte e ora siano costrette a ricostituirle.
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